NUOVI DISTINTIVI QUALIFICA NON ERA IL MOMENTO

Uno dei temi che, in questi mesi, maggiormente ha alimentato la discussione interna al personaleè quello relativo all’introduzione dei nuovi distintivi di qualifica. Noi – commenta ad Infodifesa.it Pietro Taccogna segretario nazionale del sindacato di Polizia Lo Scudo – che sulla necessità di sostituire quelli oggi in uso abbiamo fin dall’inizio avuto forti perplessità, torniamo oggi sull’argomento, in considerazione che quei nuovi distintivi sono stati inseriti graficamente nel calendario della Polizia di Stato 2019 e, quindi, la discussione interna si è nuovamente accesa.

Giusto ricordare che quei nuovi “gradi” sono stati ritenuti necessari dai vertici dell’Amministrazione e di altre Forze di polizia in conseguenza del recente “Riordino” e che il Dipartimento della P.S. ha costituito una commissione di studio “ad hoc”, formata da funzionari di Polizia, esperti in araldica e rappresentanti sindacali. Dopo aver valutato diverse opzioni, il lavoro della commissione è stato presentato in una riunione dove una parte delle organizzazioni sindacali presenti ha espresso – alcune sigle con toni meno soddisfatti, altre con espressioni addirittura entusiastiche – un parere sostanzialmente favorevole, mentre solo alcune si sono pronunciate in termini contrari, seppur con diversità di toni e di argomentazioni.

Il Dipartimento della P.S. quindi, ha proposto una sorta di “referendum” consultivo (quindi senza poteri decisionali) chiedendo al personale di esprimere il gradimento nei confronti di quei nuovi distintivi. Tale irrituale e sterile consultazione ha dimostrato il sostanziale disinteresse – e questo ci spiace – del personale stesso nel cogliere la possibilità di esprimersi direttamente. Basti sapere che su circa 97 mila operatori che potenzialmente avrebbero potuto esprimersi, solo un irrisorio campione del 2,5% ha partecipato e solo il 38% di questo si è espresso in modo favorevole. Di contro, assai negativi sono stati i commenti di gran parte del personale espressi in altre piattaforme.

Ciò avrebbe dovuto, a nostro parere – prosegue Taccogna –  far riflettere i vertici del Dipartimento e i sindacati favorevoli, inducendoli, se non altro, almeno a tenere un basso profilo in alcune esternazioni e commenti circa gli esiti del referendum. Invece, da parte dei vertici della Polizia vi sono stati commenti ironicamente critici nei confronti di quei sindacati che non apprezzavano i nuovi distintivi, mentre alcune sigle hanno addirittura sostenuto che quei 2.500 poliziotti fossero un “campione rappresentativo”, tacendone, però, il risultato che non può essere considerato altro che un clamoroso flop.

Al di là di questi aspetti – la cui valutazione rimettiamo a chi a quei sindacati è iscritto – perché noi siamo sostanzialmente contrari a questa innovazione? Non per valutazioni nostalgiche di un passato eternamente in bilico tra aspetti positivi e negativi del disciolto Corpo delle Guardie di P.S., non per ostilità preconcetta nei confronti dei vertici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, non perché quei distintivi sembrano tutti uguali e a distanza sono praticamente indistinguibili, né – tanto meno – per strumentalizzare e alimentare giudizi semplicistici di chi è sempre e comunque insoddisfatto di tutto e di tutti: siamo contrari perché riteniamo che modificare i distintivi di qualifica non fosse una priorità per il personale che noi rappresentiamo, che ha ben altre ataviche e irrisolte problematiche che ne minano la serenità, perché incidono negativamente sulla qualità del servizio reso, ne mettono a repentaglio la salute e mortificano il decoro delle funzioni.

Basti pensare ai gravi ritardi nel predisporre la distribuzione di uniformi nuove e adeguate ai diversi servizi, causando una paradossale difformità sia interna tra poliziotti di diversi uffici sia quella con altre Forze di polizia, evidente quando impegnate fianco a fianco in servizi congiunti. Il personale dei VECA, sconsolato e stanco di essere additato come fosse “colpa” loro, non può far altro che richiedere continuamente approvigionamenti che non arrivano mai. Si pensi, poi, al fatto che in alcune sedi vi sono autoveicoli che ancora circolano nonostante abbiano già percorso due/trecentomila chilometri, che non tutti gli automezzi hanno a disposizione battistrada invernali, che le sezioni Motorizzazioni – che pure fanno il massimo possibile per far uscire auto sicure, efficienti e rifornite – si vedono anch’essi ingiustamente criticati, come se oltre a metterci l’impegno dovessero anche fare i miracoli. Parliamo di sedi, specialmente periferiche, che cadono letteralmente a pezzi, per l’impossibilità di procedere alla pur minima manutenzione conservativa oppure a uffici scandalosamente sporchi perché gli appalti stipulati “al massimo ribasso” prevedono pulizie di dieci secondi a stanza, (ovviamente i “salotti buoni” devono essere, però, sempre lucidi e profumati). Ci limitiamo, per brevità, solo a questi pochi esempi che sono – questi sì – un “campione rappresentativo” della attuale condizione di tanti poliziotti e di tanti uffici. Tanti e altrettanto penalizzanti sono gli aspetti che avremmo potuto porre in evidenza.

Alla segnalazione, pure costante e puntuale, di queste problematiche, viene sempre opposta la stessa avvilente frase: “mancano i soldi”. Beh, i soldi mancheranno anche ma diciamo pure che in passato, quando non mancavano, sono stati gestiti malissimo e che i tagli lineari, imposti negli ultimi anni da discutibili “Spending review”, hanno profondamente colpito tanti ma non tutti, dato che alcuni problemi di abbigliamento, autoveicoli, sicurezza, decoro e pulizia dei loro uffici non sembrano averne …

Il perché della nostra critica all’attuale impegno economico per cambiare questi nuovi distintivi di qualifica, in estrema sintesi, è proprio questo: PRIMA si dovrebbero impiegare tutte le risorse disponibili per sanare urgentemente questi gravi problemi, DOPO si può pensare a cambiare dei distintivi di qualifica che oggi sono facilmente riconoscibili e che, siano retaggio militare o meno, connotano chiaramente funzioni e responsabilità previste dalla Legge e che nessuno può e deve impunemente mettere in discussione.

Qualche modifica era indispensabile a causa delle nuove qualifiche? Si creavano solo quelle davvero necessarie. Molto altro si potrebbe dire contro l’imposizione di questi nuovi distintivi di qualifica ma – nel verso opposto – i fautori del cambiamento potrebbero affermare che vi sarebbero altrettanti pro. La discussione, francamente, non ci entusiasma né la reputiamo costruttiva, dato che – ormai – la decisione pare definitiva, ci piaccia o meno.

Perché, allora, riparlarne, se la decisione è ormai presa e sembra nessun altro voglia più ascoltare le ragioni del personale? Perché non tacere, così evitando di farsi “nemici”?

Perché noi de “Lo Scudo” – conclude Taccogna – non ci rassegniamo a chinare la testa in modo ossequioso o rassegnato alle decisioni che invece riteniamo debbano essere sindacate, perché noi rappresentiamo del personale che ci da mandato a dire ciò che esso pensa, ovverosia che quei distintivi di qualifica, al momento, NON ERANO NECESSARI. Altrimenti perché essere iscritto a un sindacato se non rappresenta quel che pensi?

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