RIFORME PER MILITARI E FORZE DI POLIZIA SOLO ALL’ESITO (POSITIVO) DEL REFERENDUM?

Nei giorni successivi all’incontro/scontro tra alcuni rappresentanti militari e lo Stato Maggiore della Difesa per il riordino delle carriere, è nato sul web e riportata in anteprima da Infodifesa.it, un coro di protesta, in particolare dei rappresentanti dei volontari di truppa, graduati, carabinieri e finanzieri, sulle modalità e sulle risorse destinate al riordino. Su queste pagine abbiamo raccontato tramite le parole del delegato del CoCeR Interforze Marco Votano il fenomeno dell’astensione dalle mense che, stando alle cifre riportate dal delegato, cresce ogni giorno.

La nostra analisi è riportata oggi anche da il Giornale.it in un articolo di Chiara Giannini che aveva nei giorni scorsi sottolineato la protesta dei militari pronti a votare NO al referendum.

Ed è proprio il referendum che ha generato una vera e propria polemica sul web, I militari sono davvero schierati a favore del NO?

Ad onor del vero si tratta di un polverone sollevato un paio di settimane fa da un delegato del Co.Ce.R. carabinieri, le cui intenzioni di voto sono finite sulle pagine di molti quotidiani e sfociate in un interrogazione parlamentare.

Nei giorni seguenti sono intervenuti altri delegati del CoCeR, ed addirittura il lo stesso Presidente del CoCeR Generale Paolo Gerometta.

Ora, aldilà delle polemiche sulla vittoria del si o del no, quello che qui si vuol sottolineare è che non è assolutamente vero che se dovesse prevalere il NO al referendum, il governo non potrebbe garantire l’impegno del riordino, del rinnovo o del bonus. Perché questa sarebbe la voce che gira con insistenza nelle caserme e nelle questure e se fosse vera avrebbe piuttosto il tono di un avvertimento non proprio “legale”. Infatti nelle denegata (e remota) ipotesi che il Premier rimetta il proprio mandato nelle mani del Presidente della Repubblica in seguito alla sconfitta referendaria, non può comunque non essere votata ed approvata la legge di stabilità così come presentata ed emendata entro la fine di dicembre 2016.

E comunque, in ogni caso, anche se dovessero essere stralciate parti consistenti del testo, vincolare le riforme previste dalla legge di bilancio per il Comparto Sicurezza e Difesa all’esito del referendum  non comporta di certo un voto di coscienza, tutt’altro, un voto obbligato dalle speranze e dalla paura della delusione.

Allora che i militari votino SI o No, poco importa. Quello che si spera è che lo facciano per quello che il quesito referendario richiede e non per ottenere dei risultati ormai calendarizzati dalla Legge Madia, dalla bozza di legge di bilancio e sottolineati (nella parte che riguarda il rinnovo contrattuale) dalla Corte Costituzionale.