I POLIZIOTTI COSTRETTI A COMPRARE I PANNOLONI AI CLANDESTINI

Essere in prima linea tutti i
giorni, perché se indossi una divisa delle forze dell’ordine questa è la
realtà, non è facile. Ma se al disagio quotidiano si aggiungono i rischi
connessi alla mancata prevenzione sanitaria, vuoi per carenza di profilassi
vuoi per la cronica assenza di fondi per le dotazioni standard, la situazione
non è più seria, ma grave.

E, quel che è peggio, le aree di «crisi» non sono più
legate agli sbarchi degli immigrati, cioè ai porti dove attraccano le navi
della nostra Marina militare, ma si sono propagate a tutta la penisola.
Insomma, la salute degli agenti della Polizia di Stato è davvero a rischio,
tanto che gli operatori sono costretti al «fai da te». E così c’è chi si dota
di «pannoloni» per proteggere l’interno dell’auto di servizio da possibili
«contaminazioni», visto che nella maggior parte dei casi è praticamente
impossibile ottenere un intervento di «sanificazione» del mezzo dopo una
trasferimento di clandestini. Per non dire dell’acquisto, pressochÈ quotidiano,
di guanti monouso e mascherine protettive.
A denunciare il «rischio contagio», con tanto di numeri, cifre e casi
dettagliati, è il Sap (il sindacato autonomo di Polizia) particolarmente
attento nel monitorare gli allarmi lanciati dagli agenti. La situazione più
grave, e diversamente non potrebbe essere, si registra in Sicilia dove, a
fronte di migliaia di sbarchi, le forze dell’ordine non sono dotate in maniera
sufficiente di strumenti di prevenzione come camici, mascherine e guanti.
Proprio per questa ragione il sindacato, a Catania in particolare, ha
provveduto a donare agli operatori impegnati nell’accoglienza degli immigrati
gli strumenti necessari.
Non va meglio alla Questura di
Milano, dove gli uffici che si occupano di stranieri e permessi di soggiorno
sono letteralmente presi d’assalto da persone che hanno necessità di documenti
e pratiche. Presenze che nelle ultime settimane sono andate incrementandosi
sistematicamente, grazie agli sbarchi e all’operazione Mare Nostrum, senza che
a tutto ciò corrisponda ad una distribuzione generalizzata ai poliziotti di
strumenti di profilassi adeguati, perché in Questura arrivano persone di tutti
i tipi. Situazione delicata anche a Trieste. Dopo le recenti operazioni di
ricerca e individuzione di clandestini sfuggiti ai controlli previsti dalla
legge, tra il personale si è diffuso un certo allarmismo sulla mancanza di
sistemi di sicurezza e protocolli operativi nella prima fase di intervento. La
Segreteria Provinciale del Sap ha ribadito la necessità «di intervenire sulla
questione e sulle problematiche connesse alla mancanza di mezzi e luoghi idonei
per il trattenimento degli stranieri, in attesa del disbrigo delle pratiche necessarie
per l’identificazione e successivi provvedimenti».
Altro punto particolarmente
caldo l’aeroporto romano di Fiumicino dove, allo stato dell’arte, non sono
garantiti gli standard minimi di sicurezza per i poliziotti che si trovano in
una situazione ancora peggiore rispetto ai colleghi che sono direttamente in
contatto con i migranti nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum.Come hanno
denunciato gli operatori impiegati nello scalo della Capitale «ogni settimana
siamo a stretto contatto con almeno seicento soggetti a rischio, tutti
passeggeri in arrivo dalla Nigeria e dalle zone africane». Eppure, al contrario
dei loro colleghi impegnati nell’operazione Mare nostrum, non hanno a
disposizione strumenti per la prevenzione del contagio. E così alzano la voce i
poliziotti dell’aeroporto di Fiumicino, sostenendo che il più grande scalo
nazionale, hub d’accesso europeo dalle grandi città africane, non è
sufficientemente attrezzato per contrastare i pericoli dell’infezione da febbre
emorragica che terrorizzano tutto l’Occidente. Sono 108 i Paesi collegati con
Fiumicino con almeno un volo settimanale. Di queste 19 sono africani e tra
questi anche le regioni epicentro dell’epidemia di Ebola. Dalla Nigeria
arrivano tre voli settimanali: circa seicento passeggeri che entrano in Italia
dallo scalo romano. L’appello del Sap, lanciato nei giorni scorsi, ha prodotto
un primo concreto effetto. A Fiumicino è stato distribuito un kit comprendente
guanti, mascherina, occhiali in plastica e scafandro di carta. Inoltre, il dirigente
medico effettuerà briefing quotidiani con gli agenti per insegnare il
comportamento da tenere e le precauzioni da osservare. Ma tutto non ciò non è
sufficiente a far fronte alla situazione.
di Enrico Paoli