Esercito

Da oggi nuova mimetica dell’Esercito italiano, più grigia e pensata per città e tunnel. Masiello “droni nello zaino e stampanti 3D ai reparti”

La nuova tuta mimetica distribuita da oggi per la festa dell’Esercito

La nuova tuta mimetica dell’Esercito italiano sarà distribuita a partire da oggi, in occasione della festa dell’Esercito, e viene presentata come uno dei segnali più evidenti della trasformazione in corso nelle forze terrestri italiane. Il cambiamento più immediato riguarda i colori: c’è molto più grigio, una scelta che risponde alla necessità di operare in contesti urbani e ambienti sotterranei, sempre più centrali nei conflitti contemporanei.

Più grigio per i conflitti moderni: il peso crescente di città e guerra sotterranea

La nuova mimetica nasce da una constatazione netta: i teatri di guerra attuali non sono più riconducibili a un solo modello operativo. I combattimenti nei centri urbani e nei tunnel stanno assumendo un ruolo crescente, e proprio per questo l’adattamento dell’equipaggiamento diventa una priorità. Il maggiore ricorso al grigio nella tuta riflette questa evoluzione e rende visibile una linea strategica più ampia: preparare i soldati italiani a scenari molto diversi tra loro, ma accomunati da un livello sempre più alto di complessità.

Masiello: “Il drone è come il fucile, fa parte dello zaino del soldato”

A spiegare la portata del cambiamento è il capo di Stato maggiore dell’Esercito a Repubblica, il generale di corpo d’armata Carmine Masiello, che da due anni lavora all’adeguamento della forza armata alle nuove minacce globali. Il messaggio è diretto e senza ambiguità: “il drone è come il fucile” e deve essere considerato parte integrante dell’equipaggiamento individuale.

Secondo Masiello, ogni militare deve prendere atto che il drone non è più uno strumento accessorio o specialistico, ma un elemento ordinario del combattimento moderno. È una frase che fotografa bene il salto di paradigma: il soldato del futuro, e ormai anche del presente, non si prepara solo a sparare, muoversi e resistere, ma anche a pilotare, osservare, localizzare e reagire in tempo reale attraverso sistemi aerei senza pilota.

Stampanti 3D ai reparti per costruire quadricotteri in autonomia

Tra gli aspetti più innovativi indicati dal vertice dell’Esercito c’è la distribuzione ai reparti di stampanti 3D per consentire ai militari di costruire da soli i quadricotteri. La motivazione è chiara: questi strumenti evolvono con una velocità tale da diventare superati nel giro di pochi mesi. Per questo, secondo Masiello, l’unico modo per restare al passo è aumentare l’autonomia operativa e produttiva direttamente sul terreno.

La scelta segnala una trasformazione profonda: non solo acquistare tecnologie, ma accorciare i tempi di adattamento, rendendo i reparti più flessibili e capaci di rispondere rapidamente ai cambiamenti del campo di battaglia. In controluce, emerge un Esercito che punta meno sulla rigidità dei modelli tradizionali e molto di più sulla capacità di aggiornarsi in corsa.

Ucraina, Gaza, Iran: tre guerre diverse che impongono un cambio di mentalità

Il ragionamento del generale Masiello parte da un presupposto preciso: non esiste un unico paradigma della guerra. L’Ucraina, spiega, mostra il ritorno di combattimenti su larga scala, con impiego di forze corazzate e droni. Gaza mette al centro la guerra urbana e quella sotterranea. Lo scenario iraniano richiama invece la possibilità di scontri tra potenze di livello superiore.

Il punto, in sostanza, è che chi si prepara a una sola guerra è già in ritardo. L’Esercito sta dunque cercando di costruire una capacità di risposta che tenga insieme massa, tecnologia, addestramento, adattabilità e prontezza a leggere scenari anche molto differenti tra loro. È una visione che rompe con ogni approccio statico e insiste su una parola chiave: versatilità.

La lezione dell’Ucraina: massa critica, resistenza e guerra tecnologica

Tra le crisi osservate con maggiore attenzione, Masiello indica l’Ucraina. Da quel conflitto, l’Esercito italiano trae alcune lezioni centrali: la necessità di recuperare una massa critica di soldati, la capacità di una nazione di reggere un conflitto prolungato, il ruolo decisivo della guerra tecnologica e il peso della disinformazione come arma strategica.

È un passaggio cruciale, perché sposta il discorso oltre l’equipaggiamento. Non si tratta solo di avere mezzi più moderni, ma di comprendere che una guerra contemporanea si combatte anche sul piano della tenuta collettiva, della resilienza nazionale e della capacità di difendersi dalla manipolazione informativa. In altre parole, il fronte non è più soltanto fisico.

