Intelligence, Meloni proroga Caravelli alla guida dell’Aise per altri due anni
Proroga di due anni per Caravelli alla guida dell’Aise
Nel pieno dello scandalo Squadra Fiore, come già anticipato su queste pagine, il governo sceglie la linea della continuità ai vertici dell’intelligence. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha deciso di prorogare per altri due anni l’incarico del prefetto Gianni Caravelli alla guida dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna.
La decisione, formalizzata da Palazzo Chigi, è stata assunta — si legge nella nota — «sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica» ed è stata comunicata al Copasir. La proroga decorrerà dal 16 maggio, consolidando così la permanenza di Caravelli alla testa del servizio esterno.
Chi è Gianni Caravelli e perché il suo ruolo è considerato strategico
Caravelli, nato a Frisa il 18 marzo 1961, è un generale e prefetto italiano. È direttore dell’Aise dal 16 maggio 2020 e il 17 settembre 2024 è stato nominato prefetto, mantenendo l’incarico fuori ruolo presso l’Agenzia.
Figura di lungo corso nel comparto sicurezza, ha maturato esperienze internazionali anche come rappresentante speciale dell’Onu in Afghanistan ed è da oltre dieci anni ai vertici dell’intelligence esterna, prima come vice e poi come direttore. È considerato uno dei più profondi conoscitori dei dossier africani e mediorientali, aree nelle quali ha seguito partite decisive, in particolare sui flussi migratori e sui rapporti con Paesi come Libia ed Egitto.
In questa fase, il suo ruolo viene ritenuto cruciale soprattutto nel quadrante mediorientale, alla luce delle tensioni crescenti nell’area e della necessità di mantenere aperti canali di interlocuzione con attori spesso contrapposti.
I dossier più delicati: dal caso Cecilia Sala ad Alberto Trentini
Negli ultimi anni Caravelli è stato protagonista di alcuni dei dossier più sensibili della politica estera e della sicurezza nazionale. Tra questi vengono richiamate le operazioni che hanno portato alla liberazione della giornalista Cecilia Sala, riportata in Italia dopo la detenzione in Iran, e quella di Alberto Trentini.
Si tratta di operazioni gestite attraverso contatti diretti e riservati, con un filo costante con Palazzo Chigi, che hanno rafforzato il profilo del direttore Aise come uomo chiave nei passaggi più delicati della diplomazia parallela italiana.
Le ombre: il caso Almasri e le polemiche sul rimpatrio
Il nome di Caravelli resta però legato anche a vicende controverse. Su tutte, il caso Almasri, con il rimpatrio del trafficante libico, che ha alimentato polemiche politiche e interrogativi sulla gestione dei rapporti con Tripoli.
Secondo quanto riportato nel testo di partenza, il tribunale dei ministri avrebbe fatto notare come lo stesso Caravelli non avesse mai parlato di una situazione di emergenza e di sicurezza per i cittadini italiani in Libia tale da giustificare il rimpatrio di Almasri, indicato come assassino e torturatore ricercato dal tribunale dell’Aia. Un passaggio che pesa sul piano politico e che continua ad accompagnare il suo profilo pubblico.
I rapporti difficili con Crosetto e gli attriti istituzionali
Negli anni non sono mancati momenti di forte tensione istituzionale, in particolare con il ministro della Difesa Guido Crosetto. Davanti alla procura di Perugia, Crosetto aveva messo a verbale che i «rapporti con il direttore dell’Aise siano formalmente buoni», pur segnalando «rimostranze» e contestando una «mancanza di doverosa cooperazione».
Attriti riemersi anche più di recente, quando Crosetto, rimasto bloccato a Dubai nel giorno dell’attacco americano in Iran, aveva lamentato di non aver ricevuto alcun alert da parte dei Servizi. Una versione che si è incrociata con quella dello stesso Caravelli, ascoltato al Copasir, dove ha chiarito che l’Agenzia non era stata informata preventivamente del viaggio del ministro.
Una figura capace di attraversare governi diversi
Uno degli elementi che più hanno consolidato la posizione di Caravelli è la sua capacità di lavorare con esecutivi diversi. Ha iniziato il suo percorso ai vertici del servizio con Giuseppe Conte, lo ha proseguito con Mario Draghi e ora lo consolida con Giorgia Meloni.
La proroga decisa adesso rafforza l’idea di una figura percepita come garanzia di continuità operativa in una fase ad alta instabilità internazionale e interna.
La scelta di Meloni rafforza Mantovano e chiude il risiko interno
In questo quadro, la proroga appare come una scelta di ordine politico e istituzionale. Da un lato rafforza Alfredo Mantovano, sottosegretario con delega ai Servizi, con cui Caravelli viene descritto come legato da un rapporto molto solido. Dall’altro prova a mettere ordine in un momento particolarmente delicato del comparto intelligence.
La decisione, infatti, finisce anche per disinnescare il risiko interno e togliere di scena possibili competitor per l’incarico, come Carmine Masiello, Capo di stato Maggiore dell’Esercito, e i numero due dell’Aise Zontilli e Figliuolo.
Quanto può restare in carica: il nodo degli otto anni
La proroga si inserisce dentro il perimetro fissato dalla normativa sul Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. Il direttore dell’Aise è nominato dal presidente del Consiglio, sentito il Cisr, e resta in carica per un periodo iniziale di quattro anni, rinnovabile anche più volte, ma per un totale massimo di otto anni consecutivi.
Le regole sui rinnovi sono state modificate nel 2020, con l’obiettivo di consentire una maggiore continuità rispetto al passato, pur mantenendo il tetto massimo degli otto anni. Con questa proroga, Caravelli va dunque verso il completamento dell’intero ciclo previsto dalla legge: otto anni alla guida dell’intelligence esterna italiana.
Continuità nel pieno della tempesta
La scelta del governo arriva nel momento più sensibile: mentre il caso Squadra Fiore agita il quadro politico e istituzionale, Palazzo Chigi decide di blindare uno dei gangli più delicati dello Stato. Il messaggio è netto: nessuna discontinuità ai vertici dell’Aise, nessuna apertura immediata a un cambio di guida, ma una conferma piena dell’uomo che da anni gestisce i dossier più esplosivi della sicurezza nazionale.
Una decisione che ha il sapore della stabilizzazione, ma che inevitabilmente riapre anche tutte le domande politiche e istituzionali che il nome di Gianni Caravelli continua a portarsi dietro.
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