Marina Militare, le linee programmatiche del Capo di Stato maggiore Berutti Bergotto 2026/2027
Nel corso dell’audizione presso la Commissione Affari esteri e difesa, il Capo di Stato maggiore della Marina militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, ha illustrato le linee programmatiche del suo mandato, tracciando una visione che intreccia sicurezza marittima, difesa delle infrastrutture critiche, innovazione tecnologica, personale e capacità industriale nazionale.
L’ammiraglio ha spiegato che l’intervento non voleva limitarsi a una ricognizione delle attività in corso, ma delineare una visione complessiva della Marina in un contesto strategico sempre più complesso, in cui convergono sicurezza, economia, tecnologia e dimensione umana.
Il mare come infrastruttura strategica del Paese
Uno dei passaggi centrali dell’audizione riguarda il ruolo del mare per l’Italia. Berutti Bergotto ha ricordato che il mare veicola circa il 90% del traffico commerciale globale e che attraverso i cavi sottomarini transita il 99% delle comunicazioni digitali. In questo quadro, la Blue Economy contribuisce in modo rilevante al PIL e all’occupazione nazionale.
Secondo il Capo di Stato maggiore, i fondali marini non possono più essere considerati uno spazio remoto: oggi costituiscono una vera infrastruttura strategica, perché ospitano reti energetiche e digitali, rappresentano una possibile fonte di risorse e sono diventati un nuovo terreno di competizione tecnologica e geopolitica.
Per un Paese come l’Italia, ha sottolineato, fortemente dipendente dall’esterno per energia e materie prime, la sicurezza del mare coincide con la tutela della continuità economica, della stabilità energetica e della resilienza digitale.
Mediterraneo allargato, choke point e minacce ibride
Berutti Bergotto ha descritto il Mediterraneo allargato come un’area caratterizzata da crescente complessità: un corridoio essenziale per i traffici globali, un nodo energetico strategico e allo stesso tempo un teatro di competizione permanente.
In questa regione, ha osservato, convivono conflitti dichiarati, tensioni latenti, instabilità politica diffusa e competizione crescente per il controllo delle risorse e delle rotte. Particolarmente delicati sono i passaggi obbligati del commercio globale, i cosiddetti choke point, alcuni dei quali si trovano oggi in condizioni di criticità con effetti diretti sulle catene di approvvigionamento.
A questo scenario si aggiungono minacce più difficili da individuare e contrastare: minacce ibride, attacchi cibernetici, attività illecite nel dominio marittimo e nello spettro elettromagnetico, oltre all’impiego di flotte non convenzionali per eludere i regimi sanzionatori.
Fondali sottomarini e sorveglianza continua: la nuova frontiera della sicurezza
Un focus specifico dell’audizione è stato dedicato alle infrastrutture sottomarine. L’ammiraglio ha evidenziato che l’evoluzione tecnologica consente oggi di operare a profondità considerate in passato protette, aumentando quindi vulnerabilità e rischio sistemico.
La dimensione subacquea, ha detto, è ormai un settore che richiede sorveglianza continua e avanzata. Nella replica alle domande dei senatori, Berutti Bergotto ha precisato che la convinzione secondo cui la profondità garantisse di per sé sicurezza non è più valida: oggi i 3.000 metri sono raggiungibili con relativa facilità anche da attori non statuali e a costi contenuti. Ha inoltre osservato che nel Mediterraneo soltanto il 15% supera i 3.000 metri di profondità, elemento che rende ancora più urgente la protezione delle infrastrutture critiche posate sui fondali.
Gli obiettivi 2026-2027 della Marina
In coerenza con la strategia militare nazionale, il Capo di Stato maggiore ha riferito che sono state definite le linee di indirizzo per il biennio 2026-2027, articolate su tre obiettivi principali:
- preparare lo strumento militare ad affrontare scenari complessi;
- generare effetti concreti nelle aree di interesse strategico;
- rafforzare la collaborazione con alleati e partner.
Il raggiungimento di questi obiettivi, ha spiegato, poggia su quattro pilastri fondamentali: mezzi, personale, organizzazione e processi.
Le missioni operative: Mediterraneo, Mar Rosso, Indo-Pacifico, Artico e Golfo di Guinea
Tra gli elementi qualificanti indicati da Berutti Bergotto c’è la capacità della Marina di garantire una presenza continuativa nei principali teatri operativi. Per il 2026 è stata indicata una presenza costante:
- nel Mediterraneo, attraverso le operazioni Mediterraneo Sicuro e Fondali Sicuri;
- nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, nell’ambito delle operazioni UE Aspides e Atalanta;
- nell’Indo-Pacifico;
- nell’Artico, con la prosecuzione della missione scientifica High North;
- nel Golfo di Guinea, tramite l’operazione Gabinia.
