Politica

Gasparri si dimette da capogruppo di Forza Italia al Senato: proposta la sua candidatura alla presidenza della Commissione Esteri e Difesa

L’addio da capogruppo e l’elezione di Stefania Craxi

Maurizio Gasparri si dimette da presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia al Senato e cede il testimone a Stefania Craxi, eletta per acclamazione. La decisione, come riferisce una nota dell’ufficio stampa del gruppo di Forza Italia al Senato, è maturata “nel quadro di un avvicendamento concordato col Segretario Nazionale, Antonio Tajani”.

La comunicazione ufficiale precisa che “nel corso della riunione del gruppo parlamentare di Forza Italia al Senato, nel quadro di un avvicendamento concordato col Segretario Nazionale, Antonio Tajani, il Presidente uscente Maurizio Gasparri ha rassegnato le sue dimissioni dall’incarico di Presidente e, al medesimo incarico, è stata eletta per acclamazione la senatrice Stefania Craxi”.

Nella stessa riunione, il gruppo parlamentare ha inoltre proposto la candidatura del senatore Maurizio Gasparri alla presidenza della Commissione Esteri e Difesa del Senato. Un passaggio che ridisegna gli equilibri interni di Forza Italia e che, per il Comparto Sicurezza e Difesa, pesa ben oltre il semplice ricambio ai vertici.

Non una semplice staffetta: cambia l’interlocutore del comparto

Per chi indossa una divisa, l’uscita di scena di Gasparri dal ruolo di capogruppo non è una notizia ordinaria. Non si tratta soltanto di un cambio di guida parlamentare, ma della chiusura di una stagione politica in cui il senatore azzurro ha incarnato un riferimento costante sui dossier più delicati del comparto.

Apprezzato da molti, contestato da altri, spesso al centro del confronto, Gasparri ha mantenuto una presenza riconoscibile su contratti, stipendi e previdenza. In una fase segnata da tagli, spending review, ritardi amministrativi e rivendicazioni sindacali, il suo nome è rimasto legato a molte delle istanze avanzate dal personale di Polizia e dalle associazioni professionali militari.

Contratti e arretrati: il terreno su cui si è giocata la partita

Tra i fronti sui quali Gasparri ha esercitato una pressione politica più costante c’è quello del rinnovo contrattuale del comparto Sicurezza e Difesa. Ha sostenuto attivamente lo stanziamento delle risorse necessarie a portare a compimento il triennio 2022-2024 e ha indicato una linea di continuità anche per il successivo triennio 2025-2027.

Sul piano parlamentare, ha inoltre presentato interrogazioni per sollecitare la liquidazione degli arretrati e l’aggiornamento stipendiale previsto dal CCNL.

Previdenza e DDL 161: il nodo più sensibile

Uno dei terreni più delicati è stato quello della previdenza dedicata. Gasparri è indicato come primo firmatario di disegni di legge, tra cui il DDL 161, finalizzati a tutelare il personale in uniforme sotto il profilo pensionistico.

Il nodo centrale è quello dell’adeguamento dei coefficienti di trasformazione, tema tecnico ma decisivo, perché riguarda il rischio di penalizzazioni economiche legate all’innalzamento dell’età pensionabile. Su questo fronte, Gasparri ha costruito una parte rilevante della propria iniziativa politica, insistendo sulla necessità di riconoscere concretamente la specificità di chi opera nel comparto Sicurezza e Difesa.

La specificità come bandiera politica

È proprio la specificità ad aver rappresentato uno dei cardini della linea sostenuta da Gasparri sul comparto. Il principio è netto: chi porta le armi e garantisce la sicurezza dello Stato non può essere trattato come un qualsiasi impiegato pubblico.

Su questo terreno, il senatore di Forza Italia ha tenuto una posizione riconoscibile e più volte ribadita, in sintonia con le richieste di chi da anni chiede misure differenziate su previdenza, trattamento economico e condizioni operative. Una linea che, tra consensi e polemiche, ha contribuito a renderlo un punto di riferimento politico stabile.

Una figura divisiva ma difficile da ignorare

Il bilancio politico di Gasparri sul comparto non può essere letto in modo lineare. È stato una figura ingombrante, presente, spesso polarizzante, capace di raccogliere consenso ma anche di alimentare critiche. Non sono mancate promesse rimaste sospese, ritardi e nodi ancora aperti. Eppure proprio questa esposizione continua lo ha reso, per molti appartenenti al comparto, un riferimento riconoscibile dentro il Palazzo.

È qui che il suo passo indietro da capogruppo acquista un significato più profondo: non solo la fine di un incarico, ma il possibile venir meno di un canale politico diretto con il mondo della sicurezza e della difesa.

Stefania Craxi eredita un dossier pesante

Con l’elezione di Stefania Craxi, Forza Italia affida la guida del gruppo al Senato a una figura che raccoglie un’eredità complessa. Sul tavolo restano il consolidamento del percorso contrattuale e i nodi previdenziali ancora irrisolti.

Il comparto guarda ora a questa transizione con attenzione e cautela, perché il punto non è soltanto chi guiderà il gruppo parlamentare, ma se resterà alta l’attenzione politica sulle esigenze di chi garantisce ogni giorno la sicurezza del Paese.

Ora la partita si sposta sulla Commissione Esteri e Difesa

La vera novità politica è che l’uscita di Gasparri dalla guida del gruppo non coincide con un arretramento. Al contrario, la proposta di candidatura alla presidenza della Commissione Esteri e Difesa del Senato apre uno scenario nuovo e potenzialmente ancora più incisivo.

Se questo passaggio dovesse concretizzarsi, Gasparri potrebbe spostare il proprio baricentro istituzionale proprio su uno dei terreni che più ne hanno segnato l’azione politica recente. Per il comparto Sicurezza e Difesa, dunque, il cambio di ruolo potrebbe trasformarsi non in una scomparsa, ma in un ritorno da una postazione ancora più strategica.