Allarme giovani nelle Forze Armate: metà degli aspiranti militari non si presentano al concorso o rinunciano dopo 15 giorni. “Hanno bisogno di certezze”

L’Ammiraglio di Squadra, Pietro Luciano Ricca, direttore generale del personale militare (persomil) ha illustrato in Commissione Difesa della Camera dei Deputati lo stato del reclutamento nelle carriere iniziali delle Forze Armate. “Esaminando i dati del reclutamento, si constata che dal 2013, a fronte di un numero pressoché costante di domande presentate per la partecipazione ai concorsi VFP1, si assiste a un aumento della mancata presentazione degli aspiranti presso i centri di selezione, che nel 2017 ha raggiunto la percentuale del 59 per cento dei convocati. Quindi, il 59 per cento in meno di chi ha presentato la domanda si presenta al primo step del concorso. 

Orbene, il dato analitico del reclutamento dei volontari in ferma prefissata di un anno ha avuto un andamento lineare, fino alla significativa carenza negli incorporamenti, che parte dall’anno 2016, influenzata anche dalle mancate presentazioni presso le unità preposte all’incorporamento, ovvero dalla rinuncia entro il quindicesimo giorno di servizio. In altre parole, il vincitore non si presenta presso i centri di incorporamento oppure rinuncia entro quindici giorni. Quindi, si aggrava ancora di più la carenza dei numeri che possono essere impiegati. 

Una causa di tale fenomeno è da annoverare nella modalità di presentazione on-line della domanda di partecipazione, che nella sua praticità e semplicità non favorisce certo l’elaborazione dell’evento concorso in ambito familiare, con la dovuta valutazione anche di quelle che sono le relative conseguenze (costi e prospettive future) un’analisi che un tempo si faceva con la domanda cartacea, in cui in effetti era un consiglio di famiglia che poi dava il via alla domanda. Quindi, la facilità del «clic» a volte fa sì che tale scelta derivi dalla pulsione di un momento, che poi da un’analisi successiva viene meno, manifestandosi con la mancata presentazione alla prima prova.

Un’altra causa di defezione alle prove selettive concorsuali è da imputare ai costi elevati che le famiglie devono sostenere per gli esami clinici e gli accertamenti sanitari (circa 250 euro a candidato) agli oneri di natura logistica connessi con le spese di trasporto di andata e ritorno per i centri selezione e con quelle destinate al vitto e alloggio nella sede degli esami. Solo l’Aeronautica militare, grazie al numero limitato dei convocati, ha potuto fornire vitto e alloggio presso il centro di selezione di Taranto. Dal 2018, anche le altre Forze armate assicurano il vitto, a seguito di una disposizione adottata dallo stato maggiore della difesa, al fine di colmare queste criticità.

Ritengo, inoltre, che un aspetto che, di recente, ha influenzato la perdita di appeal per la professione nelle carriere iniziali sia riconducibile alle varianti normative che hanno modificato le percentuali di riserva dei posti per l’assunzione nelle carriere iniziali delle Forze di polizia a favore del personale che ha effettuato il servizio quale VFP1 e VFP4 nelle Forze armate. Questa riserva era assoluta fino al 31 dicembre 2015 ed è stata progressivamente diminuita nel triennio successivo. Le Forze di polizia possono ora reclutare parte di personale direttamente dalla vita civile.

A ciò, ovviamente, si aggiunge l’incertezza per il transito nel servizio permanente e una retribuzione ritenuta non sufficientemente adeguata a fronte dei sacrifici del servizio militare. Il giovane non vuole correre il rischio di tornare a casa dopo un anno o di non essere confermato al termine del periodo delle successive ferme annuali, che sono due (uno più uno). Spesso preferisce partecipare a concorsi più difficili, che, se superati, danno certezza immediata di impiego e a tempo indeterminato nel settore desiderato.

Per incentivare i reclutamenti bisogna offrire prospettive concrete, dare maggiori certezze sul futuro lavorativo nelle Forze armate o nelle Forze di polizia o nel mondo del lavoro civile ripristinare l’esclusività del reclutamento nelle Forze di polizia, con la riserva assoluta dei posti ai soli giovani che abbiano svolto servizio per almeno un anno come volontari in ferma prefissata nelle Forze armate; prevedere appositi percorsi per l’inserimento nel mondo del lavoro anche attraverso l’introduzione di un premio di congedamento, da elargire mensilmente, per un periodo di tempo determinato (chiaramente questa è un’ipotesi da approfondire) per il personale che non riesce a transitare nei ruoli del servizio permanente.

L’on. Salvatore Deidda (FDI) al termine dell’illustrazione dell’ammiraglio Ricca, ha sottolineato: “Il precariato nelle Forze armate non può più esistere e questa è una battaglia che vogliamo sottolineare. I volontari in ferma breve, non dico tutti, devono comunque avere un futuro. Se, però, quando sei all’interno delle Forze armate, hai un comportamento dignitoso – faccio una battuta – non puoi uscire per uno psicologo. Mi permetto di dire questo perché non trovo giusto che sia insindacabile il giudizio di uno psicologo quando dei ragazzi hanno dimostrato fisicamente, nella vita di tutti i giorni dentro le Forze armate, di meritare quel grado. Faccio anche un’altra battuta: non è possibile che un giovane in ferma breve, o anche di quattro anni, quando va in missione trovi una caserma non agibile. Dico che la politica si deve porre il problema, e spero che questo Governo, che ha annunciato di volere operare una ricognizione su tutti gli immobili, stanzi i fondi per adeguare gli spazi di vita dei nostri militari, dagli ufficiali ai sottufficiali, a chi è appena entrato, ai livelli di un esercito di professionisti. È questo che la politica ha dichiarato tanti anni fa: eliminiamo la leva obbligatoria per fare un esercito di professionisti. Come tali, in teoria, li dobbiamo trattare. 

L’ammiraglio Ricca ha replicato “I requisiti possono sembrare abbastanza severi. È vero che il livello culturale è elevato. Adesso abbiamo l’80 per cento di diplomati. Anche la smartness dei nostri giovani è aumentata rispetto al passato, per alcuni aspetti; forse per altri, quelli pratici, un po’ meno. Io sono di una generazione più analogica: vedo che sono molto più dinamici per alcuni aspetti; per altri, sono magari più fragili. Perché il discorso dell’aspetto psicologico? Quelli che un domani saranno affidati al militare sono compiti che praticamente prevedono una capacità di autocontrollo, di gestione della crisi, che comunque rimane quella. Se l’uomo, ahimè, deve essere poi impiegato in situazioni critiche, operative, deve avere nelle sue caratteristiche tutta la possibilità di reagire alla situazione di crisi. È per quello che si indaga anche la capacità, nelle situazioni di crisi, di mostrare dal punto di vista caratteriale capacità di coesione e altro.”