“FIRMARE QUESTO CONTRATTO SIGNIFICAVA RATIFICARE LA CONDANNA ALLA POVERTÀ DEL PERSONALE IN UNIFORME”
USMIA CARABINIERI: “ASPETTIAMO DA OLTRE VENT’ANNI. DIRE CHE NON POTEVAMO ASPETTARE POCHE SETTIMANE È UN’OFFESA ALL’INTELLIGENZA DI CHI SERVE LO STATO”
ROMA – «Chi oggi parla di responsabilità per giustificare la firma di questo contratto, in realtà sta accettando la condanna alla povertà delle donne e degli uomini in uniforme. La responsabilità non era firmare un accordo insufficiente, ma avere il coraggio di respingerlo e pretendere rispetto, salari dignitosi e un futuro previdenziale certo per chi ogni giorno garantisce la sicurezza del Paese». Lo dichiarano il Segretario Generale di USMIA Carabinieri, Carmine Caforio, e il Segretario Nazionale, Giuseppe La Fortuna.
Caforio e La Fortuna respingono con fermezza anche l’affermazione secondo cui «Carabinieri e Forze Armate non potevano più aspettare». «Queste parole offendono l’intelligenza di chi indossa la divisa. Sono oltre vent’anni che il personale attende salari adeguati al costo della vita, il recupero del potere d’acquisto e una previdenza dedicata degna di questo nome. Dire oggi che non si poteva attendere ancora significa cancellare oltre vent’anni di sacrifici, di promesse mai mantenute e di una politica che ha chiesto di fare sempre di più con sempre meno».
«Abbiamo subito anni di spending review, una gravissima carenza di organico – è svanita anche la speranza dei 12.000 Carabinieri ausiliari che avrebbero dato respiro ai reparti della linea territoriale al collasso, come le Stazioni – il blocco del turnover, accorpamenti e soppressioni di reparti, continui tagli alle risorse per il funzionamento e caserme che, in molti casi, versano in condizioni indegne e non conformi agli standard di sicurezza. Intanto cresce il numero di Carabinieri che, per arrivare a fine mese, sono costretti a chiedere un sostegno economico o ad affidarsi alla solidarietà dei colleghi. Questa è la realtà che qualcuno continua a nascondere». «Questa è la verità che pochi hanno il coraggio di raccontare. I pochi euro previsti da questo contratto non restituiscono dignità economica al personale e non recuperano il potere d’acquisto divorato dall’inflazione. Chi ha firmato dovrà spiegare ai propri iscritti perché ha scelto di sottoscrivere un accordo che rinvia ancora una volta le vere risposte, limitandosi ad accettare promesse subordinate al reperimento di future risorse».
I due dirigenti chiamano quindi direttamente in causa il Governo.
«Ci aspettiamo che i Ministri Paolo Zangrillo e Matteo Piantedosi, anziché continuare a sbandierare con slogan un successo che nei fatti rappresenta un fallimento sotto gli occhi di tutti, si impegnino finalmente a reperire nella prossima Legge di Bilancio le risorse necessarie per garantire salari dignitosi e una vera previdenza dedicata. Quella – sottolineano Caforio e La Fortuna – sarà l’ultima occasione per dimostrare con i fatti, e non con la propaganda, che le promesse fatte al Comparto Difesa e Sicurezza in questi anni di Governo erano reali e non semplici annunci».
Caforio e La Fortuna, a nome di USMIA Carabinieri, concludono: «Senza una previdenza dedicata, migliaia di donne e uomini in uniforme rischiano di concludere la carriera al limite della soglia di povertà. È inaccettabile condannare alla povertà chi serve lo Stato con disciplina, onore e spirito di sacrificio, mentre la politica continua a garantirsi stipendi sempre più elevati, pensioni d’oro e vitalizi. Questa è un’offesa a chi ogni mese fatica ad arrivare alla fine.»
La dignità del personale non si compra con le promesse e non si svende con una firma».
Il Segretario Nazionale Giuseppe La Fortuna
Il Segretario Generale Carmine Caforio