RINNOVO CONTRATTI STATALI:CIFRE FERME A 10 EURO IN LEGGE DI STABILITA’

Il rinnovo
contrattuale è un tema bollente che, dallo sblocco decretato Corte Costituzionale, accende gli animi e le speranze degli statali. Ma
sinora la movimentazione voluta da tutti i sindacati, sembra non aver prodotto
alcun effetto su tutti i temi tanto contestati.

La Legge
di Stabilità
 ha ottenuto il via libera della Commissione Bilancio alla
camera ed adesso si appresta ad essere approvata nelle aule di Montecitorio, ma
sui problemi della PA, tutto sembra tacere, con buona pace dei lavoratori
interessati.
Le
speranze dei lavoratori statali si sono tramutate in una vera e propria delusione.
Infatti il Governo è ancorato ai
300 milioni stanziati in Legge di Stabilità
, di cui 74 per il Comparto
Sicurezza e Difesa, che in parole povere, molto povere, significherebbero,
aumenti di 10 euro a testa per ciascun lavoratore. Ora si attende la riforma
voluta da Brunetta relativa alla riduzione
dei comparti
, da 11 a 4, ma ancora non è stata avviata e quindi di concertazione
non se ne parla.

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Sulla riforma del pubblico impiego, ieri all’Aran si
è assistito all’ennesimo rinvio. Anche se stavolta l’accordo con le
confederazioni sindacali sulla riduzione dei comparti sembrerebbe in dirittura
d’arrivo. A gennaio, dopo la pausa natalizia, potremmo assistere alla ratifica
della riforma della pubblica amministrazione, con le parti che sembrano
convenire sull’allestimento di nuovi quattro macro-comparti: la scuola, la
sanità, gli enti locali e le amministrazioni centrali.

“Il
Parlamento ­- spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, segretario
organizzativo Confedir e confederale Cisal – attraverso la Legge di Stabilità
2016 in via di approvazione finale, ha previsto meno di 10 euro lordi a
dipendente pubblico. È una vera elemosina, se solo si pensa che servono almeno
110 euro per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale e altrettanti
di vero e proprio aumento in busta paga. È una quota imprescindibile, che rivendichiamo
da tempo, in mancanza della quale non ci sono possibilità di
dialogo”.
“Se
il Governo non agisce con un intervento urgente – prosegue Pacifico – la
convocazione di gennaio, oltre che il probabile prossimo accordo sui comparti,
rischia di diventare un passaggio inutile. Servono dei fondi veri, basta con la
politica del rinvio e degli oboli. Altrimenti il confronto si sposterà in
tribunale. Ricordiamoci che Corte Costituzionale ha già reputato illegittimo il blocco dei contratti e degli
stipendi della PA
. Il messaggio è stato chiaro: anziché stanziare 300
milioni complessivi, servono 12 miliardi di euro l’anno”.
Il Ministro
Madia
, dal canto suo, replica alle varie contestazioni sindacali che la
cifra stanziata dal Governo, i famosi 300 milioni, costituiscono un ottimo
inizio per rinnovare i contratti fermi da molto tempo.

Intanto
Renzi ha “rasserenato”, almeno in
parte, una grossa fetta del Comparto Sicurezza e Difesa con l’elargizione di un
bonus mensile di 80 euro non pensionabile
e non strutturato che aldilà di ogni timida speranza rischia di sparire il 31
dicembre 2016. 

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