IL MARESCIALLO INFERMIERE EMILIANO BOI RISCHIA 5 ANNI DI RECLUSIONE PER AVER TUTELATO LA SALUTE PUBBLICA

Il Maresciallo Infermiere Emiliano Boi, conosciuto da molti grazie alla sua precisione e puntualità nel commentare le notizie che riguardano la professione sui Social Networks, rischia una condanna a 5 anni di carcere

Boi denunciò la presenza di sostanze cancerogene nell’acqua consumata dai militari!

La Marina Militare lo accusa di aver divulgato alcuni messaggi militari riguardanti analisi di laboratorio eseguite sulle acque di bordo, pur non essendo soggetti al segreto di Stato. Avrebbe rivelato, nello specifico, il contenuto di alcuni accertamenti condotti sulla potabilità dell’acqua utilizzata a bordo della nave militare “Carlo Duilio”, nella quale prestava servizio.

Nel 2011 il maresciallo, da poco imbarcato su tale unità navale, notò immediatamente qualcosa di strano: l’acqua consumata dall’equipaggio veniva prodotta direttamente in loco mediante l’utilizzo di due impianti di potabilizzazione e dissalazione, anziché essere acquistata già confezionata.

«Non avevo mai visto bere l’acqua di bordo.»

Andai in infermeria per capire quali analisi venissero eseguite e mi resi conto che gli esami effettuati non erano in linea con il decreto legislativo n. 31 del 2001, modificato ed integrato dal decreto legislativo n. 27 del 2002, che stabilisce i parametri minimi da analizzare», spiega Boi. «Inoltre, alcuni valori microbiologici venivano rilevati, altri elusi.»

Il maresciallo infermiere, allarmato, denunciò immediatamente la situazione al comandante, che in risposta «alzò un muro».

«Egli mi comunicò che mi avrebbe comminato 15 giorni di arresti di rigore, aggiungendo che ero una sorta di terrorista che gli stava creando scocciature. La presi come una minaccia, tuttavia risposi che avrei corso il rischio di andare incontro a provvedimenti disciplinari pur di tutelare la salute collettiva, facendo nient’altro che il mio dovere di uomo, di infermiere e di militare».

Il maresciallo Boi, trovandosi l’intero comando contro, decise di rivolgersi a Luca Marco Comellini, segretario del partito dei diritti dei militari.

«Fu presentata un’interrogazione parlamentare. Nel frattempo, il comandante mi convocò per capire cosa fare, decidendo alla fine di seguire il mio consiglio: fare analizzare l’acqua utilizzata a bordo.

Il Maresciallo Infermiere Emiliano Boi rischia 5 anni di reclusione per aver tutelato la salute pubblica: denunciò sostanze cancerogene nell’acqua consumata dai militari 1
Luca Marco Comellini

Il risultato dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure fu il giudizio di non idoneità al consumo umano per la presenza di sostanze contaminanti e cancerogene, nello specifico trialometani ed idrocarburi», racconta l’infermiere.

Tutto ciò però non fu sufficiente ad arrestare il consumo di acqua autoprodotta

Continuò regolarmente l’impiego di tale acqua per l’igiene personale e per uso alimentare, sebbene non venisse più bevuta dai militari.

«Fui allontanato in licenza obbligatoria per uno o due giorni durante i quali fu organizzata una conferenza per rassicurare l’equipaggio.

Io venni descritto come una scheggia impazzita, che faceva allarmismo inutile. I militari sono intimoriti dalle gerarchie, i colleghi avevano paura di possibili ritorsioni ed io continuai a combattere la mia battaglia da solo»,

«Mai pentito di aver denunciato l’esistenza di un grave pericolo per la salute»

Boi dichiara di non essersi mai pentito di aver denunciato l’esistenza di un grave pericolo per la salute collettiva di tutti i militari presenti sulle navi.

Ad oggi, almeno un marinaio avrebbe sviluppato una patologia oncologica, un carcinoma alle ghiandole salivari, che potrebbe far presupporre un nesso di causalità.

Il Maresciallo Infermiere Emiliano Boi rischia 5 anni di reclusione per aver tutelato la salute pubblica: denunciò sostanze cancerogene nell’acqua consumata dai militari 3
La nave militare Carlo Duilio

Nonostante il processo in corso, Boi dichiara di non essersi mai pentito di avere denunciato l’esistenza di questo grave pericolo per la salute di tutti i militari impiegati sulle navi.

«Ho sempre pensato alle ritorsioni, ma ho fatto il mio dovere morale, agendo secondo i principi della Costituzione alla quale ho giurato fedeltà. Costituisce per me un sollievo pensare che quasi sicuramente ho salvato delle vite», spiega il maresciallo infermiere con orgoglio.

Grazie al coraggio dimostrato oggigiorno le analisi effettuate su tutte le navi militari vengono analizzate presso laboratori accreditati che dispongono di apparecchiature adeguate.

Ma un problema permane: «Nel laboratorio militare di La Spezia non c’ è un tecnico di laboratorio, chi mette mano ai macchinari non ha il titolo per farlo.

Si tratta di una lacuna enorme del sistema che il Ministero della Difesa ha il dovere di colmare non potendo trascurare la salute dei militari, che sono cittadini come tutti gli altri», sottolinea Boi.

«Mi sento deluso e tradito dal mio Paese. Un servitore dello Stato non dovrebbe temere di segnalare illeciti e non dovrebbe subire ripercussioni o essere perseguitato se lo fa.

Io credo nella giustizia e mi aspetto che questa storia venga esaminata con cura dalla procura militare per capire cosa ci sia dietro.

Il Tribunale militare di Verona

Lo stallo professionale in cui mi trovo non è un fallimento mio, bensì istituzionale. Che tipo di Stato è quello in cui un cittadino è costretto a lottare per la tutela della salute, che dovrebbe essere garantita?», conclude il Maresciallo Infermiere.

Molti colleghi ed amici di Emiliano Boi hanno mostrato la loro solidarietà condividendo l’hashtag #iostoconboi.

Il 15 gennaio 2018 verrà celebrato il processo presso il Tribunale militare di Verona.

La redazione di Nurse Times seguirà da vicino l’evolversi di questa grottesca vicenda aggiornando tempestivamente lettori, colleghi e amici del Maresciallo Infermiere Boi in merito ad eventuali aggiornamenti.

#IOSTOCONBOI

Simone Gussoni

#NurseTimes – Giornale di informazione Infermieristica