Politica

Decreto Sicurezza 2026, cosa passa e cosa no al senato: proroga Comandante Gdf ed estensione mandato Vice Comandante Carabinieri, stop addettanze militari e visite intime ai detenuti

Il nodo politico degli emendamenti: cosa è passato e cosa è stato fermato

Nel percorso di conversione del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23 sulla sicurezza pubblica, il Parlamento ha esaminato un pacchetto molto ampio di emendamenti, con esiti profondamente diversi. Da un lato sono passate modifiche di forte impatto ordinamentale, come la proroga del mandato del Comandante generale della Guardia di finanza e l’estensione del mandato del Vice comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Dall’altro lato, sono rimaste fuori proposte considerate non coerenti con l’oggetto del decreto, tra cui quelle sulle Addettanze militari, nonostante fossero motivate con esigenze di continuità operativa, sicurezza internazionale e risparmio di spesa.

La proroga del Comandante generale della Guardia di finanza è passata al Senato su richiesta del Governo

Tra gli emendamenti approvati spicca quello governativo 21.3000, confluito nell’articolo 21, comma 8-bis, che prevede una deroga alla disciplina ordinaria della legge n. 189 del 1959. La norma dispone che il mandato in corso del Comandante generale della Guardia di finanza sia prorogato fino al 31 dicembre 2026. Si tratta di una scelta inserita direttamente dal Governo nel corso dell’esame parlamentare e poi confluita nel testo finale approvato dal Senato.

Il dato politicamente più rilevante è che questa modifica, pur riguardando l’assetto dei vertici di un corpo militare, è stata ritenuta ammissibile dentro un decreto molto eterogeneo, dedicato formalmente alla sicurezza pubblica ma ampliato nel corso dell’iter su materie diverse.

Passa anche il vice comandante generale dei Carabinieri: mandato da uno a due anni

È stata inoltre approvata la modifica relativa al Vice comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, attraverso l’emendamento 20.1, che interviene sull’articolo 168 del codice dell’ordinamento militare. La novità consiste nell’estensione della durata del mandato da uno a due anni.

Anche questa disposizione ha natura ordinamentale e incide direttamente sull’assetto dei vertici. Per questo il suo via libera al Senato viene letto, sul piano politico e procedurale, come un ulteriore segnale di una linea molto elastica nella valutazione dell’attinenza degli emendamenti all’oggetto del decreto.

Il caso Addettanze militari: emendamento escluso nonostante sicurezza, continuità operativa e risparmi

Tra i provvedimenti non passati, uno dei casi più significativi è quello delle Addettanze militari. Gli emendamenti 25.0.22 e 30.0.10 (presentati da maggioranza e opposizione) puntavano a fissare in quattro anni la durata ordinaria dei mandati del personale militare impiegato all’estero.

La proposta aveva una motivazione precisa. L’obiettivo era garantire maggiore continuità operativa nelle sedi internazionali, rafforzare la stabilità funzionale delle rappresentanze militari all’estero e ridurre il turn over in una fase segnata da una contingenza internazionale delicata, nella quale la continuità dei presìdi esteri viene presentata come un fattore direttamente collegato alla sicurezza nazionale e alla qualità delle relazioni istituzionali e strategiche.

Non solo. L’emendamento evidenziava anche un possibile risparmio strutturale di spesa, legato alla riduzione dei costi di rotazione del personale. La minore frequenza degli avvicendamenti avrebbe consentito, secondo l’impostazione della proposta, di liberare risorse da destinare al potenziamento della presenza italiana negli organismi internazionali. Nonostante questi argomenti, la modifica non è entrata nel testo finale.

Le critiche sull’eterogeneità del decreto e sulla selezione delle ammissibilità

Nei documenti parlamentari e nelle questioni pregiudiziali delle opposizioni emerge una critica netta: il decreto viene descritto come un contenitore fortemente disomogeneo, nel quale convivono norme su armi, minori, ordine pubblico, immigrazione, reati contro il patrimonio e disposizioni ordinamentali.

