IL DRAMMA DI UN MILITARE INFORTUNATO DURANTE UN’ESERCITAZIONE

(di Enzo Santoro) – Siamo bersagliati quasi ogni giorno da storie di cronaca
riguardanti i nostri connazionali impegnati in missioni internazionali. In
molti casi ne derivano problemi amministrativi e sanitari. La maggior parte di
queste vicende richiedono anni ed anni di lunga trafila
giuridico-legale per giungere ad una soluzione, nonostante le Forze armate
abbiano la possibilità di accedere ad un percorso “preferenziale” più breve. 


Ci
sono però molte altre storie che non vengono frequentemente menzionate, ma che
spesso richiedono ed esigono lo stesso livello di attenzione di quelle che
vengono alla ribalta.
Partiamo dal presupposto che le Forze armate possono in
particolari casi accedere a procedure che possono accelerare i procedimenti
amministrativi. La beffa avviene quando questi benefici, per quanto complessi
possano essere, non vengono riconosciuti ai diretti interessati. È ciò che è
accaduto ad un nostro concittadino, inviato in servizio in Romania per
un’esercitazione internazionale.
Tutto ebbe inizio il 19 maggio di
quest’anno, quando durante l’attività lavorativa, il militare, nato nella
vicina Capua, subì una torsione innaturale del ginocchio, in quanto
rimase bloccato con il piede in una fessura. Subito trasportato in infermeria
della caserma rumena e visitato dall’ufficiale medico di turno, in seguito fu
trasportato in ospedale e visitato da uno specialista ortopedico, il quale
richiese una Risonanza Magnetica. Il referto mostrò un danno consistente al
ginocchio, tale da richiedere un urgente intervento chirurgico.

Da quel momento in poi la macchina amministrativa Italiana,
si sarebbe dovuta mettere in moto,
 in
quanto già il comandante della Compagnia di cui faceva parte il militare,
avrebbe dovuto comunicare il rientro in patria per infortunio grave in
esercitazione. Da questa trasmissione di notizia la catena gerarchica Nato e
quella italiana avrebbero dovuto garantire cure mediche, amministrative e
umanitarie all’infortunato. 
In realtà ciò che avvenne in seguito ha dell’assurdo.
I viaggi, in classe economy, non erano ovviamente adibiti
per il trasporto di un viaggiatore con gamba steccata e a peggiorare la
situazione il comando di dipendenza quale destinazione finale aveva
previsto Grazzanise.
Non essendo stato previsto da coloro che hanno il
compito di coordinare e disporre non avendo previsto alcun trasferimento presso
strutture mediche, hanno obbligato il malcapitato militare a trovare da sé
soluzioni, chiedendo aiuto direttamente al personale responsabile alla
sicurezza della compagnia di volo per un cambio di posto da 1 economy a 4 posti
business, giungendo alla fine presso la sua abitazione in Casagiove.
Il problema sembrava momentaneamente e apparentemente
risolto grazie alla sola iniziativa e proprietà comunicativa del nostro giovane
militare. Purtroppo il peggio doveva ancora venire.
I problemi veri e propri con l’amministrazione militare
iniziarono quando l’infortunato si recò all’infermeria di corpo, più volte in
quanto di domenica non era previsto servizio, il lunedì non fu possibile
incontrare nessun Ufficiale medico in quanto ancora non in servizio, così si
accontentò di raccontare l’accaduto ai sottufficiali Infermieri di turno, i
quali fotocopiarono la documentazione sanitaria. In quella circostanza
chiese informazioni anche riguardo il modello “C” e al riconoscimento della
causa di servizio.

Per fare un pò di chiarezza è giusto specificare l’importanza
del Modello C: ne è prevista la redazione quando, a seguito di lesioni
traumatiche (aventi i caratteri dell’infortunio da causa violenta) si renda
necessario il ricovero in un ospedale militare. In tal caso il comando o
l’ufficio di appartenenza provvede a compilare, per la parte di competenza, il
Modello C ed a farlo pervenire in duplice esemplare alla direzione del
ospedale militare prima della dimissione dell’interessato e, comunque, non
oltre cinque giorni dal ricovero.
Il direttore dello stabilimento sanitario, ricevuto ed
esaminato tale modulo, sulla base dei rilievi clinici eseguiti nel reparto di
cura e delle altre indagini tecniche ritenute necessarie esprime subito il
giudizio sulla dipendenza o meno da causa di servizio, comunicandolo subito
dopo all’interessato, ed in ogni caso prima della dimissione dall’ospedale
militare. In pratica, il Modello C sostituisce il verbale di visita della
Commissione Medica Ospedaliera, velocizzando di molti mesi la complessa
procedura.
Quando finalmente l’infortunato riesce ad essere ricevuto a
colloquio dal Direttore del servizio sanitario (DSS) dell’infermeria di corpo
del Quartier generale italiano l’esito e le notizie non sono positive. Il
DSS non solo sosteneva di non conoscere la sua vicenda, ma soprattutto
affermava di non voler compilare alcun Modello c.
 Nonostante le
numerose richieste di spiegazione, il DSS non riscontrava i presupposti
riconducibili ad un evento di lesione traumatica compatibile con la redazione
del modello richiesto.
Il militare giunto in Italia aveva ricevuto immediata
conferma dal proprio ortopedico di fiducia, già interpellato via Skype
dall’estero, della diagnosi riscontrata già in precedenza in
Romania. Dunque non solo il DSS asseriva che non era a conoscenza di tali
vicende mediche, ma discuteva anche l’attendibilità delle dichiarazioni e
pareri medici militari dei colleghi rumeni. 
Da qui ebbe inizio la lunga diatriba, che non è
ancora conclusa.
Tra relazioni inviate al proprio comando richieste formali
di spiegazioni alle quali non ha fatto mai seguito alcuna risposta.

Il militare si trova ora dover fronteggiare l’incompetenza,
l’inadempienza, le omissioni in atto d’ufficio e gravissime mancanze
decisionali, che hanno condotto l’infortunato a presentare normale domanda
di riconoscimento del danno, che richiede non solo spese ingenti, ma anche un’
attesa amministrativa che può variare tra i 7 e 10 anni. 
In caso contrario, qualora il comandante di Corpo
provvedesse ad avviare le pratiche per il Modello c, il militare potrebbe avere
accesso ad un percorso più breve. Ciò comporterebbe però l’auto cospargersi il
capo di ceneri da parte dei responsabili.
Purtroppo però la vicenda non è ancora terminata, il
militare attende ancora notizie da parte dell’amministrazione militare, affinché
la situazione si sblocchi più velocemente possibile permettendogli così di aver
acceso ad idonee cure e terapie per la sua devastata gamba.
Lui stesso ha sostenuto che: “La forza armata è
come un papà e come tale dovrebbe avere cura di ognuno dei suoi figli”.


Vogliamo sperare che questo “papà” non abbandoni i suoi
figli, che a loro volta ripongono in esso tanta fiducia, ma si adoperi
affinché gli siano riconosciuti i giusti diritti. Essi non chiedono altro
che il loro paese li ami quanto loro lo amano.

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