SINDACATO, UNA VOCE UNICA CHE SI ASSUMA LA RESPONSABILITA’

Ennesima intervista fiume di Renzi in tv, tra i
tanti elogi che dedica a se stesso, si ritiene sorpreso delle posizioni del
Sindacato che non perde occasione per fare il bastian contrario del Governo
nonostante le sue mirabili riforme. A tal proposito auspica il giorno in cui il
Sindacato sia unico e non
frammentato come lo è oggi.

Apriti cielo, queste affermazioni hanno fatto
scattare tutte le sigle sindacali in un unico coro di sdegno e grido al “totalitarismo”.
Un po’ come quando si tenta di toccare i politici sui vitalizi, privilegi,
bonus non importa di che colore sono alzano contemporaneamente gli scudi e
trovano le parole per difendersi e scivolare l’accusa in altri ambiti. Il
famoso “ben altrismo” italiano che identifica sempre un problema più grosso da
risolvere prima di quello che si sta discutendo.
Per l’amor di Dio, ci sta una difesa d’ufficio,
però all’esterno prima o poi tocca dare parvenza di terzietà.  Come si fa a sostenere nel 2015 le ragioni di
oltre 110 anni di storia sindacale, per dire il vero, la rottura del Sindacato
avvenne nel 1948, in origine era unico.
In un mondo globalizzato nell’economia, nelle
imprese, allargato nei confini territoriali, sociali, il Sindacato fino a quando
conta di rimanere isolato, ancorato ad un modello che non è più in grado di
gestire la complessità di tutela lavorativa e sociale, cosa aspetta ad
adeguarsi? Peraltro, in Germania e in America è già così.  
Camusso, Barbagallo e Furlan rivendicano all’unisono
la pluralità sindacale in un coro simultaneo come non si è mai visto per
nessuna categoria. Su ogni battaglia hanno sempre fatto dei distinguo, delle
sfumature, persino firmato accordi separati con buona gioia del Governo e della
Confindustria, oggi improvvisamente ritrovano l’unità, fenomenali (!?). E’
singolare quanto significativa questa rinvenuta coralità.
Probabilmente, il loro NO all’unisono è la
risposta che ci vorrebbe sempre affinchè il Sindacato riconquisti il suo ruolo
originario e di parte sociale. In questi ultimi anni le differenziazioni delle
sigle hanno fatto il gioco della controparte, hanno lasciato forti dubbi ai
lavoratori, è stata smascherata la loro terzietà nei confronti della politica e
della Confindustria. A proposito, come mai il Governo deve avere una sola voce,
la Confindustria è quella più rappresentativa mentre il Sindacato è sempre variopinto?
Sono convinto che è tempo che il Sindacato torni
alle origini, sia unico, capace di trovare al suo interno meccanismi per rappresentare
in modo democratico e trasparente tutte le posizioni, uscendo dalla logica
della lobby parcellizzata, per essere “parte sociale” con un’unica voce.
Quando questa voce non si riesce a comporre il
Segretario dovrebbe porre la fiducia né più e ne meno di quanto fa il Governo. Pensare
di continuare con i balletti figli degli anni novanta con sigle che vanno in
piazza ed altre che firmano i contratti, non fa bene a nessuno, non è sinonimo
di pluralismo, democrazia ma di debolezza di una componente sociale. I
sindacati suddivisi in sigle con evidenti riferimenti politici pronti ad alzare
i toni con un Governo e a mettere il freno con un altro hanno perso
credibilità, è tempo di cambiare prima di implodere.
SI al sindacato unico, NO all’assunzione di rappresentatività
sociale anche per i non aderenti al sindacato, SI ad una maggiore trasparenza
nelle dinamiche di carriera, incarichi, funzioni dei dirigenti sindacali. Siamo
in un altro mondo, il lavoro non è più quello di cinquanta anni fa, si è
frammentato, globalizzato, ha perso quel valore sociale di riferimento, siamo
in una modernità liquida senza contenitore e con mille contenuti, il
proliferarsi di messaggi disorienta, crea caos, disaffezione, isolamento. Tocca
ripartire da zero, dalle origini, dall’assunzione di responsabilità, non
abbiamo bisogno della scelta che accontenta tutti e non produce effetti,
piuttosto di pragmatismo che già prevede di scontentare una parte, fermo
restando che ne beneficerà la maggioranza, oppure porterà benefici futuri.
I sindacati così come li percepiamo oggi sono
suddivisi tra sigle e al loro interno ci sono correnti, non parliamo dei
bilanci e delle elezioni dei Dirigenti e Segretari ai non addetti ai lavori
risultano incomprensibili. Come lavoratori dobbiamo chiedere una voce unica, un
leader unico, ne più e ne meno di quando difendono se stessi, tutti con le
stesse parole e lo stesso ritornello, senza distinguo e vicinanze politiche.   
FERDINANDO CHINE’

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