IL PENTAGONO CI RIPENSA: “RITIRIAMO I NOSTRI CACCIA DALLA TURCHIA”

(di Franco Iacch) – Gli
Stati Uniti ritireranno i dodici caccia dalla base di Incirlik, inviati il mese
scorso per proteggere lo spazio aereo turco dalle incursioni russe, nelle
prossime ore. E’ quanto hanno comunicato poche ore fa dal
Pentagono. Quest’ultimo minimizza la decisione, affermando che i caccia
facevano parte di un semplice “dispiegamento temporaneo in Europa”.

Ha
aggiunto il portavoce del Pentagono capitano Jeff Davis. “Non vorrei che
leggeste qualcosa che non c’è. La nostra capacità di colpire lo Stato islamico
resta immutata”. Sarebbe opportuno rilevare che gli USA ritireranno nelle
prossime ore soltanto i caccia puri come gli F-15C e gli F-15E, equipaggiati
anche per il combattimento aria-aria.

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Al di
là delle frasi di rito, sappiamo che quei caccia non erano stati schierati in
Turchia per attaccare lo Stato islamico, che non possiede alcuna forza aerea,
ma per proteggere la sovranità aerea di Ankara da Mosca.

Aggiungono
dal Comando Europeo “La base di Incirlik ospita ancora dodici A-10 ed altre
piattaforme UAV. Il numero dei velivoli della Coalizione è destinato ad
aumentare nei prossimi mesi”. Anche in questo comunicato, nessun commento sulla
reale missione degli F-15. I russi non sono mai menzionati.
Politicamente
corretto? Una mossa che lascia comunque stupiti perché per la seconda volta nel
giro di pochi mesi, gli USA rivedono le proprie strategie aria-aria. L’annuncio
del ritiro dei caccia è giunto a margine della visita del segretario alla Difesa
degli Stati Uniti Ash Carter che ha visitato Incirlik e ha parlato con le
truppe americane. Tutti gli F-15 ritorneranno nelle prossime ore in Gran
Bretagna. E’ innegabile però che questa nuova mossa degli USA, lascia spazio a
diverse interpretazioni.
Scrivevano
dal Pentagono il cinque novembre scorso: ”Vogliamo essere in grado di
proteggere lo spazio aereo turco. E’ quello che facevamo con i missili Patriot ed
è ciò che continueremo a fare con gli F-15. Ci auguriamo che la Russia rispetti
la sovranità dello spazio aereo turco. Fino a quando non lo violeranno non ci
saranno problemi. Siamo certi che non ci saranno problemi”.
Sono
venute meno le esigenze operative a distanza di un mese, per quella mossa che
rappresentava un unicum nel panorama delle missioni straniere degli USA? Gli
F-15C, infatti, non sono mai stati schierati in Afghanistan, né in Iraq. La
guerra in Siria sembrava diversa, considerando gli intercettori russi schierati
nella Regione ed armati con missili aria-aria. O, forse, c’è dell’altro. Perché
se è vero che da un lato i pattugliamenti aerei si sono svolti per un mese, gli
F-15 americani non avrebbero potuto attaccare il nemico. O meglio. Non avrebbero
potuto difendere lo spazio aereo turco perché non sono mai state stabilite le
regole d’ingaggio. Allora, se così fosse, la mossa di ritirare gli F-15 ha
senso.
Perché
lasciarsi trascinare in una guerra, quando lo stesso paese richiedente non delinea
i protocolli operativi? Quindi, il ritiro dei caccia puri dalla Regione,
potrebbe davvero aver senso. Eppure ancora una volta ritornano alla memoria le
dichiarazioni del Pentagono: “Il compito degli F-15, sarà quello di irrigidire
le difese aeree turche contro le interferenze russe”. In un mese, le
interferenze russe sembrano essere svanite. Da rilevare, infine, che gli F-15C
sono stati inviati in un preciso momento, quando si credeva che la Russia
stesse per aumentare le violazioni delle frontiere turche. Quel dispiegamento è
avvenuto prima dell’abbattimento del Su-24 russo ad opera dei turchi e la
conseguente entrata in servizio della linea S-400/S-300.
Le
implementazioni russe in Siria hanno complicato tutto. Gli F-15C americani non
hanno mai avuto un obiettivo. Avrebbero potuto difendersi soltanto se attaccati
(ma in quel caso sarebbe stato un vero e proprio atto di guerra). Stati Uniti e
Turchia non hanno mai stabilito le regole di ingaggio per i caccia americani.

Agli
occhi di una parte del mondo, comunque, gli USA si sono “ritirati” per la
seconda volta dal Medio Oriente (la prima volta quando ritirarono la Roosevelt in
servizio nel Golfo Persico per manutenzione).

[FONTE]

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