GUARDIA DI FINANZA, IL NUMERO DUE ADINOLFI VA IN PENSIONE: ADDIO AL COMANDO GENERALE MA L’AUSILIARIA È SALVA

Tutta colpa dell’ausiliaria. Almeno
secondo le ipotesi che circolano nei corridoi del comando
generale della Guardia di finanza (Gdf). E che
sarebbe tra le motivazioni che hanno spinto il
generale Michele Adinolfi
, fino ad oggi vice comandante del
corpo
, a concludere prima della fine dell’anno la sua ragguardevole carriera
militare
.

Ma che cos’è l’ausiliaria? Una forma influenzale?
Una epidemia invernale? Macché. Si tratta di una particolare
posizione giuridica
 che consente, una volta raggiunto il limite di età
previsto per il pensionamento, ad ufficiali e sottoufficiali di
ogni grado, anche della Gdf, di essere assegnati a incarichi che non
siano riservati ai colleghi in servizio permanente
. Cumulando all’assegno
pensionistico un’indennità annua pari all’80% della differenza tra
il trattamento previdenziale e la retribuzione relativa al grado e
all’anzianità posseduti al momento del collocamento a riposo.

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Un istituto prezioso e remunerativo per
gli anziani con le stellette, sul quale rischia però di abbattersi, con
l’arrivo del nuovo anno, la mannaia del governo. Almeno secondo le voci
che circolano da settimane. Così, per non correre il rischio di perdere il
vantaggioso trattamento, meglio affrettarsi se si hanno i
requisiti. Un ragionamento, che potrebbe avere fatto anche lo stesso Adinolfi.

Una decisione con la quale, dopo 43 anni di
servizio, l’uomo che negli anni d’oro della carriera ambiva alla guida del
corpo, già ex comandante interregionale di Toscana, Emilia, Marche, ha rinunciato
definitivamente alla corsa per il comando generale
 della Gdf. Adinolfi
era finito, nei mesi scorsi, al centro delle polemiche dopo la pubblicazione di
alcune intercettazioni di sue conversazioni con il presidente del Consiglio.
Tra le quali, ormai celebre quella rivelata da “Il Fatto Quotidiano”, in cui il
premier definì il suo predecessore Enrico Letta un “incapace”. Gli
subentra, nel ruolo di comandante in seconda, il generale di Corpo d’Armata Giorgio
Toschi
, già capo dell’Ispettorato istituti istruzione. Che, insieme ai colleghi
e pari grado Luciano Carta, alla guida dei reparti speciali delle
Fiamme Gialle, e Giuseppe Mango, attualmente a capo del comando
interregionale Italia Nord-Orientale, entra a pieno titolo nella lista
dei papabili per la successione a Saverio Capolupo
, comandante in carica
del corpo, che lascerà l’incarico a fine maggio.

Approfittando della norma che
“fino al 31 dicembre 2015” consente il collocamento in ausiliaria per un
massimo di cinque anni (“a domanda dell’interessato che abbia prestato non meno
di 40 anni di servizio effettivo”), Adinolfi ha di fatto rinunciato alla
corsa per il comando generale del corpo. Ruolo che prevede uno
stipendio annuo di circa 229 mila euro lordi (intorno ai 130 mila
netti) contro i circa 133 mila euro lordi l’anno (quasi 79 mila netti) del
vice. Ma mettendo al sicuro il diritto all’ausiliaria. Sulla quale, secondo
indiscrezioni, di fronte ai piani di tagli ipotizzati dal governo, sarebbe fortissima
la pressione 
dei vertici militari della Difesa per ottenerne
la proroga
.
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