RISPUNTA L’IDEA DELLA MINI-NAJA. IL GOVERNO: UTILE PER I GIOVANI

C’era una volta la naja: 144 anni di servizio militare che hanno messo le stellette a 24 milioni di italiani. Finché, a gennaio 2005, anche la leva è andata in pensione.
Quattro anni dopo vede la luce «vivi le forze armate», versione in sedicesimo della naja. Un «corso di formazione teorico-pratico» organizzato nei mesi estivi che consentiva a un migliaio di ragazzi ogni anno di provare la vita militare, passando tre settimane in caserma insieme a soldati, avieri, marinai o carabinieri. Un successo, stando alla entusiastica risposta dei giovani «volontari». Ma gli ultimi governi di centrosinistra sembravano aver accantonato il progetto: con l’estate ormai alle porte, sul sito del ministero della Difesa l’ultimo bando è quello del 2013.
Ieri, a Pordenone, l’Associazione nazionale alpini però ha rilanciato, approfittando del raduno annuale delle «penne nere» per proporre, con tanto di striscione esposto durante la sfilata, una «mini-naja» volontaria e gratuita, possibilmente allungata a tre mesi, e inquadrata – anche – come formazione per la protezione civile. Il presidente dell’Ana, Sebastiano Favero, ne ha parlato con il premier Matteo Renzi e con il ministro della Difesa, Roberta Pinotti. E quest’ultima si è detta possibilista.
Che sia l’alba di una «nuova» leva breve? È presto per dirlo, ma l’idea non dispiace affatto a Ignazio La Russa: «L’esperienza con i militari è formativa per i giovani».
Proprio lui da ministro volle l’istituzione della mini-naja «superando difficoltà e ostacoli», ricorda, «anche se proprio la Pinotti, rispetto alla posizione del Pd, all’epoca fu meno ostile rispetto al progetto». Battezzato nell’autunno 2009 per un «motivo semplice e triplice», spiega ancora il parlamentare di FdI. L’idea era quella di permettere ai giovani «di testimoniare la propria vicinanza alle forze armate e di conoscere meglio e apprezzare le forze armate», oltre a fornire nuovi potenziali adepti alle associazioni d’arma, destinate a languire sempre più senza la «linfa vitale» dei giovani militari iscritti al termine della naja. Ultimo vantaggio, per La Russa, era appunto la possibilità per i partecipanti di «prepararsi al volontariato e alla protezione civile», sia nelle tre settimane di corso che, appunto, nell’attività interna alle associazioni, «arricchite da persone nuove che condividono gli stessi ideali», tanto da scegliere di trascorrere un mese d’estate in caserma piuttosto che in spiaggia.

Non aver promosso e «capito» la mini-naja e il suo valore aggiunto contro uno stanziamento «davvero poco oneroso», secondo l’ex ministro, «è un peccato». Conseguenza per lui dell’idiosincrasia della sinistra «verso questo rinsaldare i simboli custoditi dai militari: l’amore per la patria, per la bandiera, per l’inno nazionale, per la storia e per le tradizioni delle nostre forze armate». Ora che gli alpini, le cui quote riservate nella mini-naja erano tra le più richieste (con paracadutisti, marina e carabinieri), chiedono al governo di rilanciare i corsi, i giochi potrebbero riaprirsi. Peraltro con una durata tale da rendere la «levetta» anche più interessante e utile come periodo di formazione. «Fare esperienze legate a quella militare, come a quelle della Protezione Civile o della Croce Rossa, dove per un periodo si serve, penso sia un’educazione importante per i giovani», ha commentato ieri a Pordenone la Pinotti. Arrivando a definire «positiva» l’ipotesi «di attivare un servizio, che può essere civile ma anche legato al mondo militare». Ma i patiti delle «stellette» devono attendere. «Da qui a decidere – ha concluso il ministro in quota Pd – deve ancora passare del tempo».

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