Carabinieri

Caso Ramy, chiesto il processo per il carabiniere alla guida della gazzella

Richiesta di rinvio a giudizio

La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, ha chiesto il rinvio a giudizio, nel caso della morte del 19enne Ramy Elgaml il 24 novembre 2024, per il carabiniere che era alla guida della macchina inseguitrice, per omicidio stradale con “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”, e per Fares Bouzidi, che guidava lo scooter inseguito per 8 km, sempre per concorso in omicidio stradale.

Le indagini

Chiesto il processo, nelle indagini dei pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano con l’aggiunto Paolo Ielo, anche per altri sei militari accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto dell’amico di Ramy.

La richiesta di processo per gli 8 imputati, che arriva dopo l’ultima definitiva chiusura indagini del 16 febbraio, dovrà essere vagliata da un gup in udienza preliminare.

Le accuse principali

Il carabiniere è accusato di aver mantenuto “una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga”, con una “manovra particolarmente avventata”. In quell’inseguimento, per i pm, ha agito “nell’adempimento di un dovere”, anche se poi ha “ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge”, con una “condotta di guida sproporzionata”, anche rispetto alla “necessità” di bloccare lo scooter, dato che era già stata comunicata via radio la “targa” del TMax.

A lui sono contestate anche le lesioni nei confronti di Bouzidi, sempre per “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”. Ramy morì dopo l’urto tra il lato posteriore destro del TMax con la “fascia anteriore del paraurti” della Giulietta e il conseguente schianto nella fase finale, all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta.

La dinamica dell’incidente

Il 19enne venne sbalzato “contro il palo” di un semaforo e poi schiacciato dalla macchina dei carabinieri, che finì addosso, anch’essa, al palo.

Anche Bouzidi, condannato in primo grado per resistenza a 2 anni e 8 mesi, è accusato di omicidio stradale in concorso in relazione a quella fuga, senza patente, a tratti “contromano” e con picchi di velocità superiori ai 120 km/h.

Le contestazioni agli altri militari

A quattro militari, poi, vengono contestate, a vario titolo, ipotesi di depistaggio e favoreggiamento, come già emerse, per aver costretto testimoni a cancellare video.

Un’altra imputazione nei confronti di quattro militari, tra cui lo stesso carabiniere, riguarda presunti falsi nel verbale d’arresto di Bouzidi per resistenza. Avrebbero omesso, secondo i pm, “di menzionare l’urto”, scrivendo “falsamente” che lo scooter “a causa del sovrasterzo scivolava”.

Circostanza “smentita” dalla “ricostruzione” della Polizia Locale di Milano e dalla consulenza dell’esperto dei pm. E anche dalle “immagini acquisite”.

Avrebbero pure omesso di “menzionare lo ‘schiacciamento’ del corpo” di Ramy da parte della Giulietta. Poi, non avrebbero fatto cenno alla presenza di un teste oculare, di una dashcam e di una bodycam, “dispositivi che riprendevano l’intera fase dell’inseguimento”.

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Andrea Valenti – Analista di sicurezza e informazione strategica
Analista di sicurezza e informazione strategica

Andrea Valenti

Andrea Valenti è un analista indipendente specializzato in difesa, sicurezza nazionale, geopolitica e informazione strategica. Su InfoDifesa.it cura contenuti basati su fonti verificate e analisi contestualizzate, con particolare attenzione alla resilienza informativa e ai temi di sicurezza globale.