Difesa

Inchiesta e perquisizioni negli uffici della Difesa, dal Ministero “massima collaborazione”

Perquisizioni negli uffici di Difesa, Terna, RFI e Polo Strategico Nazionale

La Guardia di Finanza, su delega della Procura di Roma, ha eseguito una vasta operazione in diverse città italiane nell’ambito di un’inchiesta su presunti appalti informatici pilotati e su una ipotizzata rete di fondi neri. Le attività hanno interessato anche uffici del Ministero della Difesa, di Terna, di Rete Ferroviaria Italiana e del Polo Strategico Nazionale.

Nel registro degli indagati risultano 26 persone, accusate a vario titolo di corruzione, riciclaggio, autoriciclaggio, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite. Il procedimento, secondo quanto emerge, si inserisce in un filone investigativo partito da precedenti accertamenti su Sogei, la società informatica del Ministero dell’Economia.

Appalti informatici sotto osservazione: cosa ipotizza la procura di Roma

Secondo gli inquirenti, al centro dell’indagine ci sarebbe un presunto sistema finalizzato a orientare appalti nel settore informatico e digitale attraverso disponibilità di denaro contante generate, nell’ipotesi accusatoria, mediante fatture per operazioni inesistenti.

La procura ipotizza inoltre possibili interferenze nella stesura dei capitolati di gara e l’accesso a informazioni riservate, con l’obiettivo di favorire determinate aziende in procedure pubbliche di rilevante valore economico. Tra i dossier attenzionati figura anche una gara da 400 milioni di euro relativa a RFI.

Il profilo di interesse per la Difesa e i settori strategici

Per il comparto della difesa, l’elemento di maggiore rilievo riguarda il fatto che l’indagine abbia toccato uffici e ambienti riconducibili a strutture considerate strategiche sotto il profilo digitale e infrastrutturale. In particolare, l’attenzione investigativa si concentra su procedure e relazioni che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero potuto incidere su appalti di elevata sensibilità.

Tra gli indagati figura anche un generale nei cui confronti gli inquirenti ipotizzano un coinvolgimento nella definizione dei requisiti tecnici di alcune procedure prima del loro avvio ufficiale. Si tratta, allo stato, di una contestazione da verificare nel prosieguo degli accertamenti.

Le accuse: fatture false, contante e beni di lusso

Secondo la ricostruzione della procura, il sistema ipotizzato avrebbe previsto la creazione di liquidità in contanti attraverso fatturazioni false, con successivo impiego di parte delle somme in operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio. Tra i beni indicati dagli inquirenti compaiono anche orologi di lusso, ritenuti uno degli strumenti utilizzati per movimentare valore su canali paralleli.

In un passaggio degli atti, gli investigatori parlano di un “articolato sistema criminale” finalizzato a riciclare somme di denaro, verosimilmente derivanti da reati fiscali perpetrati tramite emissione di fatture per operazioni inesistenti, anche allo scopo di creare “fondi neri” da destinare, secondo l’accusa, al pagamento di commesse corruttive.

Tra le figure richiamate nell’inchiesta compare quella di un imprenditore romano indicato negli atti come amministratore di fatto della Nsr s.r.l.. Secondo la prospettazione accusatoria avrebbe avuto la necessità di procurarsi ingenti somme di denaro contante attraverso un meccanismo basato su fatture false e successive operazioni di riciclaggio.

Gli investigatori richiamano anche la figura di un altro soggetto, descritto come un intermediario in grado, secondo l’accusa, di incidere su processi decisionali di alcune pubbliche amministrazioni e di favorire l’ingresso delle società riconducibili a Dattola in ambienti ritenuti di particolare importanza strategica, tra cui il Polo Strategico Nazionale e il Ministero della Difesa.

Il meccanismo contestato dagli investigatori

Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, la necessità di reperire contante sarebbe stata soddisfatta tramite un meccanismo di monetizzazione che la procura ritiene promosso con la collaborazione attraverso la società Tron Group Holding s.r.l.

L’ipotesi investigativa è che, dopo l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti di Nsr s.r.l. e dopo l’incasso dei relativi bonifici, venissero acquistati presso una gioielleria orologi di valore, poi ceduti a un secondo operatore e successivamente rivenduti sul mercato parallelo del reselling. In questo modo, secondo l’accusa, sarebbe stata ritirata provvista in contante da riconsegnare all’originario detentore.

Gli inquirenti ritengono di aver raccolto elementi tali da delineare il modus operandi degli indagati e di aver quantificato un illecito profitto pari ad almeno 590 mila euro. Si tratta, anche in questo caso, di una valutazione contenuta negli atti d’indagine e destinata a essere verificata nelle sedi competenti.

Documenti e dispositivi sequestrati: ora si ricostruiscono i flussi finanziari

L’inchiesta, coordinata dai magistrati Giuseppe De Falco, Giuseppe Cascini, Lorenzo Del Giudice e Gianfranco Gallo, prosegue con l’analisi di documenti e dispositivi informatici sequestrati nel corso delle perquisizioni. L’obiettivo investigativo è ricostruire l’intera catena dei rapporti, delle procedure e dei flussi finanziari.

Per quanto riguarda il versante di interesse Difesa, l’attenzione resta concentrata sull’eventuale impatto che le condotte contestate potrebbero aver avuto su appalti, procedure tecniche e ambienti operativi collegati a funzioni strategiche dello Stato.

La posizione del Ministero della Difesa

Secondo quanto emerso, l’indagine avrebbe preso avvio anche da una segnalazione dello stesso Ministero della Difesa, che avrebbe individuato comportamenti ritenuti sospetti e garantito collaborazione agli inquirenti.

In una nota, il dicastero ha fatto sapere di aver assicurato “pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative iniziate negli anni precedenti”. Il Ministero ha inoltre precisato che eventuali responsabilità accertate saranno perseguite “con la massima severità, nel rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria”.

Inchiesta appalti e Difesa: perché il caso resta centrale

L’indagine della Procura di Roma resta di particolare rilievo perché coinvolge, sotto il profilo investigativo, appalti IT, infrastrutture critiche e amministrazioni strategiche. Allo stato, il procedimento è nella fase delle contestazioni e degli accertamenti preliminari, mentre gli elementi raccolti dovranno essere valutati nel contraddittorio processuale.

Resta intanto il dato centrale: l’inchiesta accende i riflettori su procedure pubbliche che toccano digitale, sicurezza e difesa, ambiti nei quali trasparenza, tracciabilità e integrità degli affidamenti rappresentano un interesse pubblico primario.

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