Marina militare

Scandalo in Marina Militare: mazzette in cambio di pensioni gonfiate

La Procura di Roma ha aggiunto nuovi elementi all’inchiesta che ha portato alla luce un sistema di tangenti all’interno della Marina Militare finalizzato a gonfiare pensioni e buonuscite di alcuni militari. Sono 20 le persone indagate e il giudice per le indagini preliminari Elvira Tamburelli ha disposto il sequestro di 649 mila euro frutto della truffa ai danni dell’Inps.

Al centro dell’inchiesta un maresciallo addetto alla gestione delle pratiche pensionistiche dell’intera Marina Militare, che avrebbe intascato mazzette in cambio dell’alterazione degli importi del trattamento di fine servizio e delle pensioni di almeno 17 colleghi prossimi al congedo. Per Restivo e altri 14 indagati è scattato il sequestro di 649 mila euro complessivi, di cui 550.488 qualificati come «profitto della truffa» e 98.550 come «prezzo della corruzione.

Il meccanismo fraudolento veniva attuato da Restivo introducendosi abusivamente nelle piattaforme informatiche Inps e maggiorando voci e importi relativi a retribuzioni, indennità e altri elementi che incidevano sul calcolo di Tfs e pensioni. Inps quindi, sulla base dei dati falsificati, procedeva a liquidare somme non dovute o maggiorate.

Dalle intercettazioni telefoniche e dall’analisi delle chat WhatsApp è emerso come Restivo ricevesse tangenti dagli assistiti fino a 15 mila euro per le alterazioni. Il denaro veniva consegnato in contanti in luoghi appartati e con stratagemmi per dissimulare la natura illecita degli incontri.

I militari indagati, una volta ottenuto il beneficio sul trattamento di fine servizio, corrispondevano il prezzo della corruzione al maresciallo. Un vero e proprio mercimonio ai danni della Pubblica Amministrazione e dell’Inps, perpetrato per ottenere profitti illeciti.

IL SISTEMA

Ecco i dettagli del raggiro scoperto dai finanzieri del nucleo Pef di Roma, coordinati dal pubblico ministero Carlo Villani. I fatti vanno dal 2015 al 2020. I clienti erano tutti colleghi prossimi al congedo, interessati alla possibilità di aumentare il proprio vitalizio. Se accettavano di pagare, scattava la truffa all’Inps. Restivo «sistematicamente predisponeva documenti falsi – si legge nel decreto – idonei a indurre in errore gli uffici dell’Inps, che di conseguenza liquidavano somme non dovute o maggiorate ai beneficiari militari della Marina Militare in servizio o non, i quali, a loro volta, corrispondevano illecite utilità al pubblico ufficiale».

Dai documenti contabili falsi risultava un imponibile complessivo diverso da quello reale. L’importo veniva praticamente raddoppiato con diversi trucchi. Per esempio, gli stipendi erogati in lire venivano trasformati in pagamenti in euro, mantenendo la stessa cifra, senza tenere conto del valore di cambio. Ciò incideva sia sul trattamento pensionistico che sulle buone uscite.

Gli indagati si sarebbero anche «adoperati per sottrarre, occultare o distruggere la documentazione originale cartacea relativa ad alcuni militari». «Non fare il pensionato che non capisci. Quando abbiamo fatto l’ultima rideterminazione, poi l’abbiamo fatta sparire! Per non tenere traccia, hai capito?», spiegava il maresciallo al suo collega complice. Invece, a uno dei militari corruttori, scriveva: «Forse riesco a farti un “regalo” e cioè devo vedere se posso aumentare, di poco, nel mese di giugno la tua pensione». Il 13 novembre 2021, però, il maresciallo infedele riceve un messaggio minatorio da uno degli indagati: «Dopo tanto tempo di indagini, mi hanno dato conferma della sola (fregatura, ndr) che mi hai dato. Se entro il 19 di questo mese non mi ridai i miei 6.200 euro che ti sei appropriato con la tua cazz…a, io il giorno stesso andrò dai carabinieri a denunciare tutto».

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