Uccise un ladro in fuga dopo l’aggressione a un collega: carabiniere condannato a tre anni per eccesso nell’uso delle armi
La sentenza: tre anni di carcere per Emanuele Marroccella
È stato condannato a tre anni di reclusione per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi il carabiniere Emanuele Marroccella, ritenuto responsabile dell’uccisione di Jamal Badawi, 56 anni, ladro sorpreso durante un tentativo di furto e poi ucciso mentre era in fuga. Una pena più severa di quella richiesta dalla Procura, che aveva sollecitato due anni e sei mesi. Secondo l’accusa, Badawi stava scappando ed era di spalle quando fu colpito a morte.
Il contesto: il collega ferito con un cacciavite
Pochi istanti prima dello sparo mortale, Badawi aveva ferito con un cacciavite un altro carabiniere, Lorenzo Antonio Grasso, durante una colluttazione. Proprio questo elemento è al centro del dibattito processuale e politico: per la difesa del militare condannato, l’intervento armato va letto alla luce della pericolosità immediata del ladro e delle condizioni critiche del collega aggredito.
Le reazioni opposte: familiari della vittima e difesa del carabiniere
La sentenza non soddisfa pienamente nessuna delle parti. L’avvocata Claudia Serafini, che rappresenta la famiglia di Badawi, parla di una decisione «dal sapore agrodolce»:
«Abbiamo più volte prospettato alla Procura la riqualificazione del fatto come omicidio volontario».
Di segno opposto la posizione dei difensori di Marroccella, Paolo Galinelli e Lorenzo Rutolo, che annunciano ricorso in appello:
«Il collega del nostro assistito è vivo per miracolo dopo le ferite inferte con il cacciavite. Faremo appello».
La solidarietà politica, tra slogan e assenza di atti concreti
La politica si stringe attorno al carabiniere a colpi di dichiarazioni, ma resta ferma alle parole. Messaggi di vicinanza, post sui social e frasi ad effetto riempiono il dibattito pubblico, mentre nessuna iniziativa concreta accompagna la solidarietà proclamata. Nessun intervento normativo immediato, nessuna proposta strutturata per chiarire i confini dell’uso legittimo delle armi, nessuna tutela aggiuntiva per chi opera ogni giorno in contesti di rischio. La vicinanza istituzionale, ancora una volta, si consuma nello spazio di un tweet, lasciando i singoli operatori e i tribunali a gestire da soli il peso di decisioni che continuano a dividere il Paese.
La notte del 20 settembre 2020 all’Eur
I fatti risalgono alla notte del 20 settembre 2020, intorno alle 4 del mattino, in via Paolo di Dono, nel quartiere Eur a Roma. Scatta l’allarme per un tentativo di furto presso l’azienda Landing Solution. Tre pattuglie dei carabinieri intervengono e accedono ai locali.
All’improvviso, un uomo sbuca da dietro una porta e tenta di aggredire con un cacciavite il carabiniere Grasso. Dopo una breve e violenta colluttazione, durante la quale il militare viene ferito, il ladro riesce a fuggire.
L’inseguimento e lo sparo mortale
Grasso non è solo: al suo fianco c’è Emanuele Marroccella. I due militari inseguono Badawi e gli intimano di fermarsi, ma l’uomo non obbedisce e continua la fuga. Marroccella estrae la pistola e spara. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Badawi si trovava a una distanza compresa tra 7 e 13 metri ed era di spalle. Il colpo è fatale: Badawi muore sul colpo. Accanto al corpo viene ritrovato il cacciavite usato poco prima per ferire il carabiniere.
Una sentenza che divide
La condanna per eccesso colposo nell’uso delle armi segna un punto fermo giudiziario, ma lascia aperto uno scontro profondo tra magistratura, forze dell’ordine e politica, riaccendendo il dibattito sui limiti dell’uso delle armi da parte degli agenti e sulla tutela di chi interviene in situazioni di pericolo estremo.
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