Testimonianze di servizio: “Le spese della giustizia non ricadano sul personale in congedo”
Rimborsi incerti, trasferte fuori regione e costi anticipati: la denuncia del sindacato
Le spese della giustizia non possono ricadere su chi ha servito lo Stato per decenni. È il punto fermo posto da USMIA Carabinieri, che richiama l’attenzione su una problematica sempre più sentita tra gli appartenenti all’Arma e alle Forze dell’Ordine in quiescenza: il personale in congedo convocato dall’Autorità Giudiziaria per rendere testimonianza su fatti di servizio, spesso senza adeguate garanzie economiche e organizzative.
Secondo quanto segnalato all’Associazione, numerosi militari e appartenenti alle Forze dell’Ordine, dopo una vita trascorsa al servizio delle Istituzioni, si trovano costretti ad affrontare trasferte anche fuori regione, sostenendo direttamente spese di viaggio, vitto e alloggio. Costi che, in molti casi, non vengono rimborsati con tempi rapidi né in misura proporzionata alle somme effettivamente sostenute.
Caforio: “Il senso del dovere non può diventare un sacrificio economico personale”
A denunciare il nodo dei rimborsi per le testimonianze di servizio è il Segretario Generale di USMIA Carabinieri, Carmine Caforio, che sottolinea la necessità di un cambio di passo.
“Il senso del dovere non può trasformarsi in un sacrificio economico personale”, dichiara Caforio. “Chi continua a collaborare con la giustizia, mettendo a disposizione professionalità ed esperienza, merita rispetto, tutele adeguate e procedure più efficienti”.
Una posizione netta, che punta a riportare al centro il ruolo di chi, pur essendo ormai in quiescenza, continua a garantire un contributo concreto al funzionamento della macchina giudiziaria. La testimonianza resa su attività di servizio non è, per USMIA Carabinieri, una convocazione qualunque: riguarda fatti, responsabilità e funzioni esercitate nell’interesse dello Stato.
Il vuoto normativo: personale in congedo trattato come comune testimone
Il sindacato evidenzia come l’attuale disciplina sulle spese di giustizia non distingua il personale in congedo chiamato a testimoniare su fatti di servizio dai comuni testimoni. Una mancanza che, secondo USMIA Carabinieri, non tiene conto del particolare ruolo ricoperto da questi uomini e donne durante la carriera, né delle responsabilità assunte nell’esercizio delle funzioni istituzionali.
Il risultato è un sistema che rischia di produrre un effetto paradossale: chi ha operato per anni al servizio della sicurezza pubblica viene richiamato a collaborare con la giustizia, ma deve spesso farsi carico in prima persona dei costi necessari per adempiere a un dovere collegato proprio alla sua precedente attività di servizio.
Per USMIA Carabinieri, questo assetto non è più sostenibile. Servono regole chiare, strumenti efficaci e garanzie economiche adeguate, affinché la collaborazione con l’Autorità Giudiziaria non si traduca in un peso personale.
Anticipi, rimborsi integrali e tempi certi: le richieste di USMIA Carabinieri
L’Associazione chiede un intervento concreto per assicurare al personale convocato come testimone su fatti di servizio adeguati anticipi e il rimborso integrale delle spese sostenute.
Non solo. USMIA Carabinieri sollecita anche procedure più semplici e tempi certi per la liquidazione degli importi dovuti. Il problema, infatti, non riguarda soltanto l’entità dei rimborsi, ma anche la loro tempestività: anticipare somme per trasferte, pernottamenti e pasti può rappresentare un disagio significativo, soprattutto per personale ormai in congedo.
La richiesta è chiara: evitare che la partecipazione a un procedimento giudiziario, quando legata a fatti di servizio, si trasformi in un danno economico per chi viene chiamato a testimoniare.
Videotestimonianze come soluzione ordinaria: meno sprechi e meno disagi
Accanto al tema dei rimborsi, USMIA Carabinieri rilancia con forza la necessità di utilizzare in via ordinaria la testimonianza in videoconferenza, limitando la presenza fisica in aula ai soli casi realmente indispensabili.
“È inoltre indispensabile adottare in via ordinaria la testimonianza in videoconferenza, limitando la presenza fisica ai soli casi strettamente necessari”, afferma Caforio. Per il Segretario Generale si tratta di “una soluzione di buon senso”, capace di ridurre la spesa pubblica e i disagi per il personale, sia in servizio sia in congedo.
Il ricorso alle videoconferenze permetterebbe infatti di evitare trasferte lunghe e costose, contenere gli oneri a carico dell’amministrazione e rendere più efficiente l’attività giudiziaria. Un aspetto, quest’ultimo, che USMIA Carabinieri collega anche alle difficoltà di alcuni testimoni impossibilitati, per motivi sanitari, ad affrontare lunghi viaggi.
L’esperienza Covid: le VTC hanno già dimostrato di funzionare
USMIA Carabinieri richiama anche l’esperienza maturata durante la pandemia da Covid-19, quando le testimonianze in VTC, videoteleconferenza, hanno consentito di garantire la continuità dell’attività giudiziaria in condizioni di sicurezza ed efficienza.
Durante quel periodo emergenziale, questa modalità ha permesso di celebrare udienze e raccogliere testimonianze assicurando piena validità processuale, contraddittorio tra le parti e identificazione certa del testimone.
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Per l’Associazione, proprio quella esperienza dimostra che la tecnologia può essere utilizzata non come misura eccezionale, ma come strumento stabile e moderno. Una scelta in grado di evitare trasferte inutili, ridurre i costi pubblici e limitare i disagi per il personale convocato.
La richiesta a Governo e Istituzioni: colmare rapidamente il vuoto normativo
USMIA Carabinieri chiede quindi al Governo e alle Istituzioni competenti di intervenire rapidamente per colmare un vuoto normativo che oggi penalizza uomini e donne che, anche dopo il congedo, continuano a offrire il proprio contributo alle Istituzioni.
Il tema, per il sindacato, non è soltanto economico. È una questione di rispetto istituzionale verso personale che ha servito lo Stato e che, anche da pensionato, viene chiamato a collaborare con la giustizia per fatti legati al servizio svolto.
Garantire rimborsi certi, anticipi adeguati, procedure snelle e il ricorso ordinario alle videotestimonianze significa tutelare chi ha già dato molto alle Istituzioni e, allo stesso tempo, rendere più efficiente il sistema giudiziario, evitando sprechi pubblici e disagi non necessari.
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