Secondo il Capo di Stato maggiore, questa presenza serve ad accrescere la conoscenza degli scenari, rafforzare l’addestramento, migliorare l’integrazione con gli alleati e garantire rapidità di risposta. La Marina, ha aggiunto, opera con una logica di anticipazione delle crisi più che di semplice reazione.
“Non basta essere efficienti, bisogna essere rilevanti”
Uno dei messaggi politici e strategici più netti emersi in audizione è la ridefinizione del concetto di potenza marittima. Nel contesto attuale, ha affermato Berutti Bergotto, non è più sufficiente essere efficienti: è necessario essere rilevanti.
Essere rilevanti significa essere presenti, pronti e soprattutto connessi. Per l’ammiraglio, una marina moderna deve essere digitalmente integrata, interoperabile con gli alleati e pienamente inserita nel sistema Paese.
Collaborazione con industria, università e cluster marittimo
Berutti Bergotto ha insistito sul legame tra potere marittimo nazionale e capacità di “fare sistema”. Per questo, la Marina sta rafforzando la collaborazione con il comparto industriale, il mondo accademico e gli altri attori del cluster marittimo.
La cooperazione, nelle parole dell’ammiraglio, consente di sviluppare innovazione, resilienza e capacità operative in modo sinergico. Questo approccio punta a tenere insieme esigenze operative, sviluppo tecnologico e sostenibilità industriale.
Mezzi, industria e tempi di acquisizione: la sfida della rapidità
Sul fronte dello sviluppo di mezzi e sistemi, il Capo di Stato maggiore ha spiegato che è stato avviato un lavoro congiunto con l’industria per ridurre i tempi di progettazione, produzione e messa in servizio.
Fondamentale, in questo processo, è la condivisione delle esigenze operative attraverso team integrati che lavorano insieme su requisiti, soluzioni e tecnologie. L’obiettivo dichiarato è costruire una massa critica combinando:
- assetti tradizionali;
- piattaforme duali;
- sistemi unmanned;
- servizi offerti anche da operatori commerciali.
Berutti Bergotto ha sottolineato la necessità di superare procedure troppo lente rispetto alla velocità con cui evolve la minaccia. Ha citato come esempio un drone aereo individuato già nel 2012 per aumentare la sorveglianza navale e utilizzato operativamente solo nel 2024, dopo 12 anni necessari alla certificazione e integrazione.
La sperimentazione operativa e i nuovi sistemi unmanned
Per accelerare i processi, la Marina ha sviluppato un sistema di sperimentazione operativa che consente di testare rapidamente le soluzioni più mature e impiegarle direttamente sul campo.
Nel corso dell’audizione, l’ammiraglio ha richiamato alcuni sistemi in fase di acquisizione o integrazione:
- un sistema unmanned underwater interamente italiano, lungo 12 metri, con autonomia di circa 15 giorni, destinato a compiti di intelligence, sorveglianza e difesa delle infrastrutture critiche;
- un sistema di superficie anch’esso costruito in Italia, lungo 9 metri, imbarcabile sulle navi della Marina e capace di raggiungere 50-60 nodi a seconda della propulsione;
- un sistema più complesso della turca Baykar, acquisito tramite Leonardo dopo l’accordo di collaborazione tra le due aziende, integrabile a bordo di Cavour e destinato sia alla sorveglianza sia, potenzialmente, all’impiego armato;
- sistemi già imbarcati che estendono la capacità di sorveglianza delle unità navali e possono rilasciare un drone che diventa di fatto una munizione circuitante.
L’ammiraglio ha inoltre precisato che altri sistemi sono ancora in fase di prova e non hanno raggiunto una maturità sufficiente per l’impiego a bordo.
Il concetto di “multicapability carrier” e la modularità delle navi
Tra le innovazioni concettuali illustrate in audizione c’è anche il modello di multicapability carrier, applicato alle unità di prima linea. Significa progettare le navi non soltanto per la loro funzione principale, ma anche con spazi modulari e riconfigurabili in grado di ospitare carichi operativi diversi, moduli abitativi, centri di comando, mezzi d’assalto e sistemi unmanned.
