L’Iran può raggiungere l’Italia con missili a lungo raggio?
Quando la geografia ribalta la narrativa: dal “teatro regionale” alla domanda europea
Finché lo scontro resta confinato al Medio Oriente, la logica strategica è quella del teatro regionale. Ma quando entrano in scena i missili, la geografia cambia il racconto: la domanda che entra nelle case europee è brutale e semplice — l’Iran può arrivare fino all’Italia?
La risposta corretta non è un “sì/no” secco: è un sì condizionato da gittata reale, configurazione del vettore, punto di lancio e capacità di ripetere il colpo.
“Raggiungere” non significa “colpire”: gittata, traiettoria, precisione e sopravvivenza al primo colpo
Dire che un missile “può arrivare” in Italia significa, tecnicamente, che la sua gittata massima può coprire la distanza Iran–Italia. Ma in uno scenario reale entrano variabili decisive:
- posizione di lancio (Iran nord-occidentale vs aree più interne);
- payload/testata: più peso spesso significa meno raggio utile;
- accuratezza e affidabilità (un conto è “arrivare”, altro è colpire un obiettivo militare specifico);
- sopravvivenza della piattaforma di lancio (basi fisse più vulnerabili, sistemi mobili più elusivi);
- difese e intercettazione (stratificazioni Nato/alleate, dove presenti).
Il punto che spesso si perde nel dibattito pubblico è che la gittata non è un valore “assoluto”: dipende da come il sistema viene configurato e impiegato.
Le distanze: l’ordine di grandezza che mette l’Italia “nel cerchio”
Tra Iran e Italia non c’è un’unica distanza: cambia molto in base al punto di partenza e al bersaglio. Parlando di lanci dall’Iran nord-occidentale (area più vicina all’Europa), la distanza verso l’Italia è nell’ordine di alcune migliaia di chilometri (circa 2.300–3.000 km a seconda delle tratte e dei punti considerati).
È qui che si gioca la questione: serve una capacità “oltre i 2.000 km” per parlare di rischio concreto sul territorio italiano, almeno in termini di copertura geografica.
Fonti e perimetro dell’analisi: cosa viene attribuito ai vettori iraniani
Secondo Iran Watch (portale del Wisconsin Project on Nuclear Arms Control, organizzazione impegnata sulla non proliferazione), esistono alcuni sistemi che, per gittata attribuita o potenziale, possono colmare la distanza fino all’Italia se lanciati dall’area nord-occidentale del Paese.
Nell’impostazione riportata, il punto di lancio considerato è Tabriz (Iran nord-ovest), dove risulta esserci stata una base missilistica; lo scenario “da manuale” considera anche l’ipotesi che quella capacità sia ancora operativa o comunque replicabile altrove.
1) Khorramshahr: il nome che torna sempre quando si parla di “Europa”
Il Khorramshahr è descritto come un missile balistico con gittata tra 2.000 e 3.000 km (valore attribuito, non un dato verificabile in modo indipendente in ogni dettaglio). In alcune analisi viene indicato come potenzialmente compatibile con una testata nucleare (tema che rientra nelle preoccupazioni di proliferazione).
Se il valore alto (circa 3.000 km) fosse effettivamente raggiungibile in configurazione operativa, la copertura teorica includerebbe ampie porzioni del territorio italiano, con particolare esposizione delle aree meridionali e, via via, porzioni di Centro e Nord-Est a seconda delle condizioni di lancio e traiettoria.
Secondo CSIS – Missile Threat, il valore più “ancorato” e ripetuto è circa 2.000 km (con carichi elevati riportati fino a 1.800 kg), mentre l’ipotesi dei 3.000 km viene collegata a una configurazione diversa, ad esempio con re-entry vehicle più piccolo: quindi più raggio potenziale ma non necessariamente lo stesso profilo con lo stesso carico.
Ed è proprio questo il punto chiave che spesso sparisce nei titoli: la relazione range–payload. Tradotto: più porti su, meno lontano vai (e viceversa).
2) Ghaem-100: “non è un’arma”, ma la tecnologia non è neutrale
Il Ghaem-100 viene descritto come un razzo impiegabile per lanci satellitari (telecomunicazioni), quindi non presentato come arma. Tuttavia, quando il sistema è stato testato, ha suscitato una reazione politica: Francia, Germania e Regno Unito hanno condannato lo sviluppo richiamando il tema delle tecnologie dual use, cioè componenti e know-how utili anche per missili balistici a lungo raggio.
Nell’impostazione riportata, la sua portata/potenziale lo renderebbe teoricamente in grado di raggiungere l’intero territorio italiano.
Traduzione in chiaro: lo spazio è spesso la strada più “accettabile” per sviluppare capacità che, in un secondo momento, possono diventare militari. Ed è per questo che l’Europa protesta anche quando Teheran dice “è solo un lancio”.
3) Simorgh: il programma spaziale che alimenta le accuse sul vettore “adattabile”
Il Simorgh è un altro vettore legato all’industria spaziale. Nelle ricostruzioni citate, è stato associato a una cooperazione con la Corea del Nord e viene indicato come potenzialmente adattabile per impieghi militari e per il trasporto di carichi sensibili (accuse e denunce rilanciate anche da organizzazioni di opposizione al regime).
Nell’impostazione richiamata, si parla di una capacità che potrebbe spingersi a coprire tutta l’Europa (sempre in termini teorici di raggio/potenziale, non come “capacità dimostrata” con evidenza pubblica completa).
Nodo cruciale: quando si discute di Simorgh e affini, la disputa non è solo “quanto arriva”, ma quanto è convertibile in un sistema d’arma credibile.
Basi fisse o lanciatori mobili (TEL): il dettaglio che separa la teoria dalla minaccia concreta
Un punto spesso sottovalutato è la piattaforma. Anche ammettendo una gittata sufficiente, un sistema basato su installazioni note e fisse è più esposto. La presenza di TEL (Transporter Erector Launcher) — in pratica lanciatori mobili su camion — cambia lo scenario perché consente di spostare la capacità di lancio e ridurre la prevedibilità.
In termini puramente geografici, un TEL permetterebbe di far partire i vettori da aree più favorevoli (anche più vicine alle direttrici verso l’Europa) rispetto a un singolo sito noto.
In pratica: non conta solo il missile. Conta da dove lo lanci e quanto è difficile trovarlo prima.
Possono arrivare in Italia? La risposta “pulita”, senza vendere paura
Sulla base delle gittate attribuite e delle analisi citate (Iran Watch/Wisconsin Project e calcoli divulgativi basati su distanze e raggio), sì: esistono vettori iraniani che, almeno sulla carta, possono raggiungere l’Italia se lanciati da aree favorevoli dell’Iran.
Ma la frase corretta è questa: raggiungere l’Italia non equivale automaticamente ad avere una capacità militare affidabile, ripetibile e precisa contro obiettivi italiani, soprattutto in presenza di contromisure, intelligence e difese.
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