L’ultima svolta di Ultimo “Ora farò il sindacalista con il passamontagna”

(di Conchita Sannino) – Chissà se ora, da leader del primo sindacato della storia dell’Arma, il colonnello senza volto farà cadere definitivamente quel passamontagna. «Ma io resterò quello che sono. Io voglio difendermi e stare basso, coprirmi ma non nascondermi: io starò una volta di più al servizio.

Sono i deboli, i sofferenti, le famiglie che tirano avanti con sacrificio, che a me interessano. Solo per quelli, noi esistiamo come carabinieri. E anche se sbaglieró, cadrò, io per quelli devo svolgere il mio dovere».

Sorride Sergio De Caprio. Le cautele e le parole misurate di sempre, l’ex capitano Ultimo non cambierà pelle neanche in quest’altra avventura. Avverte: «Ma se non è ancora successo, di cosa dobbiamo parlare?».

Del fatto, colonnello, che tra poche ore lei sarà, con ogni probabilità, il presidente del Sim Carabinieri, finora unico sindacato militare. Il segretario della neonata sigla, Antonello Serpi, ha appena annunciato che oggi, nell’assemblea costituiva sarà proposto lei come presidente: lo 007 che catturó Totò Riina. Si prende qualche minuto: «Se accadrà, sarà un grandissimo onore e privilegio. Se succederà, dovremo pensare solo a organizzare la tutela e l’aiuto a chi ne ha bisogno: proprio come nelle società cattoliche e operaie, quelle di mutuo soccorso, non dobbiamo inventarci nulla», dice l’ufficiale che già da molti anni, ai bordi di Roma, nella tenuta La Mistica, con tanti operatori accoglie ragazzi disagiati, insegna mestieri artigianali a migranti e Rom, fa di quella associazione una comunità. Certo, aggiunte, «questo sindacato deve la sua nascita a carabinieri che hanno pagato per portare avanti questa idea: sono stati contrastati, discriminati, osteggiati perché pensavano fosse giusto avere il sindacato».

Chi altri, se non lui, gloria e spina interna a quella forza armata, poteva incarnare lo spirito del sindacato? Negli ultimi 26 anni, De Caprio è stato prima l’investigatore osannato per l’arresto di Totó ‘o curtu, poi l’ufficiale delle ombre trascinato in processo a Palermo, e totalmente prosciolto dopo anni di «silenzio e sofferenza», poi è tornato lo 007 che faceva paura ai Palazzi quando firmava indagini anticorruzione ai vertici del Noe, ancora promosso ai ranghi dell’Aise in epoca Minniti e infine — dopo la vicenda Consip e le accuse di falso contro uno dei suoi ex ufficiali del Nucleo ecologico — il colonnello è stato restituito dai Servizi all’Arma. Dove adesso, caso clamoroso nelle storie dei più celebri detective, si occupa di api e di bioparchi in seno alla Forestale. Quindi, De Caprio, questo nuovo ruolo è rivincita morale, definitivo isolamento dalle inchieste, o solo un’altra battaglia in cui lanciarsi? «Niente di queste tre. Non ho da chiudere partite, né da aprirne altre.

È un nuovo ruolo, ma resto legato ai valori dei miei compagni di lavoro, dell’Arma». I carabinieri, ma quelli “straccioni”, come vi chiamavate? «Una definizione nata per gioco, poi diventata seria: era solo per indicare il lavoro di chi è in strada, di chi combatte le angherie, le prepotenze e sta con gli indifesi. Al di fuori di questo c’è solo potere, privilegio, discriminazione». Ma a lui che insegna italiano a siriani e conosce la Libia, piace la nuova Italia, quella del cambiamento e del ministro che entra con la divisa delle forze dell’ordine in Parlamento? «Io cammino sulle strade. Guardo ai padri e alle madri che si sacrificano per far studiare i figli, osservo i giovani che si accontentano di poco per crescere. Il resto, il teatro della politica o di altro, non mi appartiene». I suoi maestri ? «Restano sempre quelli, Carlo Alberto Dalla Chiesa, ma più di tutti Gesù di Nazareth».

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