Per la Marina, questa modularità aumenta la flessibilità operativa, amplia le capacità e consente di adattarsi rapidamente a scenari differenti senza intervenire ogni volta sull’intera piattaforma.
Le capacità chiave della Marina: portaerei, proiezione, superficie, subacquea e cyber
Nel delineare la componente d’altura e di proiezione dello strumento navale, Berutti Bergotto ha richiamato alcune capacità considerate decisive per mantenere la Marina italiana tra le marine di riferimento a livello internazionale.
Le capacità evidenziate sono:
- capacità portaerei con velivoli di quinta generazione, che oggi farebbe dell’Italia l’unica Marina dell’Unione Europea a disporne;
- capacità di proiezione sempre più flessibile e non solo anfibia, con Nave Trieste indicata come esempio concreto;
- componente di superficie, comprendente caccia, fregate, pattugliatori, rifornitori ed elicotteri;
- dimensione subacquea, con sottomarini, incursori e sistemi di sorveglianza dei fondali;
- resilienza cibernetica, ritenuta essenziale perché le navi sono oggi sistemi digitali complessi e interconnessi.
Le priorità indicate: nuove navi anfibie, difesa antimissile, attacco a lungo raggio e scorte
Tra le priorità operative emerse nel discorso dell’ammiraglio figurano:
- il rinnovamento delle navi anfibie, che hanno raggiunto circa 40 anni di vita operativa;
- la realizzazione di nuovi caccia di ultima generazione dotati di capacità di difesa contro i missili balistici;
- lo sviluppo della capacità di attacco a lungo raggio, sia da unità navali sia da sommergibili;
- il mantenimento dell’efficienza delle linee aeronavali;
- il ripristino delle scorte strategiche, in particolare di munizionamento;
- la protezione delle basi aeronavali.
Berutti Bergotto ha rimarcato che tutte queste esigenze richiedono un sostegno concreto anche sul piano finanziario.
Il nodo delle risorse: più fondi per esercizio, addestramento e manutenzioni
Uno dei punti più netti dell’audizione riguarda la necessità di maggiori volumi finanziari per le spese di funzionamento della forza armata, il cosiddetto esercizio.
Secondo l’ammiraglio, queste risorse sono indispensabili per sostenere l’aumento delle esigenze in materia di addestramento, supporto, manutenzioni e attività basali. Nella replica ai parlamentari ha spiegato che i fondi di esercizio sono anche quelli più rapidamente impiegabili per risolvere criticità immediate, compresa la sistemazione infrastrutturale destinata al personale, ma usarli su quel fronte significa sottrarli ad addestramento e prontezza operativa.
Rete radar costiera, satelliti e consapevolezza del dominio marittimo
Rispondendo a una domanda sul “controllo consapevole del mare”, Berutti Bergotto ha descritto il lavoro in corso sulla rete radar costiera. La Marina sta ammodernando il sistema con sensori fissi e capacità mobili, puntando a una copertura quasi integrale delle coste italiane.
L’ammiraglio ha spiegato che i sistemi radar della Marina stanno iniziando a dialogare in modo sempre più stretto anche con quelli di Guardia di Finanza e Capitanerie di porto – Guardia Costiera, superando una frammentazione informativa che per troppo tempo ha limitato l’efficacia complessiva dell’azione statale sul mare.
A questo si affiancano l’integrazione di sistemi di sorveglianza satellitare, l’aggiornamento dei sistemi di supporto al comando e l’introduzione di strumenti di analisi avanzati basati anche su intelligenza artificiale.
Aspides e il Mar Rosso: dall’uso dei missili ai cannoni contro i droni
Nel passaggio forse più concreto sul piano operativo, l’ammiraglio ha richiamato l’esperienza maturata nell’operazione Aspides. Durante le attività di scorta al traffico mercantile nel Mar Rosso, la Marina ha dovuto reagire contro droni ostili.
In un primo momento, ha spiegato, è stato impiegato il sistema ritenuto più sicuro, cioè il missile, con un costo medio indicato in 1,2 milioni di euro contro droni del valore di circa 20 mila euro. In seguito, per ragioni di sostenibilità, la Marina ha progressivamente adattato la risposta, utilizzando in modo efficace anche i cannoni già presenti a bordo e risparmiando così i missili.
Per Berutti Bergotto, questo episodio dimostra la capacità della Marina di adattarsi rapidamente alla minaccia, anche sul piano tattico ed economico.
