PENSIONE DI REVERSIBILITÀ: IL GOVERNO FA MARCIA INDIETRO

Il
governo fa marcia indietro sulle pensioni di reversibilità ed
esclude ogni intervento volto a limitare l’assegno ai superstiti dei
lavoratori. Dopo le polemiche sollevate dai sindacati dei pensionati sul disegno
di legge delega sul contrasto alla povertà
 che prevede la
razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale e previdenziale,
ieri è intervenuto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “È una
polemica infondata, la proposta lascia intatti tutti i trattamenti in essere.
Per il futuro non è allo studio nessun intervento sulle pensioni di reversibilità,
la delega si propone il superamento di sovrapposizioni e situazioni anomale. Il
governo vuole dare e non togliere”.

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Rilancia
Tommaso Nannicini, sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio: “Non c’è nessuna volontà politica di intervenire sulle pensioni. Sul
piano tecnico, essendo la delega generale, ammette anche questa possibilità di
razionalizzazione che si riferisce alle prestazioni future. È in corso un
processo alle intenzioni promosso da chi finge di voler risolvere i problemi”.

In
verità, però, il testo di legge prevede – eccome! – la
modifica delle pensioni di reversibilità ancorandone i presupposti
all’Isee
. Tant’è che il presidente della XI Commissione, Cesare Damiano (Pd),
propone una modifica: “Prendo atto di quanto dichiara il ministro Poletti, ma
stando ai testi è necessario cancellare il riferimento all’intervento sulle
prestazioni previdenziali per sgombrare ogni dubbio”. Così anche il presidente
della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Ap)
ritiene legittime le preoccupazioni indotte dalle economie che il governo
vorrebbe realizzare“.
L’opposizione
e i sindacati, dal canto loro, sono più intransigenti: “Il
governo tira il sasso e poi nasconde la mano” e denuncia il danneggerebbero
soprattutto le donne che nella pensione di reversibilità vedono il loro unico
riconoscimento dopo essersi per anni occupate della famiglia.
Il Ddl
delega sulla povertà 
introduce una misura nazionale di contrasto alla
povertà, sostenuta da un fondo finanziato dalla legge di stabilità con 600
milioni (2016) e 1 miliardo (in modo strutturale dal 2017). Nello stesso tempo
la riforma prevede la razionalizzazione delle prestazioni di natura
assistenziale e previdenziale introducendo un principio d’accesso selettivo,
regolato dalla condizione economica, misurata dall’indicatore Isee.
La
riforma non è retroattiva

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Una
cosa è certa: le nuove norme non si applicano a chi già possiede la pensione
di reversibilità
. Nel testo definitivo uscito da Palazzo Chigi è stata
infatti aggiunta una precisazione: l’applicazione dei nuovi requisiti si
applicherà a quanti richiedono la prestazione dopo la data di entrata in vigore
dei Dlgs.

Le
prestazioni per cui potrebbero profilarsi in futuro nuovi criteri d’accesso,
oltre alle pensioni di reversibilità, saranno anche:
– le
integrazioni al minimo
– gli
assegni sociali
– la
maggiorazione sociale del minimo
– gli
assegni per il nucleo familiare con tre o più figli minori.