RITRATTO DEI DUE CARABINIERI CHE HANNO ASSALTATO IL SUPERMERCATO, LA STRANA COPPIA «SEMPRE INSIEME»

(di Davide Tamiello, Eleonora Biral) – Silenzioso, riservato, con quegli occhialini «da ingegnere».
Jacomo (o come lo chiamavano amici e parenti, «Jacopo») Nicchetto non aveva per
niente il physique du rôle del rapinatore.

Non ce l’aveva in quanto
carabiniere, certo, ma nemmeno come uomo. Non ne aveva l’aspetto e non ne aveva
il carattere, stando alle impressioni di chi lo conosceva e viveva vicino a
lui. La sua carriera nell’Arma era iniziata una dozzina d’anni fa, nel 2003,
proprio nella sua Chioggia, in stazione. Non era uno che amava farsi notare,
tanto che del gruppo di allora sono pochi i colleghi che si ricordano di lui.

Poi il trasferimento in Lombardia. Gli anni passati a Pavia e successivamente a
Bergamo. Lavora sodo e a testa bassa, dicevano di lui, non ama mettersi in
mostra e sta dietro le quinte. Durante gli anni in Lombardia conosce la sua
compagna, Liliana Russo, originaria di Agrigento. Quando nasce il secondo
figlio della coppia Jacomo chiede il trasferimento per avvicinarsi a casa. Gli
viene concesso il battaglione mobile di Mestre e lui accetta. E così torna a
Chioggia, dove vive con la compagna e i figli in una palazzina alle porte del
centro in viale della Repubblica. Al battaglione stringe amicizia con Claudio
Vitale
. Secondo i colleghi, i due avevano legato molto. Sul lavoro, in
particolare, erano molto affiatati. Il battaglione mobile di Mestre viene
impiegato in tutte le situazioni di ordine pubblico. A Venezia capita spesso
che venga richiesto in supporto ai servizi della questura.
Vitale, anche lui nell’Arma da una quindicina d’anni, era
stato trasferito a Mestre dal battaglione Mobile Campania per «incompatibiltà
territoriale».
Ufficialmente, perché per i militari del battaglione è
preferibile non essere radicati nel territorio (e lui in Campania ci era nato e
vissuto). Pare però che alla base del trasferimento ci fossero anche alcune sua
frequentazioni poco chiare, tanto da spingere i suoi superiori a fargli
cambiare aria. Uno strano rapporto, quello tra Vitale e Nicchetto. Uno aperto,
gioviale, sicuro, l’altro decisamente più introverso, riflessivo e riservato.

No comment dal comandante del Battaglione di Mestre, il tenente colonnello
Alfredo Vacca, no comment dal comando generale di Roma. I colleghi, però,
quelli che come loro indossavano gradi e divisa per scendere in strada,
faticano a trattenere la delusione. «Hanno tradito l’Arma». Vitale a Mestre e
nel Veneziano, a quanto risulta, non avrebbe avuto legami particolari al di
fuori della caserma. Nicchetto invece no. A Chioggia ci aveva vissuto, con la
sua famiglia, i genitori e i due fratelli. Ci viveva tutt’ora con la moglie e i
figli. «Mai avrei pensato a una cosa del genere». 
La vicina di casa di Jacomo
non riesce ancora a crederci.
«Saranno passate tre settimane dall’ultima volta
che l’ho visto — spiega — spesso non c’era, non si vedeva per giorni. Ogni
tanto incrociavo la moglie con i bambini, ma sono una famiglia molto riservata.
Stanno per conto proprio». Le tapparelle dell’appartamento, al primo piano di
una vecchia palazzina nel centro storico, sono quasi sempre abbassate.
Oggi, più degli altri giorni.
«Non ricevono mai visite — raccontano gli altri
vicini — eccetto quelle dei genitori di lui. Non abbiamo mai avuto il sospetto
che avesse strane frequentazioni, per questo quando abbiamo appreso la notizia
dai telegiornali siamo rimasti sorpresi». Stesso stile seguito dai genitori di
Jacomo, che da una decina d’anni vivono a Valli di Chioggia, lungo strada delle
Trezze, in aperta campagna, chiusi nel silenzio. Una comunità ristretta,
tranquilla, in cui la notizia della sparatoria di Napoli ha avuto una risonanza
ancora più dirompente. Don Simone, parroco di Valli, ha appreso la notizia dai
giornali. «Ho preferito aspettare per adesso. Nei prossimi giorni andrò a fare
visita alla famiglia».

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