Giuseppe Del Deo, dall’Esercito al vertice del DIS: l’ex 007 indagato per peculato. Repulisti nell’intelligence
Il terremoto nei servizi dopo il caso Del Deo
Un effetto a catena, silenzioso ma profondo, ha investito l’Aisi dopo l’emersione del caso che coinvolge Giuseppe Del Deo, ex alto dirigente dell’intelligence italiana. Attorno alla sua figura si sarebbe consumata una vera e propria operazione di azzeramento interno: allontanati uomini della sua cerchia, ricollocato personale considerato vicino all’ex dirigente, rimossi funzionari che negli anni avevano lavorato nel suo perimetro operativo.
Il segnale più forte è politico e organizzativo insieme: chiudere ogni spazio di continuità con la gestione precedente e impedire che restassero in servizio figure ritenute potenzialmente in grado di condizionare verifiche, accertamenti o rapporti interni. In questa cornice, il caso Del Deo è diventato molto più di una vicenda personale: è il punto attorno a cui ruotano equilibri, controlli e tensioni nei vertici della sicurezza nazionale.
Chi sono gli uomini usciti dall’Aisi
Tra i nomi e i profili coinvolti nella riorganizzazione ci sarebbero persone appartenenti al nucleo più vicino all’ex vicedirettore. Il fratello sarebbe rientrato nell’esercito. Due assistenti-segretarie sarebbero tornate alle amministrazioni di provenienza. Una dipendente di Palazzo Chigi, indicata anche come collaboratrice delle indagini, avrebbe lasciato anticipatamente il servizio.
Fuori anche gli uomini del cosiddetto circuito dei “neri”, cioè operatori che avrebbero lavorato al fianco di Del Deo riferendo direttamente a lui. Alcuni sarebbero rientrati nei Carabinieri, altri nella Guardia di Finanza. A questi si aggiungono gli agenti coinvolti negli accessi ai database legati agli approfondimenti su Gaetano Caputi, capo di Gabinetto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nel complesso, le uscite dall’Aisi sarebbero almeno dodici.
La mossa dei nuovi vertici dell’intelligence
La ristrutturazione interna sarebbe maturata prima che l’inchiesta della procura di Roma entrasse nella fase di discovery. A guidare la linea della discontinuità sarebbero stati il direttore Bruno Valensise e il vice Carlo De Donno, decisi a segnare una cesura netta con il passato.
La logica sarebbe stata chiara: evitare che potessero restare al proprio posto figure considerate espressione diretta dell’ex vicedirettore e prevenire il rischio di attività non in linea con l’attuale conduzione del Servizio. Parallelamente, l’apparato avrebbe scelto una linea di piena collaborazione con la magistratura, consegnando elementi utili agli approfondimenti investigativi.
Il caso Caputi e il capitolo più delicato
Uno dei passaggi più sensibili riguarda gli accertamenti eseguiti su Gaetano Caputi, figura centrale a Palazzo Chigi. Alla magistratura sarebbero stati trasmessi non solo gli esiti delle verifiche, ma anche i nomi degli agenti che le avevano svolte materialmente. Un dettaglio pesante, perché fotografa un cambio di clima interno e un livello di esposizione difficilmente immaginabile fino a pochi mesi fa.
Secondo quanto emerso, la richiesta di quegli approfondimenti sarebbe arrivata dai vertici del Servizio dell’epoca e da Del Deo in particolare. Un elemento che ha aggiunto ulteriore pressione a una vicenda già delicatissima, soprattutto sul piano istituzionale.
Mantovano torna al Copasir
Il caso è destinato ad approdare di nuovo davanti al Copasir. Il sottosegretario Alfredo Mantovano, autorità delegata ai servizi, dovrebbe essere ascoltato ancora per chiarire passaggi, responsabilità e catena delle decisioni. Il tema non riguarda soltanto gli eventuali accessi ai database o i rapporti interni all’intelligence, ma anche la cornice in cui si sarebbe mossa la cosiddetta Squadra Fiore.
Ed è qui che la vicenda si fa ancora più opaca. Restano infatti interrogativi sui possibili committenti di questa struttura parallela, composta anche da ex appartenenti alle forze dell’ordine. Al momento, uno dei punti da chiarire riguarda proprio l’effettivo ruolo dei singoli soggetti coinvolti e i livelli di responsabilità nelle attività contestate.
