SPESE MILITARI, PADOAN CHIEDE TAGLI. MA LA DIFESA VUOLE 1,2 MILIARDI IN PIÙ

(di Enrico Piovesana) – Fonti parlamentari di
maggioranza confermano a ilfattoquotidiano.it che nelle ultime settimane
il ministro dell’Economia e della Finanze, Pier Carlo Padoan, ha
avanzato informalmente una richiesta al Ministero della Difesa affinché
riduca di 4-500 milioni il suo budget annuale in quanto “non
coerente con le effettive necessità”. Da anni il bilancio effettivo della
Difesa – che tiene conto dei contributi del Mise per i programmi di armamento e
del fondo del Mef per le missioni militari all’estero – è
stabile sui 23 miliardi di euro, di cui 5 impiegati per l’acquisto
di nuovi armamenti.

Per tutta risposta il Ministero
guidato da Roberta Pinotti, oltre a respingere al mittente
ogni ipotesi di tagli, ha chiesto che nella prossima legge di stabilità le
risorse finanziarie per le spese militari vengano aumentate di almeno 3
miliardi nei prossimi 10/15 anni
, di cui 1,2 miliardi nell’immediato:
300 milioni quest’anno, 440 milioni nel 2016 e 480 milioni nel 2017. A conti
fatti, per questo triennio, una media di 400 milioni l’anno in più: proprio
quelli che Padoan voleva fossero in meno.

NUOVI FONDI PER PROGRAMMI GIA’
AVVIATI E MANUTENZIONE.
 La richiesta della Difesa è contenuta
nellaNota di aggiornamento al Documento di economia e
finanza (Def)
 2015 dello scorso aprile, ovvero il testo integrativo
che ogni autunno corregge gli obiettivi di finanza pubblica fissati nel Def in
primavera, da attuare poi nella successiva legge di stabilità. La
Nota, già approvata in Consiglio dei Ministri, è ora all’esame delle
commissioni parlamentari competenti. Nei giorni scorsi è arrivato il parere
favorevole dalla commissione Difesa della Camera, con il voto contrario di Sel e 5
Stelle
.
I soldi in più chiesti dalla
Pinotti servono alla Difesa per far fronte all’aumento dei costi di programmi
di armamento già avviati
, alle spese di esercizio e di manutenzione di
armamenti già acquistati e a ulteriori investimenti in non meglio specificati nuovi
sistemi d’arma
. E’ come se, in una famiglia in difficoltà economiche, i
genitori chiedessero al figlio di risparmiare un po’ e lui rispondesse
chiedendo invece più soldi per pagare le ultime rate della sua nuova auto costata
più del previsto, altri soldi per pagare bollo, assicurazione e benzina e altri
soldi ancora per spese che ha in mente ma di cui nessuno sa niente.
NAVI, AEREI ED ELICOTTERI. LA
LISTA DELLA SPESA.
Nello specifico, la Difesa chiede innanzitutto
al Ministero dello Sviluppo Economico un rifinanziamento pluriennale aggiuntivo
di 1,2 miliardi di euro (attraverso stanziamenti quindicennali di 40 milioni a
partire dal 2016 e di altri 40 milioni dal 2017) “al fine di portare a termine
i programmi già finanziati” – quali il programma Forza Nec per la
digitalizzazione dell’Esercito, l’acquisto dei nuovi elicotteri da
supporto truppe HH-101 dell’Aeronautica, dei caccia da
addestramento M-346 e dei satelliti spia Sicral2 e Sicote – e
di avviarne di nuovi strategicamente importanti”.
La Difesa segnala inoltre che
“per la prosecuzione ed il completamento delle acquisizioni programmate delle unità
navali Fremm 
occorreranno ulteriori rifinanziamenti già dalla prossima
legge di stabilità, anche al fine di rispettare le scadenze previste negli
accordi sottoscritti, circa le notifiche di avvio alla produzione delle ultime
tre unità”. In questo caso, l’entità del rifinanziamento richiesto non è
specificata.
Critico il commento di Luca
Frusone
 (M5S), membro della Commissione Difesa: “Tutti questi
programmi sono già stati avviati negli anni scorsi, ma erano stati
evidentemente sottofinanziati per stemperare il loro vero impatto economico al
Parlamento. La Difesa deve chiarire le ragioni per le quali reputa necessario
un aumento degli stanziamenti previsti per programmi di armamento già decisi”.

LA DIFESA: “SENZA FONDI IN PIU’
NON POSSIBILE PAGARE CONTRATTI”.
 Ancor più grave, secondo
i 5 Stelle, è la richiesta della Difesa di 900 milioni di euro in più per il
triennio 2015-2017 (300 milioni all’anno) per mantenere operativi e funzionanti
gli armamenti già acquistati. Senza questo “intervento incrementavo” – si legge
nella Nota – non sarebbe possibile per pagare i “contratti di servizio per
manutenzione e supporto logistico integrato” funzionali “al buon esito degli
investimenti già sostenuti” e in assenza dei quali si “pone a rischio tutta
l’impalcatura funzionale degli investimenti collegata alla realizzazione dei
programmi attualmente sostenuti”. “È grave”, osservano ancora i 5 Stelle,
“che soltanto in corso di attuazione di un programma di investimento ci si
renda conto del fatto che il suo costo è superiore al previsto a causa delle
spese di esercizio: infatti queste sono prevedibili e dovrebbero essere messe
in conto fin dall’inizio”.
Come ciliegina sulla torta, la
Difesa chiede – di nuovo al Ministero dello Sviluppo Economico – altri 100
milioni all’anno a partire dal 2016 (per sette o dieci anni, quindi in tutto
700 milioni o un miliardo) destinati a “nuovi progetti” nei settori dell’aerospazio e
dell’alta tecnologia per la difesa. “In assenza di risorse aggiuntive i nuovi
progetti non potrebbero essere portate a termine”, si legge nella Nota. Già
nella richiesta del miliardo e duecento milioni si parlava di “nuovi programmi
strategicamente importanti”.
Su quali siano questi “nuovi
programmi” da finanziare, non solo le opposizioni, ma anche i commissari della
maggioranza Pd hanno chiesto chiarimenti alla Difesa, ricordando – come ha
sottolineato il vicepresidente della Commissione Difesa, Massimo Artini (ex
5 Stelle, ora Alternativa Libera) – che la sua commissione “è già
intervenuta più volte sul bilancio della Difesa, ogni volta ribadendo la
necessità riequilibrare la spesa per i sistemi d’arma ritenendola eccessiva”.

Ciononostante, la Difesa ha
sempre ignorato queste indicazioni, continuando a comprare di tutto e di più,
sottostimando i costi di acquisizione e nascondendo quelli – insostenibili –
per la futura manutenzione. Come nel caso del programma di acquisto dei 90
cacciabombardieri F-35 da 13 miliardi, di cui il Parlamento ha formalmente
chiesto il dimezzamento, e che invece verranno comprati tutti, senza tenere
conto delle decine di miliardi di euro che ci costeranno in
manutenzione. Ilfattoquotidiano.it ha chiesto un commento alla Difesa su
queste nuove richieste finanziarie, ma finora non ha ricevuto risposta.
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