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GLI EX COMANDANTI E CAPI DI STATO MAGGIORE: “PATTUGLIARE NON SERVE PER SCONFIGGERE GLI SCAFISTI”

(di Mario Valenza) – Secondo i più esperti militari delle nostre forze
armate, il piano varato dall’Unione Europea potrebbe essere inefficace per
combattere gli scafisti. “Bombardare le imbarcazioni dalle nostre navi
militari, senza mandare uomini sul campo è un’ipotesi da scartare
immediatamente per l’impossibilità di individuare con certezza a chi
appartengono le barche e soprattutto se in alcuni casi ci siano a bordo
profughi in procinto di partire”, spiega all’Huffington Post Fabio Mini, già
comandante della missione Nato in Kosovo.



“Se io fossi un trafficante senza scrupoli,
utilizzerei subito i migranti come scudi umani, caricandoli sulle imbarcazioni.
Scegliendo questa strada, si deve mettere in conto che sono possibili errori e
quindi stragi” . Secondo Mini, rispetto alle scorse settimane “il caos in Libia
è ulteriormente aumentato e dietro ognuno dei due ‘governi’, quello di Tobruk e
quello di Tripoli – vi sono potenze regionali che vedrebbero come una
dichiarazione di guerra la scelta dell’uno o dell’altro”. Critiche anche dal
generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa, oggi tra
gli analisti di punta dell’Istituto affari internazionali. “Ho sempre giudicato
– afferma Camporini – assai avventato l’intervento in Libia, motivato
essenzialmente da ragioni di politica interna francese, che ha gettato quel
Paese dalla padella dell’autoritarismo di Gheddafi nella brace di una lotta
tribale combattuta senza esclusione di colpi, con una dovizia di armamento
pesante assolutamente fuori controllo. Chi invocava motivi umanitari si faccia
un esame di coscienza e si domandi se il mancato rispetto dei diritti umani del
regime di Gheddafi fosse davvero peggiore della quotidiana insicurezza degli
abitanti di Bengasi, Tripoli, Misurata e di tutto il territorio libico…”.

L’ammiraglio Fabio Caffio, esperto di diritto internazionale marittimo avverte:
“Blocco navale è un termine improprio – puntualizza – poiché indica una
misura di guerra, come quella attuata da Israele nei confronti di Libano e Gaza
nel 2006 e nel 2009. L’Onu potrebbe attuarlo soltanto come misura
sanzionatoria, e soltanto le autorità di Tobruk e quelle egiziane, al momento,
potrebbero avvalersi di questo strumento”. Infine Caffio afferma:
“L’interdizione navale – prosegue l’ammiraglio Caffio – rappresenterebbe
un deterrente per le imbarcazioni che trasportano armi o petrolio, ma
bisognerebbe valutare la situazione delle navi che trasportano migranti, capire
come le navi deputate ai controlli in un eventuale embargo possano effettuare i
soccorsi di queste persone…”

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