Cronaca

Giacomo Bongiorni, chi sono i tre ragazzi accusati dell’omicidio: Eduard Alin, Ionut Alexandru e un minorenne. “Hanno smesso di picchiarlo solo quando è morto”

La notte di violenza che ha portato alla morte di Giacomo Bongiorni, 47 anni, ha sconvolto Massa e acceso il dibattito sulla brutalità di un’aggressione maturata nel cuore del centro storico. Un episodio drammatico che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe nato da un gesto di civiltà: il tentativo della vittima di fermare un gruppo di giovani che stava seminando il caos in piazza.

Secondo quanto emerso nelle prime fasi dell’inchiesta, i tre ragazzi fermati con l’accusa di omicidio sono Ionut Alexandru Miron, 23 anni, Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e un minorenne, la cui posizione è seguita dalla Procura per i minorenni. Parallelamente, la Procura ordinaria di Massa ha disposto il fermo dei due maggiorenni.

La notte dell’aggressione in piazza Felice Palma

Erano circa l’una di notte quando, nella centralissima piazza Felice Palma, alcuni giovani avrebbero iniziato a lanciare bottiglie di vetro contro un negozio, apparentemente per puro divertimento. Una scena di teppismo che non è passata inosservata e che avrebbe spinto Giacomo Bongiorni a intervenire.

Il 47enne, carpentiere, era appena uscito da un locale del centro storico dove aveva trascorso la serata ascoltando musica dal vivo insieme alla compagna, al cognato, ad alcuni amici e al figlio di 11 anni. Di fronte a quella situazione, avrebbe deciso di avvicinarsi al gruppo per chiedere di smetterla. Sarebbe stato proprio quel rimprovero a scatenare la furia del branco.

Secondo la ricostruzione emersa finora, Bongiorni sarebbe stato accerchiato e aggredito. Durante il pestaggio sarebbe caduto, battendo violentemente la testa. Un impatto che si è rivelato fatale e che ha trasformato una notte qualunque in una tragedia devastante.

Chi sono i tre accusati

Al centro dell’inchiesta ci sono tre giovani: Ionut Alexandru Miron, 23 anni, Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e un ragazzo minorenne. Per tutti, allo stato attuale delle indagini, l’ipotesi accusatoria è gravissima.

La Procura per i minorenni di Genova, guidata dalla procuratrice Tiziana Paolillo, ha disposto il fermo del minore ritenuto, allo stato, responsabile di omicidio volontario. Nello stesso momento, la Procura di Massa ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti dei due indagati maggiorenni.

Sarà ora il prosieguo delle indagini a chiarire con precisione il ruolo di ciascuno, la dinamica completa dell’aggressione e le eventuali responsabilità individuali in una vicenda che ha profondamente colpito la comunità.

Il racconto straziante della compagna

A rendere ancora più drammatica questa tragedia è il racconto della compagna di Giacomo, presente al momento dell’aggressione insieme al figlio di 11 anni della vittima. Le sue parole descrivono una scena di violenza difficile da immaginare e ancora più difficile da dimenticare.

“È morto per le botte”, ha raccontato al Corriere della Sera, affidando ai giornali il dolore per una perdita improvvisa e atroce. Un racconto che restituisce l’orrore di quei momenti e la disperazione di chi ha assistito senza poter fermare il massacro.

La donna ha ricordato anche i progetti di vita che stavano per realizzare insieme: “A luglio ci saremmo sposati e saremmo andati assieme in una casa nuova”. Un futuro già immaginato, già costruito nei sogni e nelle promesse, spazzato via in pochi istanti.

“Lo hanno circondato e colpito senza fermarsi”

Secondo il suo racconto, tutto sarebbe nato quando Giacomo e il fratello di lei avrebbero chiesto al gruppo di giovani di smettere di lanciare bottiglie. Da quel momento, la situazione sarebbe precipitata rapidamente.

“Loro li hanno circondati. Sono arrivati anche altri giovani. Hanno cominciato a colpirli. Li picchiavano e basta. Hanno smesso di colpire Giacomo solo quando si sono resi conto che l’avevano ammazzato. A quel punto e solo a quel punto sono scappati”, ha raccontato la compagna.

Parole durissime, che mostrano il profilo di un’aggressione feroce e senza pietà. Solo dopo la fuga del gruppo, alcune persone presenti si sarebbero avvicinate per capire cosa fosse accaduto e per tentare disperatamente di aiutare l’uomo.

Il figlio davanti alla scena più terribile

Tra gli elementi più dolorosi della vicenda c’è la presenza del figlio di 11 anni di Giacomo Bongiorni, che avrebbe assistito agli ultimi momenti di vita del padre. Un trauma destinato a lasciare un segno profondissimo.

La compagna ha raccontato che alcuni giovani hanno iniziato a praticare il massaggio cardiaco mentre lei correva accanto a Giacomo, cercando di sostenerlo. “Gli tenevo la testa tra le mani ma dalle orecchie usciva il sangue. Suo figlio gli teneva la mano e diceva: ‘Babbo, alzati. Per favore alzati’”.

Un’immagine devastante, che da sola restituisce la misura della tragedia consumatasi in pochi minuti nel centro di Massa.

Un caso che scuote la città

L’omicidio di Giacomo Bongiorni ha provocato sgomento, rabbia e dolore. La sensazione, davanti a una vicenda simile, è quella di una violenza esplosa senza alcun freno, in risposta a un semplice richiamo al rispetto delle regole e della convivenza civile.

Ora saranno gli inquirenti a ricostruire tutti i dettagli di quanto accaduto e a definire il quadro delle responsabilità. Resta però il peso insopportabile di una morte assurda, avvenuta sotto gli occhi della compagna e del figlio, e il vuoto lasciato da una vita spezzata in modo tanto brutale.

Fonte ricostruita sulla base delle informazioni riportate da Il Messaggero e dalle dichiarazioni rese al Corriere della Sera.

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