Carabinieri

Soffiava i controlli alla discoteca: ex carabiniere condannato, maxi risarcimento da 16.710 euro

La condanna economica dopo quella penale

Prima la condanna definitiva in sede penale, poi la stangata economica per il danno d’immagine arrecato all’istituzione. La Corte dei Conti della Lombardia ha condannato un ex maresciallo maggiore, già comandante di stazione , a versare 16.710 euro al Ministero della Difesa.

Secondo i giudici contabili, la sua condotta ha “offuscato in modo evidente” l’immagine dell’Arma, aggravata dal fatto che l’uomo ricoprisse un ruolo apicale da sottufficiale, quindi particolarmente rappresentativo della legalità agli occhi dei cittadini.

Le accuse: controlli preannunciati in cambio di soldi e regali

Al centro della vicenda ci sono fatti risalenti al gennaio 2019, quando l’allora comandante finì agli arresti domiciliari con l’accusa di aver preannunciato controlli amministrativi in arrivo a una discoteca del Milanese.

In cambio, secondo l’impianto accusatorio accolto nei processi, avrebbe ricevuto denaro o regali. Tra gli episodi emersi all’epoca venivano indicati un cellulare, feste di compleanno e due cigni Swarovski.

La Corte dei Conti ha quantificato il risarcimento nel doppio di quanto incassato illecitamente.

Le altre contestazioni: accessi abusivi, informazioni riservate e un’arma ritirata senza verbale

La posizione dell’ex sottufficiale non si fermava però soltanto ai controlli soffiati in anticipo.

Gli furono contestati anche:

  • l’accesso abusivo alle banche dati delle forze dell’ordine, per fornire a un’imprenditrice informazioni su una persona da assumere;
  • la rivelazione alla moglie delle frequenze radio su cui sintonizzarsi per ascoltare le conversazioni tra la centrale operativa e le pattuglie sul territorio;
  • il fatto di averle persino delegato incombenze burocratiche proprie del suo ruolo;
  • l’aver ricevuto da un uomo un revolver di fabbricazione artigianale, appropriandosene senza rilasciare alcun verbale o attestazione del ritiro.

Un quadro che i giudici hanno descritto come caratterizzato da reiterazione e varietà delle condotte illecite.

La pena definitiva confermata in Cassazione

Processato con rito abbreviato, l’ex militare è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione nel 2021 a 4 anni, 9 mesi e 20 giorni di reclusione.

Successivamente, il 30 settembre 2025, è arrivata la citazione da parte della Procura contabile, sfociata nella sentenza di condanna al risarcimento.

La difesa e la risposta dei giudici

Nel procedimento davanti alla magistratura contabile, il diretto interessato ha sostenuto che non vi fosse prova del danno reputazionale subito dall’Arma. Ha inoltre evidenziato di aver già versato 5.500 euro e di essere stato colpito dalla cessazione dal servizio.

I giudici, però, hanno ritenuto la quantificazione corretta, alla luce della gravità dei reati, della loro pluralità, della ripetizione nel tempo e del clamore suscitato dalla vicenda.

La motivazione della Corte dei Conti

Nella sentenza, firmata dal presidente della sezione giurisdizionale lombarda della Corte dei Conti, si legge che “l’immagine di una blasonata istituzione, quale l’Arma dei carabinieri, è stata offuscata in modo evidente dalla reiterata e variegata condotta illecita di un suo appartenente”.

Un passaggio che sintetizza il senso della decisione: non soltanto la responsabilità personale già accertata in sede penale, ma anche il danno all’immagine dell’istituzione provocato da chi, proprio per ruolo e grado, avrebbe dovuto rappresentarla al massimo livello di affidabilità.