Sindacati Militari

Usmia Carabinieri non firma il contratto: “Basta ricatti sul FESI, la dignità non si baratta”

Caforio e La Fortuna alzano il livello dello scontro sul rinnovo contrattuale

USMIA Carabinieri non firma un contratto al ribasso e respinge ogni pressione legata al FESI. La posizione dell’Associazione è netta e arriva in una fase delicata del rinnovo del contratto del Comparto Difesa e Sicurezza, segnato nelle ultime settimane da un’accelerazione che, secondo i vertici dell’organizzazione, rischia di trasformarsi in una forzatura.

A intervenire sono il Segretario Generale Carmine Caforio e il Segretario Nazionale Giuseppe La Fortuna, che parlano di dignità professionale, risorse insufficienti e promesse politiche non più rinviabili.

USMIA Carabinieri non si farà ricattare. Se qualcuno pensa di usare il FESI come leva per costringerci a firmare un rinnovo al ribasso, ha fatto male i conti: la dignità del personale non è negoziabile e non si vende per promesse o elemosine contrattuali”, affermano Caforio e La Fortuna.

La Fortuna: “Il Governo dica cosa mette davvero sul tavolo”

Per Giuseppe La Fortuna, il nodo è politico prima ancora che contrattuale. Il rinnovo, secondo il Segretario Nazionale, non può essere chiuso con formule generiche o impegni destinati a restare sospesi.

“La nostra posizione è semplice: cosa è in grado di mettere sul tavolo il Governo, oltre alle promesse, per indurci a firmare? La legge di bilancio si avvicina e il timer ha già avviato il conto alla rovescia”, sottolinea La Fortuna.

Il riferimento è ai temi che da anni attraversano il comparto: specificità, previdenza dedicata, riconoscimento economico del rischio e delle responsabilità. Questioni che, secondo USMIA Carabinieri, attendono risposte concrete da oltre vent’anni.

“Specificità e previdenza dedicata gridano vendetta da oltre 20 anni. Cosa accadrà se le promesse svaniranno ancora una volta?”, aggiunge La Fortuna.

Caforio: “Chi porta le stellette non è un costo da comprimere”

Il Segretario Generale Carmine Caforio richiama invece il peso quotidiano del servizio svolto dai militari dell’Arma, evidenziando il divario tra le responsabilità richieste e il riconoscimento economico garantito.

“Chi indossa un’uniforme con le stellette non può essere trattato come un costo da comprimere, mentre gli si chiedono sacrifici, reperibilità permanente, rischio, responsabilità e rinunce che nessun altro lavoratore pubblico è chiamato a sostenere”, afferma Caforio.

Il messaggio è diretto: la sicurezza non può essere evocata solo nei momenti di emergenza o nei discorsi pubblici, per poi scomparire quando si tratta di finanziare contratti, tutele e strumenti previdenziali.

“Da anni sentiamo parlare di sicurezza come priorità assoluta. Ad ogni fatto di cronaca tutti si riempiono la bocca di legalità, ordine pubblico e tutela dei cittadini. Poi, al momento di mettere le risorse sul tavolo, cala il silenzio”, aggiunge il Segretario Generale.

“Le pacche sulle spalle non pagano le bollette”

La critica di USMIA Carabinieri si concentra anche sullo scarto tra riconoscimento simbolico e riconoscimento reale. Elogi, cerimonie e dichiarazioni di vicinanza non bastano più, spiegano Caforio e La Fortuna, se non sono accompagnati da stanziamenti adeguati.

Le pacche sulle spalle non pagano le bollette, gli elogi non riempiono il carrello della spesa e le medaglie non aumentano gli stipendi”, dichiarano i due rappresentanti dell’Associazione.

Una frase che riassume il senso della mobilitazione: il personale dell’Arma chiede risposte misurabili, non attestati di stima.

La Fortuna: “La specificità è rimasta solo sulla carta”

Nel confronto con il Governo, Giuseppe La Fortuna richiama anche il tema della specificità delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, principio introdotto oltre vent’anni fa e mai pienamente finanziato.

“C’è una verità che qualcuno vorrebbe dimenticare. Oltre vent’anni fa fu un Governo di centrodestra a introdurre il principio della specificità di Forze Armate e Forze di Polizia, riconoscendo che il nostro lavoro è diverso da qualsiasi altro impiego pubblico. Una scelta giusta rimasta però soltanto sulla carta”, afferma La Fortuna.

Per USMIA Carabinieri, la specificità non può continuare a essere un principio evocato nei documenti o nei comizi. Deve tradursi in misure concrete, risorse dedicate e una previdenza coerente con la natura del servizio.

Caforio: “È il momento della coerenza”

A rilanciare il tema della responsabilità politica è Carmine Caforio, che chiede al Governo di passare dalle parole ai fatti.

“È arrivato il momento della coerenza. Se credete davvero nella specificità che avete voluto, riempite quel salvadanaio rimasto vuoto per troppo tempo. Basta slogan, basta propaganda, basta passerelle”, dichiara il Segretario Generale.

La richiesta è chiara: se la sicurezza viene indicata come una priorità nazionale, allora deve trovare spazio reale nella legge di bilancio e nel rinnovo contrattuale.

L’appello al Governo: “Dimostrate da che parte state”

Caforio e La Fortuna rivolgono quindi un appello diretto all’Esecutivo, chiedendo di chiarire se esistano davvero le condizioni per rispettare gli impegni assunti nei confronti del personale.

“Siete davvero in grado di attuare quello che avete promesso? Allora dimostratelo”, affermano i due rappresentanti di USMIA Carabinieri.

L’Associazione avverte che la mancata mobilitazione in piazza non deve essere interpretata come rassegnazione o disponibilità ad accettare qualsiasi proposta.

“Se l’USMIA Carabinieri non è ancora scesa in piazza, lo farà se alle promesse non seguiranno i fatti. Servono risorse vere, perché la sicurezza non è un costo: è il primo investimento di uno Stato serio”, sottolineano Caforio e La Fortuna.

Pronta la mobilitazione con le famiglie

Il messaggio finale è rivolto alla politica e guarda direttamente alla prossima legge di bilancio. Per USMIA Carabinieri, sarà quello il banco di prova decisivo per capire se il Governo intenda riconoscere davvero il valore del personale in uniforme.

“I Carabinieri hanno già dato fin troppo, togliendo alle loro famiglie. Siamo pronti a manifestare in piazza con le nostre famiglie se la politica non dimostrerà, attraverso la legge di bilancio, da che parte stare”, concludono Giuseppe La Fortuna e Carmine Caforio.

“La dignità non si contratta, la specificità non si proclama: entrambe si riconoscono con i fatti. E i fatti, oggi, hanno un solo nome: risorse e non promesse”.

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