F-35: IN ARRIVO LE ARMI LASER, MA NON PER TUTTI. SOLTANTO PER I PAESI CHE POTRANNO PERMETTERSELE

(di Franco Iacch) – L’F-35 potrebbe essere equipaggiato con un laser a fibra
modulare. Lockheed Martin avrebbe optato proprio per questa soluzione, rispetto
ai laser che si basano su componenti di cristallo o instabili sistemi
chimici. Il laser a fibra ottica, paragonato ad un prisma che funziona al
contrario, renderà il sistema più flessibile ed efficiente. Nelle specifiche di
Lockheed Martin, anche la possibilità di regolare la potenza del laser,
aggiungendo dei moduli.

Il primo laser da 60 kilowatt sarà pronto per i test il
prossimo anno. Il sistema d’arma potrà essere aumentato di potenza fino ad un
massimo di 120 kW. Ovviamente, stiamo parlando di equipaggiamento
supplementare, che potrà essere adottato da ogni singolo paese e che esula
dalla normale integrazione dei sistemi. E’ una possibilità per incrementare le
capacità dell’F-35.
Sappiamo che senza profondi upgrade hardware ad avionica,
radar, armi e propulsione, l’F-35 (Progettato negli anni ’90) potrebbe non
essere in grado di affrontare le minacce russe e cinesi. I progressi stranieri
nella tecnologia di quinta generazione sono evidenti e costanti, motivo per cui
questi aggiornamenti, sono necessari. Sarebbe opportuno definirli
“fondamentali”.
Tra gli upgrade previsti per l’F-35 una nuova avionica di
sistema, radar più potente, armi laser ed un nuovo motore che possa ridurre i
consumi ed aumentare le prestazioni (nel block 6 previsto nel 2019 sono
previste migliorie al motore, ma se ne sta progettando uno nuovo).
Cosa significa questo? Che i caccia attualmente costruiti in
‘Low-Rate Initial Production’ e consegnati, potrebbero essere tutti aggiornati,
alcuni ancor prima di alzarsi in volo. L’F-35, investimento da 400 miliardi di
dollari (oltre a 650 miliardi di dollari previsti dal Government Accountability
Office in soli costi di manutenzione), rischia di entrare in servizio già
obsoleto rispetto alle controparti che dovrebbe affrontare in un ipotetico
scenario.
Questi upgrade hardware e software, stridono con quanto
affermato dalla Lockeed Martin e con quella pubblicizzata superiorità del
caccia che avrebbe assicurato la vittoria in ogni scontro, anche se adesso
sappiamo che non è più così. Lo JSF è un caccia tattico pensato per la guerra
del futuro, non una piattaforma da superiorità aerea (anche se inizialmente si
parlò addirittura di “dominio”, parola utilizzata soltanto per il Raptor).
La reazione dei partner stranieri ai futuri aggiornamenti,
pena una linea F-35 di serie B, è ancora tiepida. Perché il punto è proprio
questo: i futuri aggiornamenti (da non confondere con la roadmap di sviluppo
della Lockheed Martin per raggiungere la piena capacità operativa) saranno a carico
delle singole nazioni che potranno decidere o meno di mantenere il caccia al
passo con le sfide globali (gli esempi si sprecano per numerose piattaforme che
non hanno raggiunto il loro pieno sviluppo per mancanza di fondi o entrati in
linea ormai obsoleti). Sappiamo che il nuovo motore costerà circa 15 milioni di
dollari, mentre per radar ed avionica si potrebbe addirittura sborsare il
doppio rispetto a quanto inizialmente versato.
Tutti pazzi per le armi laser
Tutti i rami delle forze armate desiderano armi laser, ma
non tutti le vogliono per le stesse missioni. L’USAF sta perseguendo un duplice
approccio: un laser per la cannoniera AC-130 ed un altro per l’F-15E Strike
Eagle. Nessuno dei due è stato concepito per il sistema di difesa missilistica,
Santo Graal per l’Esercito e la Marina. L’Air Force, invece, vorrebbe un laser
per abbattere vettori nemici e, in ultima analisi, obiettivi di terra. Inutile
rilevare gli ostacoli tecnici per le applicazioni tattiche del laser dell’Air
Force.

