Sindacati Militari

Carabinieri, la richiesta al Comando Generale: stop al lavoro “gratis”, riconoscere come orario di servizio le attività prima e dopo i turni

USMIA Carabinieri torna a sollevare con forza il tema del mancato riconoscimento delle attività propedeutiche e conclusive ai servizi istituzionali ai fini dell’orario di lavoro, con particolare riferimento ai servizi automontati.

Il Segretario Generale Carmine Caforio ha rilanciato una richiesta definita urgente: un intervento chiaro, uniforme e definitivo, da diramare fino ai minimi livelli dell’organizzazione, per tutelare i diritti del personale in uniforme e superare le disparità di trattamento economico tra reparti.

La lettera ai vertici dell’Arma e ai Comandanti di Corpo

L’Associazione ha formalizzato la propria posizione attraverso una lettera indirizzata al Comando Generale dell’Arma e ai Comandanti di Corpo, indicati come datori di lavoro.

Al centro della segnalazione vi è una questione che, secondo Caforio, incide direttamente su diritti, sicurezza e dignità del personale: il fatto che una serie di attività necessarie allo svolgimento del servizio non vengano considerate parte integrante dell’orario lavorativo.

Quali attività USMIA chiede di riconoscere come lavoro effettivo

La richiesta riguarda tutte quelle operazioni che precedono o seguono il servizio e che risultano indispensabili alla sua esecuzione. Tra queste vengono indicate:

  • le operazioni di approntamento del veicolo;
  • la verifica dei dispositivi;
  • la presa in carico dell’equipaggiamento;
  • le attività di chiusura del servizio;
  • la compilazione degli atti;
  • la riconsegna dei materiali.

Secondo USMIA Carabinieri, si tratta di attività obbligatorie, svolte sotto vincolo gerarchico e strettamente connesse al servizio istituzionale. Per questo motivo, il sindacato sostiene che debbano essere considerate a tutti gli effetti prestazione lavorativa.

“Prestazioni non retribuite”: il nodo economico e giuridico

Il punto contestato è netto: escludere queste attività dal computo dell’orario di lavoro significa, nei fatti, imporre prestazioni non retribuite.

Nella ricostruzione fornita da USMIA, questa prassi si porrebbe in contrasto con i principi normativi e costituzionali in materia di giusta retribuzione. Il risultato sarebbe la creazione di una forma di lavoro “fuori orario” obbligatorio e non retribuito, una condizione che l’Associazione descrive come non più tollerabile.

Caforio evidenzia che la questione non riguarda soltanto l’aspetto economico, ma investe un piano più ampio di legalità, trasparenza e rispetto del personale in uniforme.

Il tema sicurezza: possibili criticità su tutela assicurativa e previdenziale

USMIA richiama anche il profilo della sicurezza sul lavoro. Secondo quanto evidenziato, lasciare queste attività in una zona grigia sotto il profilo del riconoscimento orario potrebbe esporre il personale a criticità sul piano della tutela assicurativa e previdenziale, in caso di infortunio.

Si tratta di un passaggio centrale della denuncia sindacale, perché collega il tema dell’orario non soltanto alla retribuzione, ma anche alle garanzie riconosciute al personale durante tutte le fasi che accompagnano il servizio.

Disparità tra reparti e applicazione non uniforme

Un altro elemento messo in evidenza riguarda la disomogeneità applicativa tra reparti. Secondo USMIA Carabinieri, l’assenza di un indirizzo univoco genera differenze di trattamento tra personale impiegato in contesti diversi, con ricadute anche sul benessere del personale.

Proprio questa frammentazione operativa è uno dei motivi per cui l’Associazione chiede un atto ufficiale che chiarisca in modo uniforme quando inizi e quando termini il servizio.

La richiesta finale: quando inizia davvero il servizio

La posizione espressa da USMIA Carabinieri è precisa: il servizio deve iniziare con le operazioni di approntamento e terminare con la conclusione delle attività di riconsegna.

Di conseguenza, tutte queste fasi dovrebbero essere riconosciute come orario di lavoro effettivo, con i conseguenti effetti sul piano economico e delle tutele.

Caforio: “Non è solo una rivendicazione economica”

Nella conclusione richiamata da USMIA, Carmine Caforio sottolinea che non si tratta soltanto di una richiesta economica, ma di una questione di legalità, trasparenza e rispetto per il personale in uniforme.

Per il Segretario Generale, si tratta di un punto sul quale è necessario intervenire senza ulteriori rinvii, con una direttiva capace di eliminare in modo definitivo le attuali incertezze applicative e le disparità di trattamento.

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Laura Bianchi – Esperta in relazioni sindacali militari e di polizia
Esperta in relazioni sindacali delle Forze Armate e di Polizia

Laura Bianchi

Laura Bianchi è una consulente e analista indipendente specializzata in relazioni sindacali, rappresentanza e tutela del personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia. Si occupa di contrattazione, diritti del personale, evoluzione normativa e dinamiche istituzionali. Su InfoDifesa.it cura approfondimenti basati su fonti ufficiali, documenti sindacali e analisi del contesto giuridico e operativo.