“Picchiò un ragazzino poi puntò la pistola contro la madre e la ammanettò”: carabiniere condannato

Prima avrebbe schiaffeggiato e spaccato un labbro a un ragazzino di 14 anni, colpevole soltanto di aver fatto esplodere dei petardi per strada e di aver risposto male ad una signora che lo aveva rimproverato, e poi, quando la madre dell’adolescente era andata a chiedere spiegazioni, l’avrebbe insultata e minacciata, puntandole persino una pistola in faccia e ammanettandola per arrestarla. Sono queste le accuse che hanno portato alla condanna di un carabiniere di Partinico, G. C., oggi in pensione.

Il gup Marco Gaeta, che ha processato l’imputato con l’abbreviato, gli ha inflitto 2 anni (pena sospesa) per arresto illegale e per le lesioni provocate sia alla donna che al figlio, accogliendo le richieste del procuratore aggiunto Sergio Demontis e dei sostituti Giacomo Brandini e Giovanni Antoci, che hanno coordinato l’inchiesta.

Il giudice ha anche deciso di riconoscere il diritto al risarcimento alle vittime, costituite parte civile con l’assistenza degli avvocati Massimiliano Russo e Viviana Lucchese. L’ex militare dovrà versare loro una provvisionale complessiva di 3 mila euro. Contestualmente, la donna è stata assolta dall’accusa di violazione di domicilio.

La vicenda

La vicenda risale al 31 ottobre del 2017, quando il ragazzino, dopo aver fatto esplodere dei petardi assieme a degli amici in una strada di Partinico, era stato rimproverato da una signora a cui aveva risposto male, prima di scappare in un bar. E’ lì che sarebbe entrato in scena il carabiniere, che lo avrebbe preso per un orecchio per portarlo fuori dal locale, dove lo avrebbe schiaffeggiato, spaccandogli il labbro (le ferite erano state poi giudicate guaribili in 6 giorni dai medici). Il ragazzino era quindi tornato a casa ed aveva raccontato l’accaduto alla madre.

La donna aveva deciso di andare a casa del carabiniere per chiedere spiegazioni. Secondo la versione della vittima, l’ex militare avrebbe aperto la porta, dicendole: “Chi cazzo sei?”. Lei sarebbe entrata e avrebbe spiegato di essere la madre del giovane appena picchiato. L’imputato le avrebbe ripetuto di andarsene e poi sarebbe andato in un’altra stanza, avrebbe preso una pistola e gliel’avrebbe puntata alla fronte. Nel frattempo in strada ci sarebbero stati proprio il figlio e i suoi amici, che avrebbero assistito alla scena e ai quali la donna avrebbe detto di chiamare i carabinieri.

A quel punto avrebbe risposto di essere lui un carabiniere e l’avrebbe presa per la nuca per farle vedere la sua divisa. Le avrebbe anche intimato di stare zitta, insultandola e minacciando di arrestare lei e il figlio. Ed effettivamente avrebbe messo le manette alla donna, obbligandola a stare ferma e in silenzio.

Nel momento in cui l’imputato sarebbe uscito con la donna per portarla in caserma era però arrivata una pattuglia del nucleo radiomobile dei carabinieri. I militari avevano chiesto spiegazioni al loro collega e avevano subito liberato la signora, cercando di convincerla a non procedere legalmente.

La vittima, anche alla luce delle lesioni riportate (escoriazioni al collo e alla pancia, ecchimosi ai polsi e una distorsione alla spalla destra), giudicate guaribili in 8 giorni, aveva invece deciso di denunciare l’accaduto. Ed era stata poi a sua volta denunciata dall’imputato per violazione di domicilio.

La Procura, oltre alle lesioni, ha contestato il sequestro di persona all’ex carabiniere e aveva chiesto una condanna a 2 anni e 8 mesi. Il giudice, però, ha deciso di riqualificare il reato in arresto illegale, infliggendogli 2 anni, e ha poi assolto la donna. 

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