Cocaina sottratta dalla cassaforte della caserma: carabiniere condannato a 8 anni
La sentenza: otto anni di carcere e 40mila euro di multa
È stato condannato a otto anni di carcere e a 40mila euro di multa l’ex comandante del Nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Caprino Veronese, all’epoca dei fatti in servizio con quel ruolo. La decisione è stata pronunciata dal giudice per l’udienza preliminare al termine del procedimento celebrato con rito abbreviato.
Lo scambio nel parcheggio durante le indagini
L’ex militare, 60 anni, era stato arrestato nel marzo dello scorso anno. A far emergere l’episodio erano stati i carabinieri di Verona, impegnati in un’indagine su un giro di spacciatori.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i militari lo videro fermarsi accanto all’auto di un quarantenne originario del Marocco, che in quel momento era sotto osservazione. In quell’occasione avrebbe aperto il baule della propria auto, scaricato una borsa e collocata sul sedile posteriore della Panda dell’uomo seguito dagli investigatori.
L’ex comandante era stato notato altre volte nello stesso parcheggio, a Pescantina, ma quella sera, secondo l’accusa, ci fu il passaggio della droga.
Nella borsa quasi due chili di cocaina ad alta purezza
All’interno della borsa c’erano poco meno di due chili di cocaina, pari a 1,985 grammi, con un principio attivo dell’84 per cento, suddivisi in due involucri sottovuoto.
Il quantitativo sequestrato rappresenta uno degli elementi centrali dell’inchiesta, sia per il peso complessivo della sostanza sia per l’elevato grado di purezza indicato negli atti.
L’accusa di peculato: droga custodita in caserma e destinata alla distruzione
Secondo la ricostruzione dell’accusa, la cocaina era stata sequestrata in precedenza nell’ambito di altre indagini e si trovava custodita nella cassaforte della caserma di Caprino Veronese. Lo stupefacente avrebbe dovuto essere distrutto.
La sostanza era stata affidata proprio al comandante del Norm, che, secondo quanto emerso, l’avrebbe sostituita con gesso. A quel punto è scattata la perquisizione a casa del carabiniere che ha indicato ai suoi colleghi un bidone delle immondizie, dove c’era una busta di cellophane arancione con al suo interno due scatole di gesso da un chilogrammo, un paio di guanti in lattice, le confezioni originali della droga sequestrata da Borini in un altro procedimento e poi anche una busta contenente residui di cocaina e altre due con residui di gesso. Nella taverna del carabiniere era inoltre stato trovato un armadio con una macchinetta per sottovuoto e dei sacchetti di cellophane trasparenti uguali a quelli usati per consegnare la droga al marocchino.
La richiesta del pubblico ministero e la decisione del gup
Nel corso dell’udienza, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta aveva chiesto una condanna a sette anni e sei mesi di carcere. Il giudice ha invece disposto una pena più alta, fissandola in otto anni.
Contestualmente è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La posizione dell’ex militare e del destinatario della droga
Quando il carabiniere è stato sentito dai suoi colleghi ha ammesso le sue colpe e all’udienza di convalida ha raccontato di aver ceduto la droga al pusher, perché doveva restituire del denaro sottratto al bilancio familiare. L’arresto poi era stato convalidato e si trova da ormai un anno nella Casa Circondariale di Trento.
Nella stessa giornata è stata definita anche la posizione del quarantenne che ricevette i due chili di cocaina, attualmente detenuto nel carcere di Mantova. Per lui è stato definito un accordo con patteggiamento a quattro anni e sei mesi di carcere, oltre a una multa da 30mila euro.
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