“IGNORANTE, FAI SCHIFO, SEI UN SERVO”. COSÌ L’IMMIGRATA RISPETTA IL POLIZIOTTO (VIDEO)

(di
Paola Fucilieri) – Una legge delega il governo a depenalizzare una parte delle
occupazioni abusive, proprio mentre accade questo sconcertante episodio.

San
Siro, via Tracia 7, mercoledì. La ragazza di colore è giovane, carina, parla un
italiano fluente e in quel momento sa di avere un pubblico compiacente di
«compagni» dei centri sociali. Conscia della telecamera che la riprende e che
più alzerà i toni, più quel filmato online arriverà a tutti. 
Quale miglior
occasione per mostrare le sue doti da oratrice (offensiva), davanti a chi sa
benissimo che non può reagire?
Vittima suo malgrado un poliziotto del reparto
mobile, spesso chiamato celerino. Casco azzurro, scudo trasparente, manganello
rivolto verso il basso l’uomo resta immobile e abbozza un sorriso rassegnato:
sta facendo il suo lavoro, sgomberare una famiglia che occupa abusivamente uno
stabile Aler. 
È uno di quei tutori della legge per cui, negli anni Settanta,
nel Regno Unito, è stato coniato l’acronimo Acab (All cops are bastards, tutti
i poliziotti sono bastardi) e in Italia, qualche anno fa, su questi agenti e
ispettori che si beccano il peggio di un lavoro malpagato e difficile, ci
abbiamo anche fatto un film. La ragazza, però, ci va giù duro, il ciak non c’è
e il celerino non è l’attore Pierfrancesco Favino.
«Quando
andrai a fare una roba sensata nella vita? – gli grida in faccia la ragazza
avvolta in un giubbotto nero, agitando enfatica le mani coperte dai guanti
marroni -. Mi dispiace perché non capisci, non ci arrivi e non ci arriverai mai
e morirai infelice, ma tu nel mondo sei servo del potere. C’è della gente che
ti mangia in testa e te sei qua a sgomberare una famiglia con quattro bambini,
hai capito? Hai capito perché fai schifo?».
Il
poliziotto non risponde, tutto sembra, deve scivolargli addosso. Nessuno lo
consola. Qualcuno, però, cerca di confortare la ragazza che, poverella, con
tutta quella prosopopea demagogica da due soldi, ne ha proprio bisogno. 
Un
compagno, dopo la prima frase, infatti, la interrompe comprensivo: «Non capisce
un c… – dice rivolto a lei ma indicandole il poliziotto -. È ignorante. Fa ‘sto
mestiere perché non ha studiato nella vita, lascialo stare». Un altro aggiunge:
«Ha tolto gli specchi in casa perché non si può guardare la mattina».
E il
dialogo si fa sempre più strutturato, concettuale e impegnato quando, al
termine del soliloquio della ragazza, l’amico con la maglia a righe e i capelli
alla Caparezza che sta vicino a lei, sempre rivolto al poliziotto, aggiunge
truce: «Chi ve l’ha insegnato a fare ‘sto lavoro? Il Grande Puffo. Mah,
veramente…».
Il capo
della polizia, prefetto Alessandro Pansa, persona illuminata, dovrebbe capire
che «’sti ragazzi», che svolgono «’sto lavoro» dove, tanto per restare in tema,
la saggezza del Grande Puffo latita ma l’ignoranza dei troppi Gargamella
impera, vanno premiati. Glielo ricorda il Sap, con il suo segretario generale,
Gianni Tonelli. «Abbiamo bisogno, concretamente, di sentire i vertici del
Dipartimento della pubblica sicurezza dalla nostra parte: nel 2012 il comandante
generale dell’Arma conferì l’encomio solenne al carabiniere insultato da un
manifestante No Tav per il lodevole comportamento tenuto a fronte della grave
provocazione subita. 
Ci auguriamo che il prefetto Pansa faccia la stessa cosa
con il poliziotto insultato a San Siro durante gli sgomberi. In questo caso,
addirittura, a essere riempito di improperi e offese è stato un intero
contingente di operatori. «Possibile – chiede il segretario del Sap – che un
poliziotto o un carabiniere siano considerati bravi solo si espongono a rischi
fisici, se vengono insultati, aggrediti, se sono oggetto di lanci di pietre? A
questo gioco al massacro noi non ci stiamo più».
Del
resto se il governo attuerà la legge delega in Gazzetta ufficiale già da maggio
scorso, saranno depenalizzate le occupazioni abusive, a meno che non abbiano a
oggetto edifici pubblici o siano compiute armi alla mano o in gruppi numerosi.
Un bel segnale.
 

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