L’inchiesta sulla Squadra Fiore
L’indagine ruota attorno a un presunto sistema di dossieraggio e ad attività che, secondo gli inquirenti, avrebbero superato i limiti della legalità e delle competenze consentite. I reati contestati a vario titolo nell’inchiesta comprendono accesso abusivo a sistema informatico, violazioni della privacy ed esercizio abusivo della professione.
Per Del Deo, invece, il profilo accusatorio più grave è quello di peculato per cinque milioni di euro. Secondo l’ipotesi investigativa, quella somma sarebbe stata affidata alla società Sind. Si tratta di contestazioni tutte da verificare nel corso dell’iter giudiziario e rispetto alle quali vale la presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.
Le verifiche del Ros e il nodo del segreto di Stato
Gli approfondimenti sono affidati ai carabinieri del Ros, che stanno analizzando dispositivi e documenti sequestrati agli indagati, tra computer, telefoni e materiale cartaceo. L’attività investigativa si muove sotto il coordinamento della magistratura competente e tocca un terreno particolarmente sensibile, dove informazioni operative, apparati istituzionali e riservatezza si intrecciano continuamente.
Sul tavolo resta anche la questione del possibile segreto di Stato, che in astratto potrebbe essere opposto su parte della documentazione. Un elemento che rende l’indagine ancora più complessa e che potrebbe incidere sulla piena ricostruzione dei fatti.
Chi è Giuseppe Del Deo
Classe 1973, originario di Napoli, Giuseppe Del Deo ha costruito gran parte della sua carriera all’interno dell’intelligence italiana dopo l’avvio come ufficiale dell’esercito. Nel tempo si è specializzato soprattutto nei dossier economico-finanziari, un ambito diventato sempre più strategico nella protezione degli interessi nazionali.
La sua ascesa lo ha portato ai vertici dell’Aisi, dove ha guidato il comparto economico-finanziario prima di essere nominato, nel luglio 2023, vicedirettore. Un passaggio che lo aveva accreditato come uno dei profili più forti della nuova generazione dell’intelligence.
Dall’Aisi al Dis: la nomina e il cambio di scenario
Nel 2024 il suo nome circola anche per la successione a Mario Parente alla guida dell’Aisi, ma la scelta cade su Bruno Valensise. Poco dopo arriva per Del Deo un nuovo incarico: l’8 agosto 2024, con un decreto firmato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, viene nominato vicedirettore del Dis.
Un approdo di peso, che però dura poco nel clima sempre più teso che si addensa attorno alla sua figura. Due episodi, in particolare, finiscono per pesare sul suo percorso: il caso legato ai presunti controlli intorno all’auto di Andrea Giambruno, vicenda successivamente smentita, e quello relativo agli approfondimenti eseguiti su Caputi.
L’uscita dai servizi e l’approdo a Cerved
Nel 2025, dopo circa trent’anni di carriera, Del Deo lascia il Servizio a soli 51 anni. Un’uscita rapida, che arriva in una fase già segnata da forte pressione interna e istituzionale. Pochi giorni dopo, viene nominato presidente esecutivo di Cerved, gruppo attivo nell’analisi dei dati d’impresa e nella valutazione del rischio di credito.
La società ha precisato di non essere coinvolta nell’inchiesta. Ma il passaggio immediato dall’intelligence a un ruolo di vertice in un’azienda che opera nel settore dei dati ha inevitabilmente acceso attenzione pubblica e interrogativi politici.
Perché il caso Del Deo pesa oltre il profilo giudiziario
La vicenda non colpisce solo un singolo ex dirigente. Tocca la credibilità dei meccanismi di controllo interni ai servizi, il rapporto tra intelligence e politica, la gestione delle informazioni sensibili e la linea di confine tra sicurezza dello Stato e utilizzo improprio degli strumenti investigativi.
È per questo che il caso Del Deo continua a far rumore. Non soltanto per le accuse, tutte da accertare, ma perché mette a nudo una domanda che nel cuore delle istituzioni pesa più di qualsiasi retroscena: chi controlla davvero chi ha accesso alle informazioni più delicate del Paese.
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