Guerra dell’informazione, l’obiettivo è rendere i soldati “impermeabili”

Sul versante della disinformazione, Masiello spiega che l’Esercito sta sviluppando contromisure per rendere i propri militari “impermeabili alla guerra dell’informazione”. È un’indicazione che mostra quanto il conflitto moderno investa anche la sfera cognitiva: confondere, condizionare, demoralizzare e alterare la percezione della realtà è diventato parte integrante delle operazioni.

La sfida, quindi, non è soltanto addestrare soldati più tecnologici, ma formare uomini e donne capaci di mantenere lucidità operativa anche dentro una pressione comunicativa continua, ostile e mirata.

Gaza e i tunnel: nasce un reparto specializzato nella guerra sotterranea

Dalla lezione di Gaza l’Esercito ha tratto un’altra conseguenza concreta: la creazione di un reparto specializzato nella guerra sotterranea, il 184mo battaglione Nembo. La motivazione è semplice e insieme durissima: i combattimenti nei centri urbani saranno sempre più frequenti, e ci sarà bisogno di operare anche nei cunicoli.

Questo sviluppo conferma che l’ambiente sotterraneo non viene più considerato un’eccezione, ma una componente stabile dei futuri scenari di guerra. La preparazione specifica per tunnel, passaggi interrati e spazi chiusi diventa quindi un tassello operativo indispensabile.

“Non bisogna fossilizzarsi”: lo sguardo rivolto anche ad Africa e Artico

Per Masiello sarebbe un errore strategico concentrarsi solo sui conflitti oggi in corso. La guerra di domani, avverte, sarà diversa. Per questo il vero sforzo consiste nell’immaginarne in anticipo le caratteristiche, osservando non solo i fronti attuali ma anche aree come l’Africa e l’Artico.

È un passaggio che rivela una linea di pianificazione ampia, orientata non all’emergenza del momento ma alla costruzione di capacità utili in scenari molteplici. In questa impostazione, l’innovazione non è un esercizio teorico: è una forma di sopravvivenza strategica.

Tecnologia e addestramento non bastano: “la differenza la fa il soldato”

Pur insistendo su droni, adattamento e nuove tecnologie, il capo di Stato maggiore ribadisce un principio che considera decisivo: la differenza la fa il soldato. Tecnologia e addestramento, sottolinea, sono vitali, ma il punto essenziale resta il legame che unisce il militare alla Patria attraverso il giuramento, definito come “il sigillo del noi sull’io”.

È la parte più identitaria del discorso di Masiello, quella in cui la trasformazione dell’Esercito non viene raccontata soltanto come modernizzazione tecnica, ma come equilibrio tra innovazione operativa e coesione morale. Un messaggio che punta a tenere insieme efficienza, appartenenza e spirito di corpo.

Nessuna modifica negli scambi addestrativi con gli Usa in Italia

Sul piano internazionale, Masiello chiarisce che, per quanto riguarda gli scambi addestrativi con le unità statunitensi in Italia, non si registrano modifiche. L’obiettivo condiviso resta quello di rafforzare l’interoperabilità, cioè la capacità di operare insieme in tutti i possibili scenari, anche nel quadro di una revisione delle priorità strategiche americane.

Un elemento che conferma la continuità della cooperazione operativa con gli Stati Uniti e il valore attribuito alla capacità di integrazione tra forze alleate.

Un Esercito che cambia pelle per non farsi trovare in ritardo

La nuova mimetica più grigia è soltanto il segno esteriore di una trasformazione molto più profonda. Dentro ci sono droni equiparati al fucile, stampanti 3D distribuite ai reparti, un battaglione specializzato nella guerra sotterranea, attenzione alla disinformazione, studio delle lezioni che arrivano da Ucraina, Gaza e dagli scenari di crisi più avanzati.

Il messaggio di fondo è netto: o si è pronti a tutto, o si è già in ritardo. E l’Esercito italiano, nella visione del generale Masiello, sta cercando di cambiare pelle adesso, prima che siano i conflitti del futuro a imporre il conto.

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Laura Bianchi – Esperta in relazioni sindacali militari e di polizia
Esperta in relazioni sindacali delle Forze Armate e di Polizia

Laura Bianchi

Laura Bianchi è una consulente e analista indipendente specializzata in relazioni sindacali, rappresentanza e tutela del personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia. Si occupa di contrattazione, diritti del personale, evoluzione normativa e dinamiche istituzionali. Su InfoDifesa.it cura approfondimenti basati su fonti ufficiali, documenti sindacali e analisi del contesto giuridico e operativo.

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