Stretto di Hormuz, il passaggio più delicato: “Rischio zero non c’è”
Gran parte delle domande dei senatori si è concentrata sul possibile scenario nello Stretto di Hormuz. Nella sua replica, il Capo di Stato maggiore ha parlato con grande chiarezza: la difesa di Hormuz non è semplice e non è un’operazione a rischio zero.
Ha ricordato che lo stretto misura circa 33 chilometri e presenta di fatto due canali di transito, paragonabili a due corsie autostradali. Una simile area, ha osservato, è facilmente bloccabile anche con minacce relativamente semplici, comprese armi portatili impiegate da piccole imbarcazioni.
Berutti Bergotto ha aggiunto che, anche eliminando la minaccia missilistica, resterebbe una minaccia ravvicinata e asimmetrica molto insidiosa. Per questo, se nel Mar Rosso le distanze consentono maggiore capacità di scoperta e reazione, a Hormuz il rischio resta elevato.
Le regole di ingaggio di Aspides e l’area di Hormuz
Sollecitato sul perimetro operativo della missione Aspides, l’ammiraglio ha spiegato che la missione era stata concepita in modo ampio, includendo sia l’area di Bab el-Mandeb e Mar Rosso, sia quella del Golfo Arabico e dello Stretto di Hormuz.
Tuttavia, ha precisato che attualmente è attivata soltanto la zona Bab el-Mandeb/Mar Rosso. L’area di Hormuz viene considerata molto più delicata, perché una scorta in quel contesto comporterebbe alte probabilità di attacco fisico da parte di mezzi navali ostili e quindi un innalzamento del livello di scontro.
Cybersecurity a bordo: dati classificati, reti separate e test anti-hacker
Altro tema affrontato nelle repliche è quello della sicurezza dei dati e dei software a bordo. Berutti Bergotto ha spiegato che i sistemi della Marina e le comunicazioni delle navi sono basati su dati classificati, conservati in ambienti protetti e scambiati tramite canali cifrati.
Quando è necessario integrare rapidamente sistemi commerciali che non possiedono lo stesso livello di riservatezza, viene creata una rete separata. La Marina, ha aggiunto, effettua anche test per verificare la penetrabilità dei sistemi da parte di hacker, precisando che i sistemi militari risultano protetti e che gli eventuali accessi durante le esercitazioni avvengono in condizioni controllate, con difese volutamente abbassate per testarne la resilienza.
Intelligenza artificiale, priorità alle aziende italiane e alle startup
Sull’intelligenza artificiale, il Capo di Stato maggiore ha spiegato che la Marina la considera necessaria per gestire il volume crescente di dati a disposizione dei comandanti e accelerare il processo decisionale.
L’approccio illustrato in audizione punta a lavorare con aziende italiane, comprese piccole e medie imprese e startup, con l’obiettivo di ottenere software efficaci in tempi rapidi. L’ammiraglio ha definito questo metodo un approccio quasi “sartoriale”, costruito sulle esigenze operative della forza armata.
Naval Innovation Compass e polo nazionale della dimensione subacquea
Berutti Bergotto ha presentato anche il Naval Innovation Compass, descritto come uno strumento pensato per sviluppare soluzioni innovative in modo continuo e integrarle progressivamente nei programmi operativi.
Le traiettorie di sviluppo indicate comprendono:
- energia, anche nucleare;
- nuovi materiali;
- tecnologie subacquee;
- produzione più rapida;
- maggiore modularità delle piattaforme.
In questo quadro si inserisce il Polo nazionale della dimensione subacquea, definito dall’ammiraglio come un modello italiano che riunisce difesa, industria, università e ricerca. Sono stati citati oltre 260 operatori coinvolti tra grandi aziende, PMI, università e centri di ricerca, con i primi dimostratori attesi entro il 2027.
Il personale al centro: organici, reclutamento e retention
Ampio spazio è stato dedicato al personale, definito da Berutti Bergotto il “cuore pulsante” della forza armata. La Marina ha avviato iniziative per rafforzare gli organici, accelerando l’ingresso di circa 3.000 nuove unità rispetto alle attuali 27.200, con l’obiettivo di raggiungere nel più breve tempo possibile la consistenza autorizzata dalla legge di 30.050 militari.
Ma l’ammiraglio ha chiarito che il problema non è soltanto numerico. La vera sfida riguarda anche la fidelizzazione e la permanenza in servizio. Nella replica ai senatori ha ammesso che la vita del marinaio è sacrificata e poco compatibile con le aspettative delle nuove generazioni, citando persino la difficoltà di utilizzo dei social come uno dei fattori che pesano sulla percezione del mestiere.
