Gabrielli: lettera aperta ad un “aspirante poliziotto”: con lo stesso animo con cui un padre ascolta un figlio, ho ascoltato le sue parole.

A seguito di alcune modifiche legislative che hanno cambiato i requisiti per l’accesso al ruolo di Agenti della Polizia di Stato, sono state postate, sui social della Polizia, richieste di chiarimenti da parte di aspiranti poliziotti. A queste richieste il capo della Polizia Franco Gabrielli ha risposto con una lettera aperta che pubblichiamo.

 Caro Fabio, non conoscendo il suo nome ho scelto quello di uno dei miei figli, perché, con lo stesso animo con cui un padre ascolta un figlio, ho ascoltato le sue parole. 

Parole che le rendono onore. Parole importanti, scandite con garbo e con passione e accompagnate dalle belle immagini dei nostri poliziotti a lavoro che, comprendo bene, rappresentano per lei, e per tanti altri nelle sue stesse condizioni, una legittima aspirazione. 

La sua è una testimonianza forte, emotivamente coinvolgente, un appello toccante, che non può lasciare indifferente nessuno, tanto meno me, che a soli 12 anni già sognavo di diventare poliziotto e che ho oggi l’onore e il privilegio di rappresentare la Polizia di Stato al suo massimo vertice.

Ed è quindi come Capo dell’Amministrazione, che tiene alla propria struttura tanto quanto agli uomini e alle donne che ogni giorno ne incarnano la missione, che oggi sento di doverle una risposta.

Fin dai primi giorni della mia nomina, nella primavera del 2016, ho lavorato affinché fosse chiaro al Paese che il blocco del turn over adottato nel 2010, associato ad un periodo concentrato di pensionamenti (40.000 nei prossimi 10 anni) e al fisiologico processo di senilizzazione del nostro personale in servizio, aveva comportato un danno grave al nostro sistema di sicurezza e avrebbe continuato a determinarlo se non si fosse posto un immediato rimedio, attraverso arruolamenti straordinari e con un significativo abbassamento del limite di età come requisito di accesso ai ruoli iniziali dell’Amministrazione. In sintonia con le nostre aspettative, il Governo precedente ha adottato il decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, con il quale è stato portato a 26 anni il limite massimo di età e al contempo è stato individuato nel diploma di scuola media superiore il titolo richiesto per accedere alla qualifica di agente di polizia. È con questi criteri che si procederà alle future assunzioni. 

Veniamo ora al concorso del 27 maggio 2017, che ha portato all’ammissione al corso di 1.148 agenti secondo le vecchie regole  – ossia limite massimo di età di 30 anni e diploma di scuola media inferiore – cui ha fatto seguito, grazie alla disponibilità di risorse economiche aggiuntive, l’ulteriore selezione di 459 allievi agenti, attingendo allo stesso elenco di concorrenti giudicati idonei (in quanto avevano già superato la prova scritta e le tre prove fisico-psico-attitudinali) ma inizialmente non vincitori. In tal senso è stata esaurita la “graduatoria”. È infatti il superamento di tutte e quattro le prove che determina il superamento del concorso e l’ammissione al corso, al termine del quale, se il giudizio di idoneità viene confermato, si procede poi all’assunzione in servizio. 

Grazie all’impegno del Ministro Salvini, con la legge di bilancio di fine 2018, sono state stanziate risorse per assunzioni straordinarie che hanno consentito, tra l’altro, di reclutare ulteriori 1.851 unità, che, in assenza di altri idonei in elenco e vigenti i nuovi requisiti introdotti dal citato decreto legislativo 95/2017, non sarebbero state possibili attraverso un meccanismo meramente amministrativo di scorrimento dell’elenco del precedente concorso. 

A questo punto due le strade possibili: indire un nuovo concorso aperto ai candidati in possesso dei nuovi requisiti o, come espressamente richiesto dalle organizzazioni sindacali, consentire, con l’adozione di una specifica disposizione normativa, di attingere alla stesso elenco di candidati utilizzato per l’ammissione al corso dei 1.148 e dei 459, che ad oggi però hanno superato esclusivamente la sola prima prova scritta. 

Attualmente all’esame del Parlamento c’è, nel cosiddetto  “decreto semplificazione”, un articolo, proposto da un partito di maggioranza e condiviso dall’Amministrazione, che prevede sì di utilizzare l’elenco di chi con il precedente concorso era risultato idoneo alla prima delle quattro prove – e questo per accelerare e semplificare le procedure con il solo fine di incrementare tempestivamente gli organici della Polizia di Stato – ma applicando i criteri previsti dalla legge vigente. Proprio nel rispetto delle convinzioni e dei principi che, come le dicevo, hanno ispirato la nuova norma del 2017 e che hanno già trovato attuazione anche nei procedimenti delle Forze Armate, con riferimento al limite di età. Del resto, la scelta della prima soluzione – un nuovo concorso – avrebbe comunque comportato, purtroppo, l’esclusione di chi come lei ha un’età superiore ai 26 anni, assecondando invece le altrettanto legittime aspirazioni di chi oggi potrebbe accedere ad un nuovo concorso e che invece, con lo scorrimento dell’elenco, si vede negata questa possibilità.  

Mi sono dilungato sulla descrizione dettagliata di quanto avvenuto e della motivazione delle scelte fatte non solo per il rispetto del doveroso principio di trasparenza che ogni amministrazione deve a ciascun cittadino, ma perché l’ultima cosa che vorrei è che giovani come lei, animati da passione e motivati da quegli stessi principi che ispirano la nostra Polizia (giustizia, equità, legalità), pensino che si stia compiendo una violazione di un diritto costituzionalmente garantito. E spero di essere riuscito anche a  trasmetterle un mio intimo convincimento, cui cerco di conformare ogni mia decisione: rispetto ai legittimi e comprensibili interessi dei singoli, chi porta la responsabilità di strutture complesse come quella che oggi è a me affidata deve sempre anteporre l’interesse più grande del bene della collettività a quello dei singoli. Che in questo caso è una Polizia di Stato sempre più adeguata a svolgere la sua missione a servizio del Paese.

Caro Fabio, mi creda, non mi è stato facile risponderle, perché penso di riuscire a comprendere la delusione di chi si vede negato un sogno, ma spero davvero che queste mie parole, lungi dal convincerla su una scelta in ogni caso opinabile  – come ogni scelta – le abbia almeno consentito di comprendere il senso e le motivazioni del percorso che abbiamo voluto intraprendere. 

Auguro a lei e a tutti i giovani i cui pensieri ha voluto interpretare con la sua bella e intensa lettera di poter vivere comunque una vita lavorativa mossa dalla passione e soprattutto di non perdere fiducia nelle istituzioni di questo Paese, troppo spesso ingiustamente vituperate.

Con sentita stima, 

Franco Gabrielli