RENZI: “AFFETTO AL CORPO FORESTALE, MA STARANNO DENTRO I CARABINIERI. HO RIDOTTO A 4 LE FORZE DI POLIZIA”

(di Pietro De Leo) – Capitolo
economia molto ricco, nel corso della partecipazione
di Renzi a Porta a Porta ieri sera
. A partire dal nodo
delle tasse sulla casa. Il Presidente del Consiglio ha ricordato il suo mantra:
«il 16 dicembre sarà l’ultimo giorno in
cui si pagherà la tassa sulla prima casa»
.

Renzi
ha poi respinto la critica, propria della sua minoranza interna, che questa misura
favorirebbe i ricchi. «Uno che ha lavorato trent’anni, ha fatto un mutuo, si è
spezzato la schiena, è giusto che sulla prima casa non paghi nulla», ha
ricordato il presidente del Consiglio, ribadendo però che «chi ha seconda,
terza, quarta casa è giusto che paghi».
Una
promessa da Renzi arriva per i sindaci, assicurando
«un assegno corrispondente» a quanto verrà meno con l’abolizione di Imu e Tasi.

Il premier, poi, riconoscendo l’eccessiva pressione fiscale nel nostro Paese,
ha mandato una stilettata a quella frase che fu segno distintivo del governo
Prodi-Padoa Schioppa (e pure Bersani): «l’idea che le tasse sono bellissime è
forse nei Paesi dove sono basse. Da noi il messaggio deve essere la riduzione».
Renzi
ha poi ricordato che «siamo l’unico paese
con cinque forze di polizia, noi le riduciamo a quattro. Il Corpo forestale, a
cui va tutto il nostro affetto, starà dentro i Carabinieri»
. E ancora: «In
una provincia se c’è un’azienda che si occupa di servizi pubblici è già
sufficiente: in molte provincie ci sono 7-8 aziende municipalizzate. Dobbiamo
ridurre, ridurre, ridurre e semplificare».
Dunque,
Renzi ricorda la tabella di marcia dei «fatto» e «faremo». «Nel 2014 abbiamo
dato gli 80 euro, nel 2015 l’operazione su Irap e costo del lavoro», poi, oltre
all’abolizione di Imu e Tasi nel 2016, «nel 2017 penseremo all’Ires e nel 2018
all’Irpef».
Capitolo pensioni. «Dobbiamo trovare – ha
detto il presidente del Consiglio – un meccanismo per cui chi vuole andare in
pensione un po’ prima rinunciando a un po’ di soldi possa farlo, il problema è
quanto prima e quanti soldi.
Spererei di farlo nelle
prossime settimane e mesi. Sono ottimista ma per lo Stato deve essere a somma
zero». Renzi ha poi raccontato di aver conversato, alla Festa dell’Unità, con
«un’ostetrica disponibile a rinunciare fino al 30% dello stipendio pur di
andare prima in pensione», invece «un’altra persona diceva di essere
disponibile a rinunciare al massimo al 10%. La discussione è complessa». Da
qui, l’idea del premier: «Io offrirei agli italiani una possibilità: se siete
disponibili, si può introdurre flessibilità». Però «lo stato non deve
guadagnarci ma non avere esborso maggiore, per non penalizzare le nuove
generazioni».
Spazio anche all’occupazione: «I
247 mila posti di lavoro mi fanno piacere ma sono ancora pochi», ha detto
ricordando, ad esempio, come il settore dell’edilizia sia ancora fermo, e in
ciò spera che l’abolizione di Imu e Tasi possa portare beneficio. Quanto al
Sud, tema al centro del dibattito pre-ferie, Renzi ha detto: «Non servono nuovi
libri dei sogni, basta fare». Tra le idee sul tavolo, un credito di imposta di
due miliardi e la proroga di un anno per gli sgravi fiscali sulle assunzioni.

Un passaggio anche sull’ Ue:
«credo che le cose stiano cambiando», dunque «con un pochino di buonsenso
abbiamo preso 17 miliardi grazie alla flessibilità, ora si tratta di portare a
casa tutto quello che riusciamo in modo da avere un deficit il prossimo anno
che non sia l’1,4% previsto dal fiscal compact». Su quest’ultimo punto, ammette
che averlo accettato comporta «una corsa in salita. Ora mi dicono di romperlo,
ma all’opposizione io rispondo: lo avete voluto voi».
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