Tecnicamente è molto più facile adattare un’arma laser su un vettore
terrestre o su una nave della Marina. Basti pensare alla prima e unica arma
laser operativa al mondo installata sulla USS Ponce (foto a
dx), nave da 17.000 tonnellate. Al contrario, l’AC-130J (foto sotto) pesa
‘soltanto’ 82 tonnellate a pieno carico. L’F-15E appena 40. Analizzando il fine
tattico dei laser per l’Esercito, il Corpo dei Marine e la Marina, come l’High-Energy
Laser Mobile Demonstrator
, il Ground-Based Air Defense e
il Laser Weapon System, si intuisce che sono stati progettati per
fine difensivi. L’obiettivo finale è un laser con la potenza e la capacità
(quindi la portata) di abbattere i missili balistici e da crociera in arrivo,
proteggere una base, unità di terra o una task force navale.

Il laser dell’Air Force è più aggressivo. L’opzione laser sulla
cannoniera AC-130 significherebbe possedere un’arma precisa arma distruttiva,
molto più letale dei sistemi convenzionali. Colpire un bersaglio con l’energia
diretta (in riferimento all’F-15) in un contesto aria-aria, significa colpirlo
in millisecondi e non più in minuti. Un missile aria-aria AIM-120 AMRAAM vola a
circa 3.000 miglia all’ora, anche se il reale dato è classificato. Un laser,
invece, si “muove” alla velocità della luce, cioè 186.000 miglia al secondo.
Invece di trasportare una mezza dozzina di missili supersonici, un aereo
potrebbe sparare centinaia di colpi laser, prima di essere rifornito da un
aereo cisterna. In questo modo, la sua missione non sarebbe limitata al carico
delle armi. Poiché i laser possono sparare un numero infinito di colpi alla
velocità della luce, sono l’ideale per intercettare le minacce ad alta
velocità.

Appare evidente il diverso approccio dell’Air Force rispetto alla
Marina ed all’Esercito. Piuttosto che cercare di proteggere una nave, una base
o una flotta, l’USAF si concentra sull’auto-protezione del singolo aeromobile
che trasporta il laser. L’Air Force vorrebbe un laser multiuso: armi difensive
/ offensive che possano sparare in modalità a basso consumo per l’auto-difesa,
in modalità offensiva non letale (per bruciare sensori o motori) ed, infine, in
modalità letale. L’Air Force conta di testare entro i prossimi cinque anni i
primi laser aviotrasportabili da 150 kW. La tabella di marcia dell’Air Force
Research Laboratory
prevede un piano di sviluppo in tre fasi.

Il sistema difensivo SHIELD, che dovrà dimostrare la
capacità di auto-difesa delle armi laser, sarà testato entro il 2020. Nel 2022
è previsto il primo test per un sistema difensivo laser a lungo raggio da 100
kilowatt. Entro il 2024, infine, sarà testato un sistema offensivo da 300
kilowatt, in grado di distruggere aerei nemici e obiettivi terrestri a lunga
distanza.

Qualora dovessero realmente funzionare, le prime armi laser
“tascabili” potrebbero anche equipaggiare gli F-22 o gli F-35, ma non si potrà
sperare di certo di vederli integrati nella cellula. Ciò significa che sia il Raptor che
il Lightning II potranno, tra 10 o 15 anni, trasportare delle
armi laser, ma a discapito della furtività della loro cellula, non progettata
per aver implementato dei sistemi ad energia. Ad ogni modo, appare evidente che
lo stato dell’arte delle armi laser non sarà raggiunto prima del 2040-2050, in
teoria pronte per il futuro caccia di sesta generazione, in fase di
progettazione.
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