Nessuna revisione dei requisiti per la pensione di militari e poliziotti. L’aumento delle aspettative di vita non cambia le regole fino al 2023

Forze armate, polizia, vigili del fuoco e addetti alla pubblica sicurezza mantengono i requisiti pensionistici in vigore. Non cambia nulla fino al 2023 per quanto riguarda l’età pensionabile. Lo ha confermato il Ministero del Lavoro in un recente decreto mettendo a tacere le voci circolate in questi giorni circa un innalzamento dell’età.

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Tali preoccupazioni per militari e forze di polizia che si apprestano ad andare in pensione erano scaturite dalla revisione dell’indice Istat sull’innalzamento delle aspettative di vita che, come noto, ricade sull’età pensionabile dei militari. L’indice ha rilevato un incremento delle aspettative di vita media per il 2018 di 3 mesi (83 anni) rispetto al 2017, cosa che avrebbe potuto avere ripercussioni sull’età minima per andare in pensione. Ebbene – come ha ravvisato il Ministero del Lavoro – non essendoci stata una variazione media superiore a un mese fra il biennio 2017-2018 e l’anno precedente, rimangono confermati i requisiti anagrafici attuali. Pertanto non ci sarà alcun innalzamento dell’età fino alla fine del 2022 per il personale di polizia e delle forze armate.

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Quindi, fino al 2022 il personale appartenente alle forze armate e di polizia può stare tranquillo. Ma a partire dal 2023 salirà di tre mesi. L’incremento delle aspettative di vita col passare del tempo non potrà non impattare sui requisiti minimi anagrafici per andare in pensione.

Dal 1 gennaio 2023, quindi, serviranno tre mesi in più di lavoro. Unica eccezione è data da coloro che nell’arco della carriera lavorativa hanno maturato almeno 35 anni di contributi per i quali non scatterà l’adeguamento anagrafico in base alle aspettative di vita. Costoro potranno lasciare il lavoro al raggiungimento dell’età ordinamentale minima prevista di 61 anni (aumentabile fino a 65 anni a seconda del ruolo e del grado).

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