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Il quotidiano “Il Messaggero” con un articolo di sabato scorso ha anticipato la probabile soluzione della vicenda per le Forze dell’Ordine per le quali già da oggi sono previsti incontri e tavoli di discussione proprio in relazione al rinnovo del contratto. Per il comparto Sicurezza e Difesa tutte le risorse messe a disposizione garantiranno un aumento di stipendio di circa 20 euro in più rispetto alla gran parte dei dipendenti pubblici, vista anche la specificità del ruolo.

Cifre, 80 o 100 euro che siano, ovviamente lorde e che alla fine dei giochi potrebbero assicurare un aumento di soli 50 netti euro dopo 10 lunghi anni di blocco. Praticamente 5 euro all’anno. Cifre talmente irrisorie che se confermate rappresenterebbero l’accordo meno remunerativo della storia dei rinnovi, proposto soltanto perché imposto dalla Corte Costituzionale ed in vista delle prossime politiche del 4 marzo.

Certo a pensar male si fa peccato, ma la concomitanza tra le imminenti votazioni, il rinnovo contrattuale e l’esiguità delle somme stanziate assomigliano più ad una mancetta elettorale (fatta male, malissimo) piuttosto che alla precisa, determinata e disinteressata volontà governativa di rinnovare un contratto fermo da un decennio.

I sindacalisti ed i rappresentanti del Comparto Sicurezza e Difesa che oggi e nei prossimi giorni sigleranno il contratto, sono a conoscenza dell’enorme responsabilità che hanno? Sicuramente sono arrugginiti da un decennio di immobilità contrattuale, alcuni non hanno mai avuto la possibilità di concertare, ma non è necessario essere esperti di diritto sindacale per comprendere che le cifre stanziate e proposte dal Governo siano misere.

Va bene ad essere fiduciosi e non essere troppo critici a prescindere, ma “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”, quindi la soluzione migliore, per evitare un linciaggio mediatico come già avvenuto per il riordino delle carriere, è rinviare la piattaforma contrattuale.  La logica adottata dal Governo, tipica delle elemosine, farà sentire tanto buoni e con la coscienza a posto chi la propone, ma giuridicamente è uno schiaffo al diritto ed anche alla dignità delle Forze Armate e delle Forze di Polizia.

Togliere un sacrosanto diritto alla concertazione contrattuale, per sostituirlo con una regalia data solo perché si deve, offende la dignità degli uomini e delle donne che servono quotidianamente lo stato.

Fortunatamente abbiamo ancora una Costituzione che ci protegge e ci rende la dignità che meritiamo. Anche solo per questo dobbiamo difenderla in ogni modo, preservarla a e ricostituirla nel suo spirito più democratico. Per non finire a vivere di elemosine. Art. 36 della Costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa“. 

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