Stufa in maiolica nell’alloggio di servizio, carabiniere assolto dopo il processo
La vicenda approda in tribunale e si chiude con l’assoluzione
Si è chiuso con la formula più netta, «assolto perché il fatto non sussiste», il processo a carico di un carabiniere del Centro di addestramento alpino dei carabinieri di Selva di Val Gardena, accusato di aver realizzato una stufa in maiolica nel proprio alloggio di servizio senza autorizzazione.
Il tribunale militare di Verona ha disposto anche che la stufa gli venga restituita, chiudendo una vicenda nata da un esposto anonimo e poi sfociata in un procedimento davanti alla giustizia militare.
Contestato un presunto danno da 2 mila euro
Al carabiniere era stato contestato un danno da 2 mila euro nei confronti dell’Arma. Il fascicolo era nato dopo un esposto anonimo, passato prima all’esame della pubblico ministero e poi arrivato al tribunale militare.
I fatti contestati risalgono all’inverno tra 2022 e 2023. In quel periodo, il carabiniere aveva ottenuto dal comando Legione Trentino-Alto Adige l’autorizzazione a eseguire i lavori di ripristino della canna fumaria nel proprio alloggio di servizio, oltre all’acquisto del materiale necessario presso un ferramenta.
L’intervento dell’artigiano e lo stop alla pratica
Per l’esecuzione concreta dei lavori, il carabiniere aveva contattato un artigiano. Quest’ultimo, però, aveva accettato di intervenire solo a condizione di utilizzare materiali dei propri fornitori, spiegando la scelta con ragioni di sicurezza.
Per pagare la fattura dell’artigiano venne così avviata una nuova pratica amministrativa, ma la richiesta fu rigettata dalla Legione, perché quella spesa non rientrava nella programmazione economica dell’anno.
La domanda venne poi ripresentata nel settembre dell’anno successivo, non più alla Legione ma al Fhttps://infodifesa.it/il-fondo-assistenza-dei-carabinieri-rischia-la-paralisi-la-sfida-sindacale-e-entrare-di-diritto-nella-governance/ondo assistenza previdenza e premi per il personale dell’Arma, proprietario dell’immobile che ospita il Centro alpino. Fu questo soggetto a saldare la fattura.
La consegna anticipata della stufa
Nel frattempo, il ferramenta dal quale il carabiniere aveva acquistato il materiale gli aveva consegnato la stufa prima che l’acquisto fosse formalmente autorizzato.
Secondo il tribunale, la consegna anticipata avvenne su consiglio dello stesso titolare, per evitare che il prodotto andasse esaurito in un periodo di forte richiesta, segnato dall’invasione russa dell’Ucraina e dal conseguente boom dei prezzi del gas.
Il commerciante, inoltre, non avrebbe preteso il pagamento immediato, confidando nel rapporto di fiducia con il Centro e nell’attesa che la procedura burocratica venisse completata.
Il sequestro e il pagamento effettuato di tasca propria
Un mese dopo intervenne il sequestro. A quel punto il carabiniere decise di pagare la stufa di tasca propria al ferramenta.
Il commerciante emise quindi una nota di credito a favore della Legione, restituendo quanto pagato per il materiale acquistato in precedenza e poi rimasto inutilizzato.
Secondo la Procura, proprio il fatto che la nota fosse stata emessa solo molto tempo dopo, e soltanto dopo il pagamento della stufa — il cui valore era ritenuto simile a quello del materiale — dimostrava che l’intenzione reale fosse stata, fin dall’inizio, quella di acquistare la stufa.
La decisione del tribunale: elementi ritenuti neutri
Il tribunale militare ha però respinto questa ricostruzione. Nella sentenza i giudici spiegano che gli importi in questione sono simili, ma non uguali, e che il fatto che il commerciante abbia atteso il pagamento della stufa prima di stornare il valore corrispondente dei materiali è un elemento «in sé neutro».
Per il collegio, si tratta di un comportamento comprensibile, legato alla volontà del venditore di trattenere quella somma come garanzia del pagamento della stufa. Una valutazione che ha portato all’assoluzione piena del carabiniere.
Disposta anche la restituzione della stufa
Oltre all’assoluzione, il tribunale ha disposto la restituzione della stufa in favore del carabiniere.
I giudici osservano infatti che la spesa spetta al locatario, cioè al Ministero, perché l’alloggio in questione era l’unico concesso in locazione al dicastero e non direttamente ai singoli carabinieri. L’immobile risultava poi assegnato all’inquilino in comodato d’uso gratuito.