L’ALLARME DI 3 GENERALI A RIPOSO: “PARACADUSTI SENZA PARACADUTE E AVIAZIONE SENZA CARBURANTE. SI PENSA SOLO ALLE FORZE ARMATE COME SUCCURSALE DELLA PROTEZIONE CIVILE”

Sarà un centenario della Vittoria mutilato, scrive Gian Micalessin per il Giornale. Un centenario azzoppato dai tagli che – oltre a trasformare le Forze Armate in una rimessa di dotazioni e strategie arrugginite – arrestano gli investimenti nella Difesa trasformandola in un’autentica Caporetto. Investimenti che i paesi più evoluti, a cominciare da una Francia nostra «concorrente» diretta nel Mediterraneo e nel Nord Africa, considerano imprescindibili per il prestigio e lo sviluppo economico.

«Di investimenti non si vede più manco l’ombra, ormai siamo alla sopravvivenza – tuona il generale in congedo Marco Bertolini, già comandante della Folgore, delle Forze Speciali e, da ultimo, del Comando Operativo Interforze. «Le Forze Armate sono sotto il minimo indispensabile per un paese della grandezza dell’Italia al centro di un Mar Mediterraneo in grande turbolenza. L’esercito è al logoramento. La Brigata Paracadutisti non ha quasi più paracadute. La componente pesante ha problemi di munizionamento. Su 200 carri Ariete quelli efficienti sono una cinquantina e funzionano grazie alla cannibalizzazione degli altri».

Se Bertolini è uomo poco avvezzo ai giri di parole neanche l’ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Leonardo Tricarico e l’ex Capo di Stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini risparmiano le critiche ad un esecutivo giallo-verde responsabile di tagli per circa 490 milioni al comparto della Difesa. Un comparto già ridotto al lumicino dalla scure con cui il governo Renzi tranciò ben 1,4 miliardi di spese. «I tagli possono sembrare contenuti perché ci si è limitati a cancellare il programma missilistico Camm Er del valore di 39 milioni, a sospendere per il 2018/2019 l’acquisizione degli elicotteri NhH-90 con un risparmio di 370 milioni e arrestare il cosiddetto Pentagono Italiano, il progetto per la costruzione di struttura centralizzata di comando interforze. In verità permane una condizione di grande sofferenza che non solo non ci consente il trend di avvicinamento agli impegni Nato, ma segna un regresso. Ormai l’aviazione non ha neanche il carburante per l’addestramento. Cosi non solo non ci avviciniamo agli investimenti nella Difesa pari al 2 per cento del Pil richiesti dalla Nato, ma rischiamo di fare marcia indietro avvicinandoci all’1 per cento».

Una marcia del gambero su cui concorda pienamente Bertolini. «Ormai il due per cento ce lo sogniamo. Una parte dell’attuale esecutivo non ha mai nascosto il suo fastidio per le spese militari, ma le Forze Armate restano assieme alla moneta uno dei due strumenti per rivendicare la propria sovranità. Ma qui non si vede il minimo sforzo per razionalizzarle e potenziarle». E Camporini rincara la dose: «Altro che tagli contenuti, peggio di così non poteva andare. A questo governo, come a quelli precedenti, manca una visione politica della difesa. Ormai la frase più abusata è quella di dual use, doppio uso, ma se pensano alle Forze Armate come ad una succursale della Protezione Civile faranno meglio a ripassarsi la geo-politica». E per Camporini proprio con il congelamento degli elicotteri NH 90 e la rinuncia al sistema di difesa terra-aria Camm Er – progettato dal consorzio europeo Mbda in sostituzione dei missili Aspide – si rischiano le ripercussioni più gravi. «Non dimentichiamo che per regola scritta il peso di ogni nazione nei consorzi europei deriva dal volume effettivo degli acquisti rispetto alla produzione. Riducendo gli acquisti degli Nh-90 costruiti negli stabilimenti di Tessera rinunciamo sia al peso all’interno del consorzio, sia al lavoro dei nostri operai. Lo stesso vale per Mbda dove Leonardo fa i conti con Airbus e gli inglesi di Bae Systems. Rinunciando a quei missili ridimensioniamo Leonardo e togliamo fette di crescita alla nostra economia».