Sindacati Militari

Contratto Difesa e Sicurezza, USMIA: “La maggioranza dei Carabinieri dice no, la dignità non si baratta con 100 euro al mese”

USMIA non firma il rinnovo 2025-2027: Caforio attacca l’accordo e chiede risposte concrete su salari, previdenza e specificità

La firma del rinnovo contrattuale 2025-2027 del Comparto Difesa e Sicurezza arriva tra forti tensioni e con una presa di posizione netta da parte di USMIA. Secondo il sindacato, la maggioranza dei Carabinieri ha espresso un giudizio contrario su quello che viene definito l’ennesimo “contratto di povertà”, incapace di restituire dignità economica al personale in divisa.

L’incontro si è concluso a Roma, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica a Palazzo Vidoni, dove si è arrivati alla sottoscrizione del rinnovo. USMIA, però, ha scelto di non apporre la firma, spiegando le ragioni di un dissenso che il Segretario Generale Carmine Caforio definisce un atto di responsabilità e coerenza.

“La dignità non si baratta con 100 euro al mese né con la promessa di un tavolo tecnico senza risorse”, ha dichiarato Caforio.

“Il vero senso di responsabilità è non essere più disposti ad aspettare”

Per USMIA, il punto centrale non è la chiusura tecnica dell’accordo, ma la sua insufficienza sul piano economico. Caforio ha spiegato che il personale non può più accettare rinnovi che non incidono realmente sulla perdita del potere d’acquisto accumulata negli anni.

“Noi crediamo che il vero senso di responsabilità consista nel non accettare l’ennesimo contratto che mortifica il personale e continua a impoverire chi ogni giorno garantisce la sicurezza del Paese”, ha affermato il Segretario Generale.

Il sindacato riconosce il lavoro svolto dai dirigenti della Funzione Pubblica, dalle amministrazioni e dalle parti sociali, che sono riusciti a portare a termine il confronto nonostante risorse giudicate insufficienti. Un passaggio sottolineato anche dal Segretario Nazionale Pasqualino Amato, che ha evidenziato come il contratto sia tecnicamente corretto, ma povero sotto il profilo economico.

Carabinieri in difficoltà economica: “Prestiti e collette di reparto”

La denuncia più dura riguarda le condizioni materiali di molti militari. Secondo Caforio, l’accordo non offre risposte adeguate a chi vive ogni giorno le conseguenze dell’aumento del costo della vita e della perdita di potere salariale.

“Non possiamo definire soddisfacente un accordo che non recupera il potere d’acquisto perso negli anni e che lascia migliaia di Carabinieri in evidente difficoltà economica”, ha proseguito Caforio.

Il Segretario Generale ha parlato di colleghi costretti a ricorrere a prestiti e persino a collette di reparto, strumenti che da soluzione eccezionale rischiano di trasformarsi in una forma di solidarietà ordinaria.

Un quadro che, secondo USMIA, rende evidente la distanza tra le esigenze reali del personale e le risorse stanziate per il rinnovo contrattuale.

No alla firma: “Chi indossa una divisa merita rispetto, non elemosine”

La mancata sottoscrizione del contratto viene presentata dal sindacato come una scelta politica e sindacale precisa. USMIA contesta un accordo che, a suo giudizio, non affronta i nodi fondamentali del comparto.

Tra le questioni ancora aperte figurano il recupero salariale, la previdenza dedicata, il riconoscimento concreto della specificità e la valorizzazione dell’anzianità di servizio.

“Non possiamo mettere una firma su un contratto che non dà risposte su recupero salariale, previdenza dedicata, specificità e valorizzazione dell’anzianità di servizio. Chi indossa una divisa merita rispetto, non elemosine”, ha dichiarato Caforio.

Per il sindacato, dunque, il tema non è soltanto economico, ma riguarda il riconoscimento complessivo del ruolo svolto quotidianamente dai Carabinieri e dal personale del Comparto Difesa e Sicurezza.

“Un euro al giorno di aumento non basta”

Caforio ha criticato anche la prospettiva di rinviare le questioni più rilevanti a successivi tavoli tecnici, soprattutto in assenza di risorse già definite.

Firmare avrebbe significato accettare un euro al giorno di aumento e le promesse dell’apertura di un tavolo senza pietanze, che avrebbe lasciato a digiuno per l’ennesima volta i nostri militari”, ha affermato.

“Oggi hanno perso i Carabinieri e tutto il personale del comparto”

Il giudizio finale del Segretario Generale è netto. La mancata firma non viene rivendicata come una vittoria sindacale, ma come la conseguenza di un contratto ritenuto inadeguato rispetto alle aspettative e alle necessità del personale.

“Oggi non ha vinto né il sì né il no, ma hanno perso per l’ennesima volta i Carabinieri e tutto il personale del comparto, in attesa di un Governo che mantenga le promesse”, ha concluso Caforio.

USMIA, quindi, lascia aperta la porta al confronto, ma lega ogni futura adesione a risultati misurabili.

“Questa volta la nostra firma arriverà solo davanti a risultati concreti”.

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