“SALTALAMACCHIA CHIAMÒ I PM: NIENTE CIMICI NELLA CASERMA”

Il comandante (non indagato) è tirato in ballo dal colonnello Liberatori: “Lo informai e lui telefonò al procuratore”. Articolo di Fernando Sansa per il Fatto Quotidiano del 22 ottobre. Il generale Emanuele Saltalamacchia avrebbe telefonato al procuratore di Massa Aldo Giubilaro per parlargli dell’inchiesta sui carabinieri di Aulla. Il comandante della Legione Toscana dei carabinieri avrebbe chiamato perché le intercettazioni ambientali nelle auto dei militari e in caserma a suo avviso erano troppo “invasive”. A raccontarlo non è una persona qualunque, ma il colonnello dei carabinieri Valerio Liberatori, poi indagato per favoreggiamento nella stessa inchiesta.  Potrebbe trattarsi di una millanteria dello stesso Liberatori o del tentativo di attribuire ai superiori la paternità di alcune sue scelte contestate dai magistrati. Ma la vicenda è messa nero su bianco, occupa poche righe nel verbale di un interrogatorio, in mezzo alle 24mila pagine di atti depositati dai pm di Massa, Alessia Iacopini, Marco Mansi e, appunto, dal procuratore Aldo Giubilaro. In tutto i carabinieri indagati sono 37. Per alcuni le carte parlano di minacce, violenze, perfino di una violenza sessuale sempre a danno di immigrati. È il 18 Settembre 2017 quando il colonnello Valerio Liberatori si presenta davanti ai pubblici ministeri. Compare come testimone, anche se poche ore dopo verrà iscritto nel registro degli indagati per concorso in favoreggiamento perché i pm ipotizzano che possa aver aiutato i suoi sottoposti toccati dall’inchiesta.

I magistrati vogliono sapere come sia stata “gestita” la notizia riservatissima dell’indagine al l’interno dell’Arma. Sono stati infatti gli stessi carabinieri a indagare sui colleghi, proprio per dimostrare il desiderio di chiarezza e pulizia. Qualcosa, però, pare essere andato storto. Liberatori risponde ai pm: “Quando presi le funzioni a Massa venni qui in Procura per parlare con lei, dottoressa Iacopini, dell’indagine in corso. Una volta appreso delle indagini ne ho subito riferito ovviamente ai miei superiori”, racconta Liberatori. E fin qui siamo nella normale prassi. Liberatori prosegue: “Mi recai dal generale Saltalamacchia – che appunto comanda i carabinieri della Toscana – e lo stesso fu dell’idea di informare della cosa il procuratore di Massa, soprattutto perché era stata prospettata una metodologia di indagine (intercettazioni ambientali in auto di servizio e in caserma) che a nostro giudizio era troppo invasiva e potendo risolvere” la questione “in altro modo, tipo servizi di Ocp (osservazione, controllo e pedinamento) a mio giudizio”.

E qui ecco un passaggio più significativo: “Il generale telefonò in mia presenza al procuratore di Massa”. Una decisione, quella attribuita a Saltalamacchia, di telefonare – tra l’altro in presenza del suo sottoposto – direttamente al procuratore capo, e non al pm che seguiva le indagini, che è saltata all’occhio degli investigatori. Così come il giudizio negativo sulle registrazioni ambientali giudicate “troppo invasive”. L’episodio, sostengono gli investigatori, non avrebbe rilievo penale. Saltalamacchia non è indagato e non è stato sentito. Il suo nome è comparso nell’inchiesta Consip, in cui Saltalamacchia è stato invece indagato – in base alle dichiarazioni dell’ex ad di Consip, Luigi Marroni –per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento insieme con il ministro Luca Lotti e il comandante generale dell’Arma, Tullio Del Sette. Le cronache hanno poi raccontato un altro episodio (riferito da Daniele Lorenzini, sindaco di Rignano sull’Arno): una grigliata a casa di Tiziano Renzi in cui il generale avrebbe suggerito al padrone di casa di “non parlare con certa gente”. Episodi su cui sono ancora in corso indagini e accertamenti. Saltalamacchia risulta essere molto stimato da Matteo Renzi. I due si sono conosciuti quando l’ufficiale guidava i carabinieri di Firenze e l’attuale segretario del Pd era presidente della Provincia. Lo stesso Renzi avrebbe poi sponsorizzato il nome di Saltalamacchia per i vertici dell’Aisi (servizi segreti interni). Infine ecco la promozione alla guida della Legione Toscana. La procura ad Aulla è andata poi dritta per la sua strada compiendo intercettazioni e registrazioni ambientali. Del resto il procuratore Aldo Giubilaro da quando è arrivato a Massa non ha avuto riguardi per nessuno, affrontando inchieste scomode – oltre che sui carabinieri – anche sulla criminalità organizzata, su ambienti ecclesiastici, la sanità regionale e le cave di marmo. I pm hanno deciso di indagare per favoreggiamento – non in riferimento a questa telefonata – diversi carabinieri. Sono accusati, in sostanza, di aver ostacolato l’inchiesta sui loro commilitoni. Tra gli indagati, appunto, Liberatori e Saverio Cappelluti, comandante della stazione di Pontremoli. Scrivono i pm: “Dopo la commissione dei delitti aiutavano i carabinieri indagati (e in particolare Alessandro Fiorentino) a eludere le investigazioni delle autorità. In particolare Liberatori dava ordine al Cappelluti, o comunque assumeva insieme a questo la decisione orale, di imporre al luogotenente Tellini, comandante della stazione di Aulla, di predisporre servizi esterni di pattuglia in cui al Fiorentino (uno dei principali indagati, ndr) fosse impedito di continuare a svolgere il ruolo di capo pattuglia… rendendo quindi infruttuosa l’attività di intercettazione predisposta” dai magistrati. Una decisione che Liberatori, davanti ai pm, spiega così: “Cappelluti mi manifestò l’intenzione di affiancare Fiorentino con un militare di grado più elevato perché Tellini si era lamentato che Fiorentino era una ‘testa calda’. Non pensai che questa decisione potesse incidere sulle indagini”.

Ma dal verbale del colonnello emergono altri particolari. Come quando i pm gli fanno sentire la registrazione di telefonate e colloqui dei suoi sottoposti indagati. E Liberatori dichiara: “Certamente i toni usati sono esuberanti, ma” le frasi “sono dette in tono scherzoso e non credo dimostrino soggezione da parte di Cappelluti” agli altri indagati.

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