Riforma della Sanità Militare: “Personale non medico dimenticato, così il cambiamento è solo per pochi”
Dopo mesi di confronto sull’atto di governo n. 366, tra “scambi epistolari, richieste, audizioni e interlocuzioni di ogni tipo”, UNARMA traccia un bilancio fortemente negativo dell’iter fin qui seguito. Il sindacato chiarisce subito di non essere “affatto contento né di come è stata trattata finora tutta la questione della riforma in oggetto, né tantomeno di questo ulteriore sviluppo”, annunciando una posizione volutamente “schietta e diretta”.
Nel mirino finiscono soprattutto i pareri parlamentari: secondo UNARMA, il parere della Camera del 10 marzo “ricalca quello del Senato” del 3 marzo 2026, senza “nette differenze sostanziali”, e le osservazioni contenute nei testi “non risultano vincolanti per le decisioni che il Governo vorrà adottare”.
“Nulla” per il personale non medico
Il punto centrale della contestazione riguarda però il destino del personale sanitario non medico. UNARMA sostiene che, tra le “tante e diverse considerazioni e relative proposte” presentate dal sindacato e dalle altre sigle di tutte le Forze Armate, “per il personale non medico, nulla è stato preso in considerazione”.
Il comunicato osserva che la gran parte dei rilievi contenuti nei pareri è rivolta alla categoria Ufficiali e, in particolare, agli Ufficiali del Ruolo Tecnico dell’Arma, cioè medici e psicologi. “Siamo lieti che qualcuno sia stato preso in considerazione, ma per tutti gli altri sanitari? Nulla”, scrive UNARMA, sintetizzando così la propria denuncia.
Il richiamo generico non basta
Secondo il sindacato, non può essere considerato una risposta adeguata il fatto che compaia soltanto “un solo punto, pressoché alla fine dell’elenco, molto generico e rivolto a tutto il personale sanitario coinvolto nella riforma”, cioè la lettera r del parere della Camera, che richiama in particolare il tema delle divise.
Per UNARMA, questo riferimento “non può essere preso in causa in questo confronto”, soprattutto perché continua a lasciare fuori figure professionali ben precise.
Infermieri, fisioterapisti e psicologi ISAC “totalmente dimenticati”
Il sindacato accusa la riforma di avere ancora una volta ignorato professioni sanitarie come infermieri, fisioterapisti e addetti ai nuclei di psicologia, ossia gli psicologi dei ruoli ISAC, definiti “totalmente dimenticati”. Una condizione che, secondo UNARMA, richiama quanto accade “un po’ come succede nella controparte civile”.
Nel comunicato si sottolinea anche che, sul piano storico, “sono stati raggiunti traguardi maggiori, che nell’Arma non si sono mai visti”, pur essendo stati auspicati proprio grazie a questa riforma, che invece “sta disattendendo le aspettative”.
La parificazione vale solo per alcuni
UNARMA richiama poi il passaggio in cui si parla di “salvaguardare la posizione degli ufficiali del ruolo tecnico, comparto sanitario e psicologico, dell’Arma dei Carabinieri, prevedendo l’allineamento della loro progressione di carriera a quella degli ufficiali dei ruoli normali sanitari delle altre Forze armate”.
Da qui la domanda politica e sindacale: “Come mai, per gli altri professionisti, azioni di parificazione di questo tipo non sono possibili?”. Il timore espresso è che “il transito a domanda relega automaticamente queste figure in una posizione di inferiorità”.
“Il motore delle nostre infermerie sono loro”
Per UNARMA il problema non è soltanto ordinamentale, ma anche concreto e generazionale. “Molti giovani, e non solo, avrebbero tutto l’interesse e il piacere di continuare a mettere la propria professionalità a disposizione della Difesa”, si legge nel comunicato, ma il sindacato ribadisce da mesi che questo non può avvenire “alle condizioni di questa riforma”.
Il passaggio più netto riguarda il ruolo quotidiano di questi operatori: “Il motore delle nostre infermerie sono loro”. Da qui l’amarezza per una riforma che, agli occhi del sindacato, finisce per trasmettere il messaggio che “piove sempre sul bagnato”.
Le disparità e il richiamo alle parole di Crosetto
UNARMA contesta “una tale attenzione istituzionale nel salvaguardare alcune figure, non considerando minimamente il resto del personale che ogni giorno lavora al loro fianco con autonomia e responsabilità professionale”. Il risultato, secondo il sindacato, è il permanere di “continue, illogiche e anacronistiche disparità di trattamento”.
Nel testo viene richiamato anche l’incontro del 22 luglio 2025 tra il ministro Guido Crosetto e le APCSM. UNARMA ricorda bene le parole del ministro, definite di “peso specifico”, quando disse che le risorse sarebbero state usate per affrontare temi del personale o con ricadute positive su di esso, aggiungendo che “una Difesa che non tenga conto del personale, è una Difesa che ha perso qualunque occasione di futuro”.
Proprio per questo, osserva il sindacato, anche il personale sanitario non medico sperava in “un futuro migliore”, ma oggi “non sembra essere questo il personale destinatario di nuove e migliori condizioni”.
I dubbi sulle risorse e il fondo presso la Difesa
Un altro passaggio riguarda il capitolo economico. UNARMA si chiede “quali siano queste risorse” e segnala che, nonostante la cosiddetta invarianza finanziaria, dal resoconto della seduta del 3 marzo delle Commissioni 3ª e 10ª del Senato emerge l’istituzione di “un apposito fondo presso il Ministero della Difesa, con una dotazione iniziale di 2 milioni di euro a decorrere dal 2026”.
Per il sindacato, dall’analisi dei documenti emerge un quadro preciso: “esistono risorse finanziarie, ma non è chiaro come siano impiegate”, risorse che “sembrano destinate al personale, ma con evidenti disparità”, con “una categoria favorita e una invisibile”, mentre “sono previste ricostruzioni di carriera solo per alcuni”.
“Il passaggio sarà drammatico”
UNARMA richiama poi un’altra frase pronunciata dal ministro in quella stessa occasione: “il passaggio sarà drammatico”. Una valutazione sulla quale il sindacato afferma di poter soltanto concordare: “lo stiamo vedendo tutti”.
Non solo. Il comunicato sottolinea che “nessuno dovrebbe subire penalizzazioni nel passaggio”, ma aggiunge che “i fatti sembrano raccontare altro”. Il giudizio complessivo è che il percorso sia “effettivamente critico e non privo di conseguenze”, con ulteriori tutele concentrate sulla categoria Ufficiali, sia sul piano della carriera sia su quello dell’allineamento stipendiale.
Le altre figure dimenticate e l’appello al Governo
La critica di UNARMA si estende anche ad altre figure, come i soccorritori militari e il personale dei Corpi ausiliari delle Forze armate, cioè il Corpo Militare Volontario e il Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana. Secondo il sindacato, dire che tutto questo incide negativamente sul “benessere psicofisico ed economico del personale” è perfino riduttivo.
Il quadro finale restituito dal comunicato è quello di un personale “stanco, sfiduciato, abbattuto, amareggiato e indignato”, che “vuole un cambiamento reale, vuole considerazione e valorizzazione”. Per questo UNARMA si appella direttamente all’esecutivo: “Vogliamo un cambiamento vero e vogliamo esserne parte”, perché “così com’è, questa riforma non mostra alcuna reale vicinanza al personale delle FF.AA.”.
In chiusura, il sindacato richiama una frase che considera altamente simbolica: “non una riforma del Ministro, ma delle Forze Armate”. Una formula che, secondo UNARMA, “ad oggi, risulta disattesa”.