In questo quadro, il fatto che siano state approvate norme sui vertici di Guardia di finanza e Carabinieri, mentre siano rimaste fuori misure come quella sulle Addettanze militari, viene letto come il segno di una gestione selettiva dell’ammissibilità. La contestazione politica è che il criterio dell’attinenza all’oggetto del decreto non sia stato applicato in modo uniforme, ma in modo funzionale alle priorità del Governo.

Gli emendamenti approvati: stretta su coltelli, nuove pene e tutela rafforzata per scuola e trasporti

Tra gli emendamenti approvati nel testo finale figurano anche diverse misure di inasprimento sanzionatorio.

La prima riguarda il porto di strumenti atti a offendere, con particolare attenzione ai coltelli. È stata introdotta la reclusione da sei mesi a tre anni per chi porta senza giustificato motivo coltelli con lama pieghevole superiore a 5 centimetri o apribili con una sola mano, oltre alla stretta già prevista sugli strumenti da taglio con caratteristiche considerate offensive.

Nel testo approvato compare poi il nuovo reato di rapina organizzata, con l’introduzione dell’articolo 628-bis, che punisce con la reclusione da 10 a 25 anni le rapine commesse da gruppi organizzati contro uffici postali, banche o mezzi di trasporto valori.

Sono state inoltre inasprite le tutele per il personale scolastico e per il personale dei trasporti pubblici, con un rafforzamento delle sanzioni per le lesioni personali commesse nei loro confronti nell’esercizio delle funzioni. Sul fronte della sicurezza urbana, viene confermato il rafforzamento dei meccanismi di allontanamento dalle cosiddette zone rosse e l’ampliamento degli strumenti repressivi in materia di ordine pubblico.

I provvedimenti esclusi: Addettanze, bodycam, codici identificativi, abuso d’ufficio, cannabis, visite intime

Accanto alle norme approvate, resta un blocco di proposte che non ha superato l’esame parlamentare oppure è stato ritirato.

Tra queste, oltre al caso già citato delle Addettanze militari, figurano gli emendamenti sui codici identificativi per le forze di polizia e sull’uso delle bodycam nei servizi di ordine pubblico, che non sono confluiti nel testo finale.

Fuori anche le proposte sull’abuso d’ufficio, indicate nei documenti come dichiarate inammissibili perché ritenute estranee all’oggetto del decreto. Non è entrato nel provvedimento neppure l’emendamento 5.0.3 sulla cannabis per uso personale, che risulta ritirato. Allo stesso modo non compare nel testo finale la proposta sulle visite intime per i detenuti.

L’elenco degli esclusi rafforza la percezione di una selezione politica e procedurale molto netta: alcune modifiche sono state fermate perché ritenute fuori perimetro, mentre altre, pur ugualmente lontane dal nucleo originario del decreto, sono state approvate perché sostenute dall’Esecutivo.

Il punto che emerge dagli atti: un decreto sicurezza usato anche per norme ordinamentali

Dall’esame degli emendamenti approvati e di quelli non approvati emerge quindi un dato preciso. Il decreto sicurezza non si è limitato a misure penali e di ordine pubblico, ma è diventato anche il veicolo per interventi sull’assetto dei vertici istituzionali, come dimostrano la proroga del Comandante generale della Guardia di finanza e l’allungamento del mandato del Vice comandante generale dei Carabinieri.

Al contrario, altri emendamenti seppur costruiti su argomenti di sicurezza internazionale, continuità operativa e riduzione della spesa, non hanno trovato spazio. È questo il passaggio che più di altri fotografa il doppio binario emerso nel dibattito parlamentare: norme ordinamentali spinte dal Governo approvate, interventi tecnici non sostenuti dall’Esecutivo invece fermati o lasciati cadere.

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Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.