Espulsa dalla scuola ufficiali per «insufficiente attitudine militare». Denunciò il nonnismo in caserma. Allieva reintegrata dal Consiglio di Stato

(di Alessia Ribaudo) – Lo scorso 6 settembre era stata espulsa dal 125esimo corso dell’Aeronautica, presso la scuola ufficiali di Pozzuoli. Ieri, 21 giugno, il Consiglio di Stato ha stabilito che il sergente Giulia Schiff, 20 anni di Mira, deve essere reintegrata per completare il percorso formativo per diventare pilota. Il provvedimento ribalta quello cautelare del Tar del Lazio.

«Finalmente torno a casa — commenta commossa Giulia — e stento a crederci perché ero disillusa: entro dieci giorni dovrei partire». I suoi legali Massimiliano Strampelli e Isidoro Cavaliere sono soddisfatti. «Anche perché i giudici ritengono necessario che il Tar — spiega Strampelli — approfondisca i profili motivazionali e procedimentali dell’espulsione». La vicenda ha anche profili penali militari perché Giulia ha denunciato di aver subìto episodi di nonnismo.

 

Bisogna fare un salto indietro. Tutto inizia nel gennaio del 2018 quando Giulia vince il concorso per l’ammissione al corso allievi ufficiali di complemento dell’Aeronautica che consente di ottenere il brevetto di pilota militare. Secondo la ragazza, tutto fila bene per qualche mese, fino a quando non comincia l’addestramento nella Scuola di volo, a Latina. Tappa obbligata, dove si inizia a pilotare. Il corso si chiude con una prova da solista che il sergente supera il 7 aprile. La «tradizione» vuole che alla fine ci sia il «battesimo del volo». «Io ero contraria — ha raccontato Giulia Schiff — ma i commilitoni erano irremovibili: ti spaccheremo i denti sull’ala dell’aereo».

Tutti sembrano ridere, scherzare ma lei si lamenta: «Mi fate male, mi fate male». Poi il bagno nella piscina del pinguino, gli applausi e le strette di mano. Da lì in poi — si lamenta Schiff — viene continuamente punita «per qualsiasi sciocchezza». Sino all’epilogo con l’espulsione che avviene il 6 settembre per «insufficiente attitudine militare». Lei non l’accetta e non solo fa ricorso ai giudici amministrativi del Tar del Lazio ma sceglie di denunciare anche penalmente tutta la vicenda alla procura militare di Roma che apre un fascicolo. Nel registro degli indagati vengono iscritte persone. L’inchiesta che è tuttora in corso.

Il Corriere della Sera