Espulsa dal corso per «inettitudine militare», reintegrata dal Consiglio di Stato: «Da allora mesi di inferno». I superiori: è inadatta.

È di nuovo burrasca fra l’Aeronautica militare e il sergente Giulia Schiff, l’allieva ufficiale dell’Accademia di Pozzuoli che aveva denunciato le lesioni subite durante il cosiddetto rito del «battesimo del volo». La ventunenne veneziana, espulsa dal corso nel 2018 per «inettitudine militare» e reintegrata lo scorso anno dal Consiglio di Stato, ha rimediato una nuova «bocciatura» alla base della quale ci sono sempre ragioni comportamentali. E lei è tornata all’attacco con una vibrante denuncia penale alla Procura militare di Roma: questa volta per essere stata emarginata e ripetutamente punita «in modo ingiusto in un clima di aperta ostilità», scrive l’avvocato Massimiliano Strampelli che la difende. Tradotto in reato militare significa abuso di autorità.

Le inchieste della procura militare e della procura ordinaria

L’atto è del 29 maggio e riaccende uno scontro che vede impegnati sulla vicenda, oltre al Consiglio di Stato e al Tar del Lazio, anche due procure: quella militare di Roma e quella ordinaria di Latina dove ha sede la Scuola di volo del «battesimo», tradizione goliardica che si chiude con il bagno dell’aspirante pilota nella piscina del pinguino. Entrambi i magistrati, si apprende ora, hanno chiuso le rispettive indagini per lesioni militari aggravate e violenza privata contro otto commilitoni, che hanno così ricevuto l’avviso di garanzia. L’ultima causa si inserisce in questo contesto. Dopo la rottura del settembre 2018, Giulia era dunque tornata fra i banchi dell’Accademia di Pozzuoli nel luglio dello scorso anno «per il completamento del corso», come disponeva il Consiglio di Stato in attesa della decisione del giudice amministrativo in merito all’espulsione. Veniva così aggregata a un nuovo corso, al termine del quale sarebbe dovuta andare alla Scuola di volo, tappa finale del percorso di formazione necessaria per ottenere l’agognato brevetto di pilota militare di jet, il suo sogno.

Le sanzioni

Giunta a un passo dal traguardo, la doccia fredda. «Non risultano ricorrere i presupposti per avviare il sergente Schiff allo svolgimento delle ulteriori attività presso le Scuole di volo militari», scrive il generale Luigi Casali, capo di Stato maggiore delle Scuole dell’aeronautica militare. «Mi hanno reso la vita un inferno ma non dico nulla perché ho il dovere del silenzio», taglia corto lei ora. L’Accademia ha elencato le punizioni inflitte in otto mesi. «Usava il cellulare in luoghi non consentiti». «Divisa in disordine». «Postura scomposta a mensa». «In piedi dopo il silenzio». «Cubo della divisa non effettuato». «Arrivava in adunata serale mostrandosi aggressiva e irrispettosa con i colleghi accusandoli di averla fatta arrivare in ritardo». E avanti così per 31 giorni di consegna, 4 rimproveri e 3 richiami formali in soli otto mesi. Che sommati ai 60 dell’intero anno precedente costituiscono un record nella storia dell’aviazione italiana. Basti pensare che nell’anno solare i commilitoni hanno collezionato complessivamente più o meno le sue stesse punizioni. «Caso singolare ed eccezionale… Un agire mai posto in essere all’Accademia Aeronautica da nessun frequentatore», certifica il colonnello Antonio Di Matteo, comandante dei corsi, la sua bestia nera. «Insofferenza alla disciplina, all’obbedienza, alla subordinazione, al rigore, alla puntualità e allo spirito di sacrificio necessari per intraprendere una carriera militare», conclude il generale Stefano Fort, incaricato di indagare sul caso all’interno dell’Accademia nell’ambito di un’inchiesta disposta dalla stessa Aeronautica militare.

Redazione articolo a cura di Andrea Pasqualetto per il Corriere.it

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