Ha aggiunto che i giovani vogliono imparare, crescere e svolgere mansioni percepite come importanti: per questo, modelli organizzativi del passato non sono più sostenibili.
Il problema della concorrenza con altre amministrazioni e il welfare
Berutti Bergotto ha spiegato che la Marina, come altre forze armate, rischia di essere percepita da molti giovani come un ponte verso altri concorsi pubblici, da Carabinieri a Guardia di Finanza, Polizia e Polizia penitenziaria.
Per trattenere il personale, la forza armata sta lavorando su più piani:
- incremento dell’offerta alloggiativa;
- potenziamento dei servizi di welfare;
- aggiornamento dei piani di studio negli istituti di formazione;
- aumento delle opportunità di aggiornamento professionale;
- definizione di percorsi più qualificanti per i giovani volontari;
- miglioramento dell’ambiente di lavoro, semplificazione delle procedure, riduzione della burocrazia e digitalizzazione degli strumenti.
L’ammiraglio ha inoltre sottolineato il peso degli spostamenti territoriali del personale, spesso necessario tra Sud e Nord Italia, e la necessità di creare rapidamente un ecosistema abitativo e familiare adeguato nelle nuove sedi.
Personale civile, perdita di competenze e bandi regionali
Molto netta anche l’analisi sul personale civile, settore in cui la Marina soffre da tempo carenze significative. Berutti Bergotto ha parlato apertamente della perdita di professionalità qualificate dovuta ai pensionamenti e al blocco del turnover, con particolare impatto sugli arsenali e sulle capacità manutentive più pregiate.
Per affrontare il problema, la Marina sta cercando di assumere nuovo personale, ma ha evidenziato i limiti dei bandi nazionali, che spesso scoraggiano la permanenza nelle sedi assegnate. Da qui il lavoro in corso, condiviso con altre forze armate, per arrivare a bandi regionali, così da reclutare personale destinato a restare stabilmente nel territorio di riferimento.
È stato inoltre confermato il tentativo di trattenere in servizio alcune figure civili prossime alla pensione per favorire il passaggio di competenze.
Formazione specialistica: il nodo incursori e palombari
Tra le sollecitazioni emerse dal dibattito parlamentare c’è anche la preoccupazione per il numero limitato di nuovi incursori e palombari. Pur senza entrare nel dettaglio di una revisione immediata dei processi selettivi, l’ammiraglio ha ribadito che la Marina sta aggiornando formazione e profili di impiego per renderli più coerenti con le caratteristiche dei giovani e con le esigenze operative di una forza armata ad alta tecnologia.
Basi, arsenali e recupero dell’Arsenale di Spezia
Sul piano infrastrutturale, Berutti Bergotto ha riferito che proseguono gli interventi di ammodernamento delle basi aeronavali per allinearle all’evoluzione dello strumento marittimo, puntando su sicurezza, supporto tecnico-logistico e infrastrutture digitali.
Parallelamente restano strategici gli interventi sugli arsenali, dove è prioritario mantenere e potenziare le capacità manutentive considerate più pregiate e insostituibili. In questo quadro è stato citato il piano avviato per accelerare il recupero dell’Arsenale della Spezia, valorizzandone anche il potenziale produttivo a supporto dell’industria della difesa.
Piano nazionale di difesa militare, il punto fatto in audizione
Rispondendo a una domanda specifica, il Capo di Stato maggiore ha affermato che il Piano nazionale di difesa militare è ancora allo Stato Maggiore della Difesa e che il lavoro è in corso. Ha aggiunto che proprio da quel piano stanno emergendo le prime necessità capacitive dello strumento marittimo, chiamato a soddisfare contemporaneamente il quadro nazionale, gli obblighi NATO e UE e i compiti assegnati per legge alla Marina, dal pattugliamento costiero alla sorveglianza.
La sintesi politica dell’audizione: una Marina più resiliente, moderna e integrata
Nella parte finale dell’intervento, Berutti Bergotto ha ribadito che il controllo del mare è una condizione essenziale per la sicurezza energetica, digitale ed economica del Paese. In un contesto che impone scelte rapide e capacità di adattamento, le sinergie con l’industria, il rafforzamento delle relazioni internazionali e l’integrazione del cluster marittimo vengono considerate non come opzioni, ma come necessità strategiche.
Le linee d’azione illustrate in Commissione puntano così, nelle parole del Capo di Stato maggiore, alla costruzione di una Marina sempre più resiliente, moderna e integrata.
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