Marò, caso chiuso. Le mogli “carne da macello”. Le perplessità del Cocer

Finisce così un braccio di ferro politico giudiziario andato avanti per quasi un decennio. “Ora, potranno raccontare la loro verità alla giustizia italiana, mettendo fine ad anni di riservatezza imposta dall’alto”

I fatti

I due militari erano accusati di aver ucciso nel febbraio del 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala: i fucilieri, che erano impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua.

A bordo della piccola imbarcazione, però , morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, e rimase ferito l’armatore del peschereccio, Freddy Bosco.

Le contraddizioni e le incongruenze, nella ricostruzione della dinamica, sono molteplici: oltre a diverse testimonianze, a non quadrare è la perizia balistica condotta dal tribunale, che parla di proiettili di due calibri diversi. Inoltre da un esame successivo – eseguito dall’italiano Luigi Di Stefano, che già aveva lavorato sul caso di Ustica – risulta che il proiettile estratto durante l’autopsia da uno dei cadaveri fosse di fabbricazione ex sovietica, del tutto incompatibile con le armi in dotazione ai due.

“Carne da macello”

A riportare la notizia della chiusura del caso è stato, in mattinata, il quotidiano indiano Hindustan Times. La Corte suprema mette così la parola fine a un braccio di ferro diplomatico-giudiziario che andava avanti ormai da nove anni. Ma se il ministro degli esteri Di Maio esulta – “grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico” scrive su twitter il responsabile della Farnesina – più amare sono le considerazioni di Paola Moschetti, moglie di Latorre.

“Da 9 anni sono costretta a parlare a nome di mio marito. A lui è stato fatto esplicito divieto di parlare pena pesanti sanzioni. Non può nemmeno partecipare a qualsiasi manifestazione pubblica. È vincolato al segreto. È ora di chiedersi perché le autorità militari vogliono mantenere il segreto su ciò che sa e vuol dire. Quello che so è che per la politica italiana siamo stati carne da macello. Presto Massimiliano si presenterà alla procura di Roma”.

“Interessante leggere i ringraziamenti del Ministro Di Maio – le fa eco la moglie di Girone, Vania Ardito, interpellata dall’Ansa – ma prima di tutti è importante ringraziare i due soldati che si sono sacrificati alla sottomissione indiana per tanti anni che mai più gli saranno restituiti. Abbiamo appreso ufficiosamente la notizia – prosegue la moglie del fuciliere – finalmente si è concluso un caso che si sarebbe dovuto concludere in nove giorni ma ci sono voluti più di nove anni”.

COCER MARINA “CAUTA SODDISFAZIONE”

Abbiamo appreso dalla stampa le ultime notizie circa l’annoso caso dei due fucilieri di marina “coinvolti” da oltre nove anni in un incidente giudiziario.
Esprimiamo cauta soddisfazione per questa vicenda, da noi seguita sempre da vicino, in quanto finalmente le decisioni verranno prese in italia.
Riteniamo, pero’ necessario sottolineare che il versamento dell’indennizzo alle famiglie dei pescatori deceduti nel lontano 2012 non significa che Massimiliano e Salvatore siano colpevoli.
Di questo se ne occupera’ la magistratura italiana e saremo pienamente soddisfatti quando la questione sara’ chiusa definitivamente. Solo in questo momento i due colleghi saranno liberi soprattutto moralmente in quanto, ne siamo certi, sara’
dimostrata la loro estraneita’ ai fatti.
Come piu’ volte ripetuto in passato auspichiamo che questa vicenda sia un prezioso monito per la tutela professionale e morale del personale militare impiegato
in missioni internazionali.

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