CARABINIERI: LA CONDANNA AL BRIGADIERE PRIMA DEL PROCESSO. UNO DEI 37 INDAGATI SUI PRESENTI ABUSI IN CASERMA

(di Vinicia Tesconi) “Se mio fratello ha sbagliato deve pagare, ma prima deve avere un giusto processo e la possibilità di difendersi dalle accuse che gli sono state rivolte. Invece è stato trattato come se fosse già riconosciuto colpevole e come se fosse un assassino efferato e pericoloso”. E’ devastata dal dolore, dall’amarezza e dallo sconcerto Lucia Fiorentino, la sorella del brigadiere Alessandro Fiorentino della Stazione dei carabinieri di Aulla, uno dei trentasette carabinieri indagati nell’inchiesta sui presunti abusi e violenze a danno di pregiudicati tratti in arresto.

Fiorentino, arrestato nel giugno scorso e da allora si trova nel carcere militare di Verbania, è l’unico a cui non sono stati concessi gli arresti domiciliari. “E’ uscito di casa e non è più tornato. Lo hanno arrestato e portato via senza nemmeno dargli la possibilità di vedere sua moglie e i suoi figli ( un ragazzo di diciotto anni e un bambino di sette, entrambi legatissimi al padre, n.d.r.) e per tutto il primo mese senza poter ricevere una visita dai suoi famigliari. – racconta Lucia Fiorentino – Io non lo vedo da prima dell’arresto perché non voglio togliere le occasioni alla sua famiglia di poter stare con lui dato che per incontrarlo bisogna seguire una procedura piuttosto complessa. I nostri contatti avvengono solo per lettera e da quello che mi scrive io so che anche lui è sconvolto per il trattamento che sta subendo.”.

La voce di Lucia si rompe nel dolore e nelle lacrime: “ Tre giorni fa è morto nostro padre. Era stato un appuntato dei carabinieri anche lui, stimatissimo e apprezzatissimo. Lui ci ha cresciuti nel rispetto dei valori cari all’Arma dei carabinieri. Mio padre aveva 79 anni, ma fino a quattro mesi fa stava benissimo ed aveva una vita attiva e piena. La vicenda di mio fratello lo ha stroncato. Ha avuto un tracollo emotivo devastante e non si è più ripreso. Abbiamo cercato in tutti i modi, seguendo la procedura regolare di far ottenere a mio fratello il permesso di venire a salutare nostro padre che stava morendo, ma non ci è stato concesso. E la ragione che ci è stata data è sconvolgente: il costo per permettere a mio fratello di spostarsi da Verbania fino in Puglia dove abitano i miei genitori è troppo alto per lo stato. Mio fratello non ha più rivisto suo padre ed ha saputo solo ieri della sua morte. E mio padre non ha fatto che invocare suo figlio fino alla fine e mi ha ripetuto che questa storia lo aveva umiliato e ferito fino ad ucciderlo.”

Lucia dice di non credere più in quel che le ha insegnato suo padre e di non credere più nemmeno nelle istituzioni italiane: “ Dall’Arma abbiamo ricevuto solo silenzio. Eppure mio fratello è stato un carabiniere modello. Ha fatto missioni di pace in Afghanistan e si è sempre fatto apprezzare ovunque ha lavorato. Non sono solo le parole di una sorella a dirlo ma ci sono anche i fatti: basta vedere la macchina di solidarietà che si è messa in moto per lui in particolare e anche per gli altri indagati nella zona di Aulla. A tutti quanti sono stati sospesi gli stipendi e quasi tutte le loro famiglie si trovano in situazione di grandissima difficoltà. Alcuni hanno attivato una raccolta fondi per aiutare le famiglie dei carabinieri indagati. Per aiutare mio fratello un suo caro amico irlandese ha deciso di sostenere le spese per un altro avvocato. Io non credo che queste cose accadrebbero se fossero quei mostri “facinorosi e quelle mele marce” che la stampa ha descritto.” .

Le notizie apparse sui giornali sono un’altra lama nel cuore per la sorella di Fiorentino: “Sono sconvolta da come le notizie sono state fatte uscire e da come le hanno trattate la maggior parte dei giornalisti. Dopo solo un giorno dall’arresto di mio fratello sui giornali c’erano già i testi delle intercettazioni. Contro mio fratello la Procura ha emesso 104 capi d’accusa e lo ha sottoposto a un interrogatorio di cinque ore durante le quali hanno cercato in tutti i modi di farlo sembrare una persona incapace di gestire la sua irascibilità, senza tuttavia riuscirci. Me lo ha scritto mio fratello e mi ha detto che il responso finale dell’interrogatorio è stato che non si ritenevano soddisfatti e per questo lo facevano restare in carcere. Mio fratello è disperato. Mi ha scritto di essere deluso, sconvolto e schifato da quel che gli sta accadendo. Ha assistito in silenzio alla lettura di tutte le accuse nei suoi confronti domandosi se stavano davvero parlando di lui. Mi ha anche comunicato che quando tutta questa storia sarà finita lui vorrà andarsene da questo paese che pure ha servito con dedizione e amore.”.

“Io credo che forse tutti quanti abbiano un po’ sottovalutato l’effetto di certe loro affermazioni – continua la Fiorentino – ma che sono stati sottoposti allo stress di un lavoro sulla strada contro delinquenti che reiterano continuamente i loro reati e li sbeffeggiano ricordando loro che tanto la Procura li rimetterà in libertà. Ricordo che mio fratello mi raccontava di quell’Assan, che è il principale accusatore dei carabinieri ( e che è stato arrestato per l’ennesima volta ieri a Pontremoli, n.d.r.) e che ogni volta che veniva colto sul fatto gli diceva: < Fiorentino sei ancora fuori?>. Se mio fratello ha commesso dei reati dovrà pagare ma non deve essere giudicato prima senza un processo. La legge italiana dice che sei innocente fino a prova contraria. Le indagini in questo caso si sono chiuse solo una settimana fa ma mio fratello è già stato condannato.”. Lucia Fiorentino non trattiene le lacrime e conclude: “ Non abbiamo avuto nessun contatto dallo stato. Ho intenzione di scrivere al generale dei carabinieri. La mia famiglia e quella di mio fratello stanno soffrendo un dolore indicibile nel quale la morte di mio padre è la cosa minore. Ho deciso di parlare per raccontare anche questo aspetto di questa vicenda anche se tutti finora mi hanno sconsigliato di farlo dicendomi che la Procura potrebbe irritarsi. Ma questa è l’ennesima assurdità in una storia senza senso.”

Oggi è arrivato il primo segnale dalle istituzioni: in Parlamento, il senatore lunigianese Lucio Barani ha fatto un’interpellanza sul caso dei carabinieri indagati ed ha sottolineato il fatto che gli accusatori, quasi tutti extracomunitari senza permesso di soggiorno, non solo insultavano e sbeffeggiavano costantemente i militari ma ogni volta che venivano arrestati mostravano loro il numero di telefono dei Procuratori come garanzia per restare impuniti. Barani ha annunciato che farà richiesta al ministro della difesa Orlando affinchè mandi degli ispettori in Lunigiana. (La Gazzetta di